Un caffè con bellatrix74 alle ore 23:47
lunedì, dicembre 17

«Aspetti che le ho spicce...Ecco. Tenga il resto, signora. Ci voleva proprio qualcosa di caldo...»

«Eh già, con questo freddo. Ha visto signori', il cielo è sceso ed è paro paro. Magari qualche fiocco di neve lo fa pure qui. Sai che bello che sarebbe!»


snowcappuccino
E pensare che il maltempo nel paese è considerato una cattiva notizia.  La neve a Roma l'aspettano tutti invece, anche chi la teme perchè sa che la città si ferma e non si possono sbrigare le faccende ordinarie. Arriccio il naso guardando verso l'alto ma l'odore non è quello. Penso sempre alla neve come a  una sorpresa del mattino, che si scopre appena aperti gli occhi nel letto, anche senza guardare fuori dalla finestra. Le coperte diventano più pesanti, i piedi sembrano affondare nel torpore e c'è un silenzio nuovo. E provi quella sensazione inspiegabilmente rassicurante, che ti fa dire «Nevica e va tutto bene». Forse è perchè conservo vivo il ricordo di quella mattina. Forse perchè, adesso che stilo una lista a mente, mi accorgo che un ricordo bello come quello non ce l'ho. La mattina del 7 gennaio 1985. Primo giorno di scuola dopo le vacanze di Natale, quinta elementare. Potenzialmente uno dei giorni più tristi dell'anno. Quella mattina però la mia sveglia non aveva suonato. Mia madre l'aveva spenta prima che aprissi gli occhi in quella sensazione di torpore. La stanza era buia, ma avevo capito che doveva essere già mattina. Lei entrò in camera portandomi una tazza di caffèllatte e una notizia sorprendente. Aveva un'odore buono. Non so se mia madre, il caffèllatte o se invece l'odore buono ce l'aveva l'aria. Mi disse «Non è tardi tranquilla. Nessuno va a scuola oggi. Vuoi sapere perchè? » La guardavo da distesa, col naso sotto le coperte e ne intravedevo il sorriso dolce tra la luce e l'ombra delle finestre ancora chiuse. Lei tirò su la serrandina e io pensai che quello fosse il giorno più bello della mia vita. Lo fu. Restammo due minuti zitte a fare la conta ciascuna per sè di quanto fosse alto lo strato di bianco e quando dissi ad alta voce «Ma sarà quasi un metro! Non si scioglierà mai!», mi raggiunsero le voci e gli schiamazzi degli altri. Mia cugina era già imbacuccata, pronta a costruire un pupazzo di neve più grande di noi tutti messi insieme e mio fratello girava per casa come un pazzo urlando cose incomprensibili. La neve durò due settimane. Roma si fermò. Nessuno a lavoro, nessuno a scuola, si stava a chiacchierare per ore, la casa era ancora piena di tutti gli zii e i cugini venuti dal Canada e mia nonna continuava a cucinare come fosse la settimana tra la vigilia e capodanno. Mentre rosolava il pollo, diceva spesso che Roma era stata bella così solo nel '56. In quella settimana qualcuno trovò per fortuna il modo di portare mia zia e il suo pancione  all’ospedale e Marco potè godersi la sua prima nevicata appena nato.
Io pensavo, in quelle sere, che la vita era perfetta. Nonna, che del ’56 deve aver avuto nostalgia, lo pensava anche lei. Ho nostalgia del 1985, ma lo penso ancora.
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categoria : memories, my family, neve