Un caffè con bellatrix74 alle ore 02:34
martedì, ottobre 06


Attento al lupo, fuori è buio e la tempesta avanza.
La crisi! La crisi! Ovunque violenza.
E tu non hai ancora paura abbastanza.
Paura.
Non parlare! Non pensare! Arriva il tuono...
Spaventato. Resta fermo zitto e buono.
Attento a te! Attento a loro!
Guarda in basso e segui il coro.



Una sera io e mio fratello giocavamo a spaventarci l'un l'altro, raccontandoci a vicenda storie dell'orrore. Era un curioso passatempo, mi rendo conto, ma chi non ha mai goduto nel guardare un fratello che corre a nascondersi piangendo di paura?
Quella sera però il piccoletto s'era difeso bene e se n'era uscito con una storia che parlava di mostruose trasformazioni.
Il racconto  era stato talmente spaventoso, che più tardi,non riuscendo nessuno dei due a prendere sonno ci eravamo incontrati sulle scale che scendevano in cucina, e , ad un mio sguardo, totalmente casuale, lui aveva iniziato ad urlare con le mani sulla faccia, credendo di essere vittima di una trasformazione. Urlava e mi guardava, senza però spiegarne il perchè, così, io, scema più di lui, avevo iniziato a credere che fosse la mia, di faccia, a subire una mutazione schifosa.
«Aaaaahhhhhhh!!!!»
«Oddio! Aiutooo! Aiutooooo!»
Cique minuti di terrore, sulle scale, tutti e due con le mani sul volto, ad urlare come pazzi, convinti ciascuno di essere diventato un mostro.
  Per fortuna esiste una cosa chiamata "mamma". Abbandonando per necessità il suo consueto charme, la nostra sapeva riportarci alla realtà in un attimo, solo dicendo: «Ahoooooooo! Che state a faaaaa????»
 Ridemmo della nostra paura,qualche minuto più tardi,  davanti ad una tazza di tè con i biscotti.

Immagino adesso, per gioco, cosa sarebbe successo se nostra madre, invece di scrollarci dall'isterismo, avesse perso il controllo lei stessa. Magari urlando anche lei, o arrabbiandosi, o punendoci. O se, per assurdo, avesse preferito che continuassimo a vivere quel momento di terrore per poter facilmente esercitare il controllo su di noi.
 I nostri genitori ci hanno insegnato una gran verità: se avessimo avuto paura di vivere, per loro sarebbe stato tutto più facile. E’ più facile gestire una situazione che puoi controllare completamente perchè le persone che vi partecipano sentono di avere bisogno della tua protezione per muovere anche un solo passo.
I nostri genitori sono stati uno Stato Onesto, e per questo io e mio fratello abbiamo contribuito a creare un Buon Paese. Un Paese piccolo come una famiglia può essere, ma Buono.
Se il Paese grande in cui viviamo non è Buono, è anche perchè lo Stato non è onesto e preferisce insegnare la paura piuttosto che  lo spirito d'iniziativa.
Adesso fa' qualcosa che serva.
Non so se la Crisi lo è, ma di sicuro...
Il Paese è Reale (accattatevi il disco, non rubatelo).

Dici sempre le preghiere
Conti sempre fino a dieci e
Preghi ancora che
Non tocchi a te
Decidere
Piangi fermo in tangenziale
Inseguivi una cazzata
Era splendida e dorata
Fresca e avvelenata
Ma il paese da affondare
Tutto intorno a te a ballare
Bestemmiando disprezzare
E riderci un po’ su
E tu vuoi far qualcosa che serva
E farlo prima che il tuo amore si perda
Non ti accorgi che se lo vuoi tu
Quel che valeva poi non vale più
Se ti han detto resta a casa
Vola basso non scocciare
Se disprezzi puoi comprare
Se vale tutto niente vale
Se non sai più se sei un uomo
Se hai paura di sbagliare
Se hai voglia di pensare
Che fra poco è primavera
Adesso fa qualcosa che serve
Che è anche per te se il tuo paese è una merda
C’è una strada in mezzo al niente
Piena e vuota della gente
E non porta fino a casa
Se non ci vai tu
Io voglio fa qualcosa che serva
Fammi far solo una cosa che serva
Dir la verità è un atto d’amore
Fatto per la nostra rabbia che muore
 
Afterhours: “Il Paese È Reale"



Cantando questa canzone nella mia testa da giorni e giorni, mi sono detta che ci sono "cose che servono" che posso fare anche io, che in questo Paese sono piccola piccola. Così ho stilato un piccolo decalogo, che è diventato il mio obiettivo di vita. Non ho la presunzione di dire che è il modo giusto di vedere le cose, è solo un modo, uno dei tanti:

1- Devo curarmi del dono che mi è stato dato: la vita. Mangiare  bene, stare in forma, fare attività fisica. Correre per migliorare il cuore e le gambe. La droga e l'alcol mi rendono inutile e lasciano che io dorma mentre gli altri combinano i guai. Per questo non mi sono mai drogata e mai lo farò. Voglio essere vigile e padrona di me. Allenarmi per rafforzare il corpo e le difese immunitarie, non lasciare che lo stress mi mangi perchè voglio essere in forma per costruire e aiutare chi ne ha bisogno.
2- Creare. Non far morire il cervello, ma nutrirlo con la conoscenza e la curiosità. Leggere, cercare, capire, informarmi, fare confronti, studiare, persino fare il sudoku. Il cervello mi serve. I cervelli costruiscono. I cervelli allenati cercano sempre la verità e quando non la trovano, la intuiscono.
3- Capire cosa davvero  serve e cosa no. L'i-phone non telefona bene neanche la metà di un vecchio nokia, lo sanno tutti. E la mia macchina andrà benissimo come è per altri dieci anni, sti cazzi se non è rossa e non ha il tettuccio apribile. Tanto la userò solo quando sarà davvero necessario.
4- Dire no ai ricatti. Tu mi vuoi fregare perchè speri che io sia in fin di vita? Fanculo a te e a quelli come te. Meglio morta che schiava. Meglio morta io che schiavi in cento. La schiavitù, il ricatto morale è una cosa che funziona solo se tutti cedono.
5- Tenderò la mano quando potrò farlo. Non per sciacquarmi la coscienza nell'acqua Santa, ma per aiutare davvero. Se ancora non nè avrò modo, lavorerò ancora su di me per arrivare un giorno ad aiutare chi ancora non è in grado di aiutare sè stesso. La vera solidarietà ha radici nell’equilibrio. Se non ho equilibrio io, faccio cadere pure l’altro.
6- La paura non è una cosa che serve, e quindi non starò chiusa in casa ad aspettare che marcino su Roma. Marceranno su di me, che mi vado a prendere un gelato in centro.
7- La crisi economica mi riguarda, come riguarda tutti, è per questo che mi sveglierò presto la mattina per trovare una soluzione. Anche piantare le patate è una soluzione possibile. Rimpiangere i tempi delle vacche grasse non è una soluzione.
8- Essere umile, perchè sono solo una donna e una zanzara è ugualmente utile nell'ecosistema. Ma essere consapevole della mia grandezza perchè sono una donna, e, come una zanzara, sono importante nell'ecosistema. Se mi impegno, posso migliorare il mio mondo, non distruggerlo.
9- Non lasciare che il cuore diventi duro, ma conservarlo com'è. Un cuore onesto, buono e coraggioso: è questo che ci vuole, per mandare avanti un corpo forte e un cervello preparato. Un cuore sano conserva la passione e la passione fa fare cose buone. Un cuore sano è allegro e se guarda alla vita come ad un luna park è solo perchè sa riconoscere la bellezza.
10- Pensare alle altre persone come a risorse, da cui imparare e con cui creare qualcosa. Ma discernere tra quelle che mi rendono migliore e quelle che mi vogliono affondare. Chi affonda me affonda quelli come me e se ci porta tutti a fondo, per stare a galla lui, certo non merita di essere eletto a leader. Una volta capito questo, non sarà difficile scegliere come costruire un paese migliore e soprattutto con chi.
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categoria : paura, problemi di comunicazione


Un caffè con bellatrix74 alle ore 13:15
mercoledì, luglio 02

«This is the best part of the trip, this is the trip, the best part
I really like, whatd he say? , yeah!, yeah, right!»


LUI: «Ba', prendiamo anche le carote così stasera ci facciamo un'insalata gigante? Eh? E la rucola... Ba'? Baa-aaa???»
IO: «Shh!!! senti, shhh... senti cosa dice il ragazzo che mette a posto l'insalata? The best part of the trip...ehehe.. »
LUI: «Che diamine dice? Cosa è,  una litania?»
IO: «Sta cantando una cosa dei Doors che credevo fossimo in pochi a conoscere a memoria. The Soft P..»
L'ALTRO: «...Parade! E io che  credevo di essere l'unico matto ad averla imparata a memoria. Quando lavoro recito sempre qualcosa di Morrison. Adoro i suoi testi...»
IO: «Be' ti capisco. Io per concentrarmi ripeto a cantilena An America Prayer
L'ALTRO: «E The Lord and The new Creatures allora? Vede signora, per me Morrison è letteratura, mi fa riflettere e sognare ed emozionare. Sono il suo fan numero uno e...»
IO: «Eheheh...a parte il fanatismo è sempre bello incontrare qualcuno che ha passione. E poi il simbolismo che... che... EHI! Aspetta un attimo, aspetta un attimo. Cosa è che hai detto? Come mi hai chiamato?»
L'ALTRO: «Non ... non so Signora, parlavamo delle poesie di Jim Morr...»
IO: «E chi se ne frega di Jim! L'hai fatto di nuovo... tu m'hai chiamato SIGNORA! »
L'ALTRO: «???»
IO: «Amore hai sentito? Questo m'ha chiamato signora!»
LUI: «...»
L'ALTRO: «...»
IL MONDO INTORNO: «...»
IO:«Insomma, fate qualcosa! Qualcuno faccia qualcosa...»
L'ALTRO: «Comunque Signora, lei lo sa che io ho tradotto completamente Tempesta elettrica?»
IO: «Ma, ma.. continui? sigh... sob.. Sì, sì, lo so... ho capito. Sigh... ho capito, scusami. Sob.Vado a comprare le carote, ciao. Salutami i Doors, che i miei di dischi sono tutti graffiati dal tempo maledetto e infingardo. Il tempo.»
LUI: «Ahahaha (Stronzo)»

Il 30 giugno 2008, alle 18 e 45, mentre facevo la spesa, mi hanno chiamato Signora per la prima volta in vita mia.

E' stato molto brutto.

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categoria : paura, donne du du du, invecchiando


Un caffè con bellatrix74 alle ore 13:50
lunedì, novembre 26

Insomma, pare sia deciso: dicembre 2012.

apocalypse
Non ho ben capito se è il 21, il 22 o il 23, ma non è una novità il fatto che mi sfuggano i dettagli di un appuntamento. Mi ritrovo ogni volta a dover mandare un messaggio all'ultimo momento chiedendo il luogo e l'ora esatta, o se, come capita spesso, ho addirittura sbagliato giorno. Comunque pare che all'Apocalisse siano invitati tutti quanti, eletti e non, e quindi mi basterà chiedere a qualcuno intorno al 19 dicembre 2012.
« Scusi sa mica se l'Apocalisse è dopodomani o invece è rimandata al 23? Ah dopodomani, dice... Peccato perchè avevo prenotato i fanghi termali per il 22. Va be', proverò a spostarli. Ci vediamo dopodomani allora, la ringrazio. Buona giornata.»
In ogni caso ho ancora circa cinque anni per organizzarmi. Non sono tantissimi ma si può fare. Proprio ieri mattina, appena sveglia, mi sono detta che prima di tutto dovrò rivedere la lista di cose da fare entro la fine del mondo. Per esempio credo che eliminerò "toccare un serpente" e "fare bunjee jumping" per non rischiare di  ridurre ulteriormete il tempo a mia disposizione.  Inoltre "fare quattro figli" mi sembra un'idea senza futuro, quindi rinuncerò. Poi mi sono ricordata che era domenica, oltretutto l'ultima del mese, e che, cosa che non capitava dal 1998, io non lavoravo! Ottima occasione per iniziare a informarmi sulle modalità di  esecuzione del Giudizio Universale, oltretutto gratis. E poi ieri pioveva e lo sanno tutti che una domenica di pioggia è l'ideale per andare a vedere la Cappella Sistina. Quando sono arrivata a Piazza Risorgimento però e ho notato che la fila per i Musei Vaticani iniziava da lì, e cioè un paio di chilometri prima dell'ingresso, mi sono accorta che siamo in molti a voler  iniziare subito il corso informativo 626  per l'Apocalisse. Ho pensato che  forse tutta quella gente facesse  la fila per altri motivi e sono andata direttamete all'ingresso dall'usciere. Quello mi ha scambiata per un'americana, chissà perchè e allora l'ho assecondato col mio inglese sbiasciato. Mi ha guardato,  mi ha sorriso, mi ha chiesto se ero sola e mi ha fatto entrare subito. Poi,  siccome  era tardi e per arrivare alla Cappella Sistina bisogna attraversare tutte le sale del museo, ho proceduto con passo spedito fino a lì, chiedendo permesso tra i giapponesi che facevano le foto alle statue antiche e giustamente si accalcavano lentamente, senza sapere che ad una certa ora la Cappella la chiudono e addio Giudizio Universale. Arrivata lì mi sono seduta e ho annotato quanto appreso durante la mattinata.
Queste le cose fondamentali da sapere per affrontare l'Apocalisse senza problemi:

1- Devi essere da solo
2- Meglio se sei donna e sorridi
3- Devi essere americana
4- Devi tirare dritto senza soffermarti su particolari irrilevanti, come mummie, ninnoli egizi e statue etrusche, sennò rischi di non entrare
5- Non puoi fare foto
6- E' proibito essere nudi, come testimoniato dalle illustrazioni, in cui si è pensato di mettere vesti colorati a quelli che erano stati originariamente dipinti con le vergogne in mostra.
7- Conviene portarsi l'ombrello, per evitare di essere assaliti dai venditori di ombrelli all'uscita.
8- Tutto sommato è uno spettacolo da non perdere, anche se il caffè al bar non ve lo consiglio.
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categoria : teorie, paura, terzo millennio


Un caffè con bellatrix74 alle ore 01:33
martedì, novembre 06

A. qualche anno fa cenò con Freddy Krueger.



Non un qualunque Freddy da casa dell'orrore al Luneur, intendiamoci, ma quello vero.  Con la faccia di Freddy, la voce di Freddy e gli occhi di Freddy. Non aveva la maglietta a righe, che portò tanta sforuna a Kurt,  e  neanche le piaghe sul viso, il cappellaccio e altre cose poco rassicuranti come le siringhe al posto delle dita, ma era Freddy. Lei era tornata proprio quella sera dal suo viaggio di nozze e suo marito era subito dovuto ripartire per uno studio di registrazione fuori Roma per il missaggio del suo nuovo disco. Suo marito è un cantautore ma non  si offenderà se dico che è un filosofo che usa anche la musica. Anche perchè quel giorno  era andato a missare, tra le altre canzoni, L'evoluzione naturale dei pesci. Così, proprio mentre lei, un suo amico e Freddy cenavano tranquillamente in un'enoteca a Trastevere, suo marito si occupava del parallelismo filosofico tra l'urgenza di superare una separazione e l'evolzione naturale della specie. Freddy le parlava con fare gentile a proposito del tempo, della bellezza di città come Roma e di quanto fosse gradevole il vino, quando accanto a loro tavolo passò Heather Parisi che, fermandosi atterrita di fronte alla scena esclamò «Oh my God!». Non sicura di ciò che aveva visto, seguì A. al bagno per chiederle: «Sorry, schiusami, but that..quello è Freddy Krueger?». Quindi  A., attrice di teatro,  dopo essere stata in viaggio di nozze con un filosofo che canta dell'evoluzione naturale dei pesci,  aver parlato del tempo con l'incubo di una generazione,  chiacchierava  nel bagno di un'enoteca a Trastevere con il sogno di quella stessa generazione.
Il matrimonio, il teatro, la musica, l' incubo, il sogno e la filosofia, tutti nella stessa storia. A sentirla raccontare sono impallidita di fronte alla metafora della legge del caos,  decidendo quindi che non avrei aggiunto nulla di più nel riproporla.
Solo una cosa: ma voi, ad averci Freddy Krueger seduto al vostro tavolo, che gli avreste chiesto?
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categoria : movies, my friends, paura, fun fun fun, telling stories


Un caffè con bellatrix74 alle ore 16:41
giovedì, ottobre 25

Crescendo, per fortuna ci si libera di alcune paure da bambini, di quelle su cui ci rassicuravano i grandi la notte. Crescendo, purtroppo, si sviluppano alcune paure da grandi, di quelle che i bambini ci riderebbero su.



 Io, crescendo, non  mi sono liberata delle mie paure di bambina, perchè penso che fosse più che motivato il timore di scoprire un mostro nel mio armadio, tanto che ancora adesso a ogni piccolo scricchiolìo mi alzo per vedere se l'anta è chiusa bene in modo da non farlo uscire mentre dormo. Tuttavia non mi sono negata quelle sacrosante paure da donna matura, senza le quali non ci si può dire completi, perchè un adulto che si rispetti deve  avere delle  paure insensate che giustifichino le sue nevrosi e facciano sopravvivere gli psicoterapeuti.  Ebbene, dottoressa, lasci che le illustri la top ten delle mie paure infantili, che le ricordo ancora ci sono, confrontata alla top ten delle mie paura da adulta. Dal confronto, naturalmente emergerà una diagnosi che mi consenta di affrontare con serenità un lungo periodo di analisi, dopo il quale probabilmente lascerò il mio fidanzato, i miei amici, dirò di essere cambiata di aver scoperto la maturità, di avere raggiunto la stabilità emotiva. Insomma tutti diranno che sono diventata una stronza. Una stronza con qualche migliaio di euro in meno oltretutto. Ma il prezzo per la psicoterapia non è mai abbastanza alto se questo ci consente finalmente di  dormire con la luce spenta. Ecco a lei le liste, in ordine sparso (ma non casuale):

Paure di bambina. Mai superate. Paure di donna matura. Diciamo solo donna. Forse.
Che ci siano i serpenti sotto al letto Che ci siano i serpenti ovunqe. Soprattutto che qualcuno ne porti uno in braccio mentre cammino per strada in situazioni affolllate tipo alle feste di paese.
Che i nodi legnosi delle ante dell'armadio nascondano i visi di alcuni esseri demoniaci che mi spiano. Che i nodi legnosi delle ante dell'armadio ma anche del comò e del soffitto nascondano i visi di alcune persone morte che mi guardano mentre dormo. ma anche mentre sono sveglia.
Calpestare con gli stivali di pelle nera le lumache nude. Non riuscire a trovare neanche quest'anno degli stivali di pelle nera  che mi entrino perchè c'ho le gambe da calciatore e gli stivali li fanno solo per quelle con le gambe magre.
I pagliacci al circo e per le strade Fare la figura del pagliaccio in situazioni in cui non mi sento a mio agio
Arrivare a scuola e scoprire di essere l'unica a non aver fatto i compiti e ad aver dimenticato i libri a casa. Perdere la voglia di fare le cose. Qualunque cosa. E quindi ingrassare, passare le giornate al mercato e a guardare "uomini e donne" sognando un giorno di incontrare Maria De Filippi,  mettermi una vestaglietta rosa, e aspettare coi bigodini in testa che torni mio marito. Poi apparecchiargli la tavola e fargli mangiare la carbonara la sera alle nove che gli causerà immediata sonnolenza e pure peggio. E fare un figlio che sia il mio unico orgoglio. Unico.
L'interrogazione di geografia. Mettere il piumino dentro al copripiumino dell'Ikea.
Dire le bugie e venire scoperta. Scoprire che qualcuno m'ha detto delle bugie.
Che i pianeti le stelle, ma soprattutto la luna,  diventino improvvisamente giganti nel cielo di notte. Che dopo aver visto i pianeti diventare giganti, io ancora non sia morta d'infarto e dunque abbia occasione di assistere da viva all'apocalisse.
Il rumore del trapano del dentista. Il rumore del trapano per bucare la parete su cui mettere le mensole, pensando che se becca un tubo dell'acqua o del gas o dell'elettricità sono cazzi.
La rivoluzione. Che la rivoluzione non arrivi mai.
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categoria : my family, paura


Un caffè con bellatrix74 alle ore 03:20
venerdì, settembre 14

Tic - tic...tic. Poi fermo. Poi di nuovo... tic.  E ora aspetto.



Aspetto che ricominci, mentre bevo un tè alla vaniglia che non fa rumore. Il tè alla pesca fa rumore perchè pizzica sul palato e resta un pochetto lì prima di scendere, mentre quello alla vaniglia scivola morbido e allora è silenzio. Guardo la tv spenta e ci vedo dentro lo spettacolo delle mie gambe scomodamente incrociate alla maniera degli indiani. Non che sia un granchè come immagine ma rieso ad apprezzarne la metafora: l'imitazione dell'attesa pacata dell'indiano nel tentativo mal riuscito di chi piuttosto che aspettare l'autobus andava a scuola a piedi. La goccia! Tic -tiiii... no, torna indietro. M'ha illusa.  Ho i capelli bagnati. Lavarmi in capelli mi fa sentire bene. Sto sotto la doccia un'ora mentre li massaggio e ripeto ad alta voce le mie parole preferite perchè  mi piace sentirle risuonare con l'eco. Luccicante-ante-ante. Liscio-o-o. Wishful-l-l-. Belle. Ci sono parole che sono belle da dire, non c'è niente da fare. Adesso però ho smesso, che voglio solo stare in silenzio. Forse funziona. Shhh! Fate tacere la mia testa. Ripetesse almeno un unico allegro motivetto, lo canticchierei lavando i piatti. E invece no. Ho smesso di fumare, perchè mi sembrava uno spreco di tempo. Una canzone di Guccini lo spiega meglio: <<Ma il tempo il tempo chi me lo rende? Chi mi da indietro quelle stagioni di vetro e sabbia... chi mi riprende la rabbia il gesto, donne e canzoni?>>. L'assenza dei suoni m'illude dell'immobilità. Passa. Ero qui il primo giorno col grano verde, appena spuntato. Ho visto le messi in giugno ma non fu una gioia. Guardo ora le zolle dissodate pronte per la semina. Rifiuterò quell'offerta importante a Milano, tornerò a Roma perchè c'è chi m'ha atteso per mesi ed è giusto che stavolta non pensi solo a me. Ma c'è quella voce, che è come la goccia. Tic-tic... Dice che quel campo non va lasciato a maggese proprio adesso. Tic-tic.  Nella testa. Milano. No. Respiro l'odore della terra stanotte e vorrei che mi parlasse lei. Vorrei che mi dicesse che non mi tradirà ancora, che se sceglierò di seminare domani il raccolto sarà anche migliore. Vorrei che fosse una terra buona. Che mi insegnasse ad aspettare senza curarmi del gracchiare dei corvi.



 Il mio obiettivo è il colore del grano, non di zittire i corvi. Quelli non c'entrano niente con me. Li ignorerò.



La bellissima immagine è di Nicoletta Ceccoli - www.nicolettaceccoli.com -
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categoria : progetti, paura, tempesta, maktub


Un caffè con bellatrix74 alle ore 16:18
mercoledì, settembre 12

Stasera alla tele danno il mio film horror preferito.



E' parecchio che non lo guardo, anche perchè se da bambina mi spaventava a morte, adesso, che vivo sulla mia pelle i pericolosi risvolti dell'impossibilità di essere come Mary Poppins, me ne  sono autointerdetta la visione. La singolare e presunta argomentazione su cui ruota l'intera trama del film è che di Mary Poppins ce n'è una sola e tu, purtroppo non sei lei. Inoltre bada bene a non incontrarla, perchè a trovarsi sul suo cammino  la tua già triste vita, può solo peggiorare.
E se dovesse succedere? Non t'azzardare a lamentarti sai, che quella c'ha i poteri magici e finisce cha dalla borsa capiente da emigrante australiano (pardon! l'immagine lo richiedeva...), ci tira fuori un centrino da ricamo gigante e ti costringe per il resto dei tuoi giorni a fare punto croce-punto foglia mentre lei canta con gli uccelli. Davanti a Mary Poppins bisogna ridere sempre, in modo da non farle credere di aver bisogno del suo aiuto. Guarda quel poveretto di Bert. Prima l'acompagnava a spasso coi pinguini e ora si ritrova a fare lo spazzacamino con la vena dell'artista di strada. Chissà cosa le aveva fatto. E quel poveretto che per farle credere di amare la vita ha riso così tanto che alla fine è morto? Ma soprattutto il mio triste pensiero va a quell'onesto padre di famiglia, serio lavoratore, banchiere con una normale aspirazione, cioè quella di passare dallo sportello all'ufficio finanziario. Perchè ridurlo così? Perchè quel suo ghigno soddisfatto prima di volare via nel vedere il poveretto completamente impazzito che oramai disoccupato tenta di convincere i bambini che lui sa far volare gli aquiloni? Te lo immagini? Io già me li vedo i bambini che gli sussurranno all'orecchio: <<dài papà, non fare così, fingi di essere sereno che se ne sta andando. Al mutuo ci pensiamo domani>>.
Per notti intere ho cercato invano il sonno su quella ninna nanna che pare tanto innocua, ma l'immagine riflessa nella sua palla di cristallo da iattura nera, rimandava ancora a quella vecchina seduta sulle scale della cattedrale, che chiede un penny in cambio di mangime per i piccioni. Le parole come un'eco nella testa <<Donaaaaa un penny anche tuuuuuu, aiuta la povera vecchinaaaaa>> Poi l'immagine tornava al suo volto sorridente e sereno, poi di nuovo alla palla di cristallo, ci guardavo dentro e... Ahhhhhhhhhh!!! La triste morale: le scale della cattedrale attendono ognuno di noi! E a nulla servirà risparmiare "un triste umile piccolo penny da portare in banca", perche Mary, al prossimo cambio di vento, potrebbe volare nella nostra direzione e occuparsi di noi. Sì, stasera mi farò coraggio e lo guarderò, e stanotte, nel caso in cui non dovessi dormire cercherò rifugio nei post dei miei blogger preferiti. A stanotte dunque.

Il trailer geniale di Scary Mary è di Chris Rule.



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categoria : movies, paura, recessione economica


Un caffè con bellatrix74 alle ore 23:21
martedì, agosto 28

E' stata una notte lunga e tormentata.



Ne avevo il sospetto già da ieri sera, stendendomi sul letto a contare i nodi legnosi nelle travi sul soffitto.  Il resto era inevitabile. Quando il nodo più grande ha assunto la forma di un punto interrogativo enorme è diventato difficile ignorarlo e girarmi dall'altra parte per prendere sonno.
Tra un mese sarò nuovamente disoccupata.
Essere disoccupati a Roma (e non in un'altra città grazie a Dio)  ha certo dei vantaggi, ma in quel momento me ne sfuggivano la maggior parte.
Tra una trave e l'altra stavano appollaiate a mo' di grillo parlante le figure di alcune persone più assennate di me: Il mio fidanzato, mia madre e un paio d'amici. Ripetevano tra un cri-cri e l'altro, che l'unica cosa da fare al momento è smettere di pensare, smettere di cercare e affannarmi. Prendermi una pausa.
Una pausa? E da cosa? Dalla vita? Mah! Valli a capire certi consigli saggi.
Continuavo a ripetere una sola frase: <<qui ci vuole un'idea>>.
Andrebbe bene anche un po' di droga, mi sono detta, ma siccome le droghe ordinarie mi fanno tristezza mi sono alzata e sono andata a prendere tutti i miei film sulla mensola in cucina. Sì, io mi drogo così, e allora? C'è chi è assuefatto da caffè, chi da alcool, chi da coca io mi faccio di "Illusioni di celluloide".
Ho iniziato con una cosa facile: Una donna in carriera.
Non funzionava. Mi manca una laurea. Non ce l'ho per un soffio ma non ce l'ho. Potrei comprarla, ma torniamo al solito vecchio problema della pecunia.
Ho visto la scena in cui Harrison Ford dice "Chi io? Naaaaaa" perchè non potevo evitarlo e poi ho cambiato film.
Ho saltato a piedi pari Pretty Woman, conservando la speranza di trovare soluzioni meno estreme.
Ho visto Love Actually per la cinquantesima volta e ho pensato che potrebbe andar bene fare il primo ministro inglese, ma anche fare lo scrittore e innamorarmi di una portoghese che fa le pulizie non era male. La storia di scrivere un libro però l'ho già tentata e nonostante questo non ho conosciuto nessuna portoghese. Potrei fare la donna delle pulizie portoghese certo, ma non parlo la lingua.
L'ho visto tutto perchè la scena finale mi fa sempre piangere e mi serviva. Poi ho intravisto sotto altri titoli, la copertina di Harry ti presento Sally, l’ho afferrato e l’ho tirato contro una parete, ricordandomi che quella è una strada già tentata. Non la strada del giornalista certo, quella dell’amica del cuore come professione. Sono passata a Il grande Lebowski e mi sono sentita subito meglio. Potrei fare il nullafacente, mi sono detta, ma avrei un sacco di tempo libero e quando ho un sacco di tempo libero io di solito mi caccio nei guai, quindi meglio non tentare.
L’ho visto fino a quando Drugo prende la botta in testa e lì, immedesimandomi m’è venuto sonno e ho chiuso gli occhi un attimo. Ho sognato che m’entrava un poker d’assi. Con questa immagine ancora negli occhi, mi sono svegliata all’improvviso. Eureka! Robert! Redford, lui, sì, lui sì che è un grande. La Stangata. Perfetto. C’è solo una cosa che non torna:  la mia faccia. No, certo, la speranza non è quella di somigliare a Robert o a Paul Newman, piuttosto la speranza di non mutare espressione quando alzo le mie carte. Me le puoi leggere negli occhi una per una. Dunque niente da fare, non è il gioco la mia strada. Sono tornata ai classici e mi sono ulteriormente convinta della migliore idea mai avuti in tutti questi anni: avere un bar a Casablanca. Anche non a Casablanca, certo, ma lì sarebbe meglio. Ma dove li trovo i soldi per un bar, uno smoking bianco,  e soprattutto per un pianista di colore? Pure solo i soldi per un bar andrebbero bene, e qui ritorniamo al problema di partenza. Sì, lo so, l’ideale sarebbe trovare un’altra radio o anche vincere al Lotto. Tra le due possibilità credo sceglierò la seconda, per evitare delusioni troppo cocenti, soprattutto dal punto di vista umano. Quindi sono passata dal Dvd ai programmi tv per cercare sul televideo i numeri ritardatari sulla ruota di Cagliari ( ma perché i numeri ritardatari che fanno storia sono sempre quelli della ruota di Cagliari? Mah!) e mi sono imbattuta nel notiziario della notte su Canale Cinque.  E lì ho scoperto che proprio ieri in Sudafrica hanno rinvenuto il diamante più grosso nella storia dei diamanti. 6.200 carati. Wow.  Quello sì che andrebbe bene. Pure più piccolo basterebbe, ma già che ci sono tanto vale fare le cose in grande. Devo scoprire dove l’hanno messo. Poi mettere su una squadra di undici ladri, trovare un contorsionista cinese e chiamare George.



Sì, George giacchè pare che Frank abbia passato a lui il testimone del Rat Pack. Lo posso fare. Ora gli telefono.
Non era lui che aveva raccontato la storia lì di un milione di posti di lavoro? Sì, mi pare fosse lui… O Brad, forse. Sì, Brad... L'ho sempre saputo che saresti stato tu la soluzione di ogni cosa.

"Ho sbagliato tante volte ormai che lo so giààààààààà...."

Sono Salva.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 03:18
venerdì, luglio 06

E' la mia fermata questa. Ne sono sicura. Ahaha... cosa credi che no lo sappia? Me l'ha detto il signore all'angolo, quel tram che c'era prima, non passa più da anni. Sì, quello che aveva quel nome strano che mi faceva pensare a una canzone sbiascicata. Desiderio. No, posso star tranquilla, la fermata è quella giusta e per fortuna il tram della sventura non passa più.



Erano altri tempi quelli di New Orleans. C'era vociare, buio in cui nascondersi, sudore, odore di guai. C'era quel che non potevi pensare lì. Eri in stazione in una sera d'estate e pensavi che salendoci su, quello t'avebbe portato al Paradiso...ai Campi Elisi. E invece il Desiderio portava sollo alla follia. E' per questo che da tempo non passa più. Non si può rischiare, ragazza mia. Cosa vai cercando? Il Desiderio è uno schiaffo a cinque dita piene, di quelli che ti lasciano intontita per un po'. E' la realtà, quella stessa che ti spingerà nelle braccia calde dei pensieri in cui ti rifugerai pur di non dire a te stessa che andrà a finire male, molto male. E conserverai il contegno, le piume e i belletti anche il giorno dopo aver sentito addosso l'unto schifoso di quella sudicia realtà, che in fondo, nelle viscere, ti prende del suo profumo animale. No no, non scherziamo. Questo è il terzo millennio. Quel che di sporco c'è non ha odore, nè sapore. La follia non spaventa perchè il belletto lo porta meglio di noi, o forse ci ha solo fatto abituare alla sua presenza, sempre garbata, naturalmente. Non va più a finire male, come ai tempi andò per Blanche. Non  è più necessario combattere ogni giorno contro i propri istinti, come dovette fare Stella. Stellaaaaaa. Ehi Stellaaaaa! Ahaha! Nessuno urla più così. Perchè la passione, la malattia, la distruzione oggi vestono di tutto punto e così sembrano non mordere.
Sebbene abbiano denti assai più aguzzi.
No signorina, stia tranquilla, il desiderio non c'è più. Siamo salvi.
La natura umana adesso marcisce senza farsi vedere.
Sorrida.


 




3 precisazioni:

1- Marlon perdonami.

2- Se in tv, invece di farci vedere sta faccia da demente pure da un giornalista serio come Mentana rimandassero su di tanto in tanto il film di Kazan del 1951 scritto da  Tennesse Williams saremmo tutti un po' meno portati a credere nell'imminenza dell'apocalisse.

3- Chi dice che la cultura rompe le palle, non ha idea di quanto rompono le palle i dementi. A tutti. La gente non si ciba quello che gli dai. E' un trucco per mascherare l'inedia di chi si dovrebbe occupare proprio di fornirla, questa benedetta cultura.


(scusate)
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categoria : movies, paura, rispetto, terzo millennio


Un caffè con bellatrix74 alle ore 14:22
giovedì, gennaio 11

Abbandònati. Abbandonarti. Abbandonata.

Non m'abbandonerai. Tutte le forze m'abbandonano. Abbandonerai il tuo tempo prezioso. Abbandonando le speranze. Abbandonarsi alle speranze. Abbandonata a i ricordi. I ricordi non m'abbandonano. Il ricordo dell'abbandono. M'abbandona il pensiero. L'abbandono dei sensi. Abbandonarsi tra le tue braccia. Abbandona quell'idea! Abbandònati! Abbandonarmi, io? Non m'abbandonare. O Dio, perchè m'hai abbandonato? Abbandonate ogni speranza voi che entrate. L'abbandono al piacere. Abbandonata in un letto di rose. M'abbandonasti nel letto da rose sepolta. Non temere d'abbandonarti. Temo che tu m'abbandoni.Chi abbandona cani. Chi s'abbandona al perdono. Abbandoniamo le vecchie idee. Un gatto non s'abbandona a niente. Chi abbandona l'idea del perdono. Chi perdona prima o poi abbandona. Abbandonare il campo. Un campo abbandonato. Una strada abbandonata. Chi abbandona quella strada per una nuova. Un nuovo abbandono. Mi prese di lui amor sì forte che come vedi ancor non m'abbandona. Di nuovo l'abbandono. Abbandonarsi al  nuovo. Abbandonarsi al volo. Una casa abbandonata. Le ferite per l'abbandono. La ferita non m'abbandona. E non m'abbandonerò mai più. Mai più.

P.S. per Vale: Il post su Nino D'angelo lo scrivo domani che oggi non volevo fa' ride.

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categoria : paura