Un caffè con bellatrix74 alle ore 22:04
martedì, luglio 29

Il mio giovane Holden! Starei ad ascoltarlo per ore...

«Lei piangeva davanti a una gelateria.



Ora non mi ricordo mica perchè. Io le dissi, cavolo, che doveva smettere perchè io l'amavo e l'avrei protetta per tutta la vita dal dolore. Da non crederci, le dissi questo. Che poi uno può anche provarci a mischiarla col resto del discorso, una frase così, ma mica ci riesce. A lei suonò bene perchè come sanno fare le donne, diventò, per finta piccola piccola. Dico bene: per finta. Adesso sto qua e mi viene in mente che forse qualcuno, tra queste persone che si vanno a prendere il gelato, ha anche lui ha pianto davanti a una gelateria, o anche in un altro posto, e adesso invece lecca il gelato come se niente fosse. E magari qualcuno gli aveva anche detto Ti Amo, e anche quello, adesso,  è come se niente fosse. Chissà se la gente quando sceglie i gusti da mettere sul cono ci pensa bene, tipo cioccolato-amaro-non-mi-va oppure limone-mi-fa schifo, o se invece si lascia sorprendere dal gelataio già con la cialda in mano che dice: prego, mi dica e ti costringe a rispondere per istinto croccantino al rum e cioccoriso. Bisognerebbe sempre poter scegliere i gusti con calma, perchè magari sei allergico al pistacchio e lì per lì non te lo ricordi. Prendi me per esempio: che cavolo ne sapevo io quando guardavo quella gonna a righe arancioni e rosse che poi mi faceva stare male il ricordo di quando la ruotava come stesse ballando una canzone gitana? Uno dovrebbe sempre saperlo quello che gli succede dopo, quando sta per farsi fregare. Ma andrebbe bene anche ribellarsi all'idea di essere più deboli e dire No, non lo voglio il pistacchio, pure se è verde e il verde m'è sempre piaciuto. E quello che ci vorrebbe adesso sarebbe di raccontare il  male che m'ha fatto con le parole esatte con cui lo racconto a me stesso, così mi sentirei dire che non ero io lo scemo davanti a quella gelateria, ma che era lei la stronza. Lo so pure da solo, ma che ne so, mi piacerebbe saperlo raccontare. Però non lo so fare. Notte. »

L'hai appena fatto.

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Un caffè con bellatrix74 alle ore 01:33
martedì, novembre 06

A. qualche anno fa cenò con Freddy Krueger.



Non un qualunque Freddy da casa dell'orrore al Luneur, intendiamoci, ma quello vero.  Con la faccia di Freddy, la voce di Freddy e gli occhi di Freddy. Non aveva la maglietta a righe, che portò tanta sforuna a Kurt,  e  neanche le piaghe sul viso, il cappellaccio e altre cose poco rassicuranti come le siringhe al posto delle dita, ma era Freddy. Lei era tornata proprio quella sera dal suo viaggio di nozze e suo marito era subito dovuto ripartire per uno studio di registrazione fuori Roma per il missaggio del suo nuovo disco. Suo marito è un cantautore ma non  si offenderà se dico che è un filosofo che usa anche la musica. Anche perchè quel giorno  era andato a missare, tra le altre canzoni, L'evoluzione naturale dei pesci. Così, proprio mentre lei, un suo amico e Freddy cenavano tranquillamente in un'enoteca a Trastevere, suo marito si occupava del parallelismo filosofico tra l'urgenza di superare una separazione e l'evolzione naturale della specie. Freddy le parlava con fare gentile a proposito del tempo, della bellezza di città come Roma e di quanto fosse gradevole il vino, quando accanto a loro tavolo passò Heather Parisi che, fermandosi atterrita di fronte alla scena esclamò «Oh my God!». Non sicura di ciò che aveva visto, seguì A. al bagno per chiederle: «Sorry, schiusami, but that..quello è Freddy Krueger?». Quindi  A., attrice di teatro,  dopo essere stata in viaggio di nozze con un filosofo che canta dell'evoluzione naturale dei pesci,  aver parlato del tempo con l'incubo di una generazione,  chiacchierava  nel bagno di un'enoteca a Trastevere con il sogno di quella stessa generazione.
Il matrimonio, il teatro, la musica, l' incubo, il sogno e la filosofia, tutti nella stessa storia. A sentirla raccontare sono impallidita di fronte alla metafora della legge del caos,  decidendo quindi che non avrei aggiunto nulla di più nel riproporla.
Solo una cosa: ma voi, ad averci Freddy Krueger seduto al vostro tavolo, che gli avreste chiesto?
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 02:46
giovedì, luglio 12

Mmhh...Dre-am Tra-ve-l A-gency.



Sì, deve essere questo il posto. E lì, dietro al bancone tirato a lucido, c'è lei: la mia agente di viaggio preferita, con i capelli lisci e gli occhialetti a punta calati sul naso, che tira fuori cataloghi, mappe, listini e fotografie sporche dei sogni che si fa lei mentre organizza le vacanze altrui. Io non avrò bisogno di guardare cataloghi e non perchè non mi fidi del suo consiglio, solo perchè la vacanza che voglio io lei non ce l'ha fotografato da nessuna parte se non nella sua mente. Come è fotografata nella mente di quel ragazzo single di trent'anni che ha appena chiesto per una crociera nel Mediterraneo. Come è fotografata nella mente di quelle due signorine un po'  viziate che attendano che siano pronti i biglietti per New York, o nella mente dei signori che sperano ci sia ancora un posto per quel viaggio organizzato in egitto, dove festeggeranno il loro 25 anniverasario di matrimonio. No, no... Non  voglio il rosso di Granada e il profumo d'incenso che respirai salendo sotto il sole verso l'Alhambra, dopo aver bevuto il tè in quel piccolo chiostro nella Casbah. Non voglio Madrid e la vita che ballai bevendo sangria a Puerta Sol,  al ritmo dei tamburi di quei musicisti di strada che seppero distinguersi dal sottofondo di vociare confuso che c'è sempre  a Madrid. Non voglio il sapore dell'infuso a la cardamomo, che scaladava le mani, nel silenzio del cortile dell'abbazia di Mont Saint Michel, dopo aver visto il sole tramontare sul mare che non c'era fino a un minuto prima. Non voglio leggere il New York Times, seduta da Starbucks, alla terza tazza di quel caffè che ha il sapore del mondo che ci gira attorno voloce tra Broadway e Brooklin. E neanche mangiare l'aragosta che quel pescatore messicano ci servìì, a me e alla sister, sedute a Playa Paraiso, davanti al blu a contrasto col bianco della sabbia, dopo aver nuotato all'ombra delle palme. Le immagini dei viaggi, delle vacanze non sono mai abbastanza nella testa di una persona, si sommano, si confondono mentre i sapori e gli odori restaono intatti. C'è una sola vacanza, una sola che non avrò più, mai più. Potrei tentare però, magari una magia....



<<Buongiorno Diane! Vorrei prenotare una vacanza. Vorrei, vorrei... come le posso spiegare? Ah, sì, ecco... vorrei La Banale Favola Blu. Come sarebbe, come si organizza? E' facile. Si arriva alla Banale Favola Blu qualche giorno dopo aver finito gli esami a scuola. Per il viaggio non si preoccupi, può andar bene un vagone seconda classe di un intercity, anche da starci in cinque o sei,  in modo da poter disturbare con voci e schiamazzi tutti quanti. Se preferisce però vado in autobus, tanto i miei genitori e i genitori degli altri non arriveranno prima di qualche giorno. Ecco brava, ha capito. Voglio la vacanza del giorno in cui, arrivando, prima di disfare le valige scendi in piazzetta a vedere chi è già arrivato quest’anno. La vacanza del “Ma dài, c’è anche Max?” .  La vacanza che sembra non finirà mai, di quella che ci vivi come fosse una vita normale, di quella che è la vera vita, mentre è il resto dell’anno a essere la pausa. La vacanza dove la sabbia scotta e per andare con gli altri a comprare il gelato ci si dissemina tra un quadrato e l’altro della passerella sula spiaggia. Voglio il sapore della frittura, che è solo un capriccio alle cinque del pomeriggio, ma “Tonino per NOI la fa a qualunque ora, perché stamattina all’alba  l’abbiamo aiutato a tirar su le reti”. E voglio l’odore delle bombe alla crema  di quando i soliti due fanno la gara a chi ne mangia di più. La vacanza di quello sguardo lì rubato. Il rumore di una goccia d’acqua di mare che scivola sul  suo collo e che hai vergogna di guardare da così vicino. La vacanza di quando ridacchiando sul letto con la finestra aperta alle quattro del pomeriggio, racconti alle altre che oggi in spiaggia, mentre si faceva la lotta in acqua lui t’ha sfiorato la pancia con la mano. E poi ti nascondi perché da sotto la finestra senti i suoi amici che lo prendono in giro perché t’hanno sentito. La vacanza dell’odore di brecciolino umido, quando scende la notte e ci corri sopra facendo una gara a chi arriva per ultimo al baretto.  E qundo sei lì, conti i soldi sulle mani per vedere se stasera in discoteca si può entrare. Nelle sere del “Ragazze giacchè voi entrate gratis fate entrare a testa uno di noi. Gianni resta spaiato tanto la trova lo stesso. Piuttosto ma  Sara e Martina hanno finito di misurarsi i guardaroba a vicenda? Ma quando arrivano?”. Voglio la vacanza della corriera la mattina per andare in spiaggia, presa correndo, mentre quei tre scemi, tutti su un motorino, cantano una canzone inseguendo l’autobus. Nella strada per scendere al mare. Voglio una strada per scendere al mare, che ha quel colore pasticciato, e che a un certo punto ha sempre una curva a tornante pericolosa, dopo la quale vedi il mare. Con una vela. Voglio quella vela lì, che secondo me è la stessa ogni giorno, per ogni anno, in ogni vacanza da Favola Blu. Pensa che mazzo che si fa il comandante di quella barca a vela, che da tutta la vita sta lì, ogni volta che giri la curva, in qualunque paese di mare del mondo! 
E l’ultimo che si tuffa, domani alla partita gioca in porta!”.
Grazie Diane, non fa niente.  Non pianga la prego, che così fa piangere anche me. Mi prenoti un volo per Dublino, va’..che non ci sono mai stata>>.

Per Marco, che da qualche giorno è papà, e che da vent’anni chiamo fratellino, dopo numerose Vacanze da Favola Blu. Le migliori.


 

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Un caffè con bellatrix74 alle ore 18:09
martedì, novembre 21

<<In quell'anno ci fu un intensa visitazione di energia....>>

 

A Valeriano.

Buona fortuna fratellino.

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Un caffè con bellatrix74 alle ore 15:39
giovedì, novembre 02

Perchè l'Amore, quella cosa lì di cui tutti parlano di continuo, quella cosa strana che c'è e non sai dove, che ti stritola le budella che non ha nessun foglietto d'istruzione, nessun antidoto, nessuna controindicazione se non quella di essere letale se presa senza precauzioni, sebbene non esistano preacauzioni adeguate, quella cosa lì, l'Amore, che io come si scrive neanche lo so bene, insomma l'Amore, per amarlo davvero devi passare la vita a detestarlo. E lo devi detestare perchè è come una lumaca gigante, che se provi a prenderla ti sguscia via dalle mani.
L'Amore quello letale intendo, non quello che ne è l'imitazione farlocca e che te lo puoi bere come aranciata, tanto non ti ubriacherà mai. Io me ne ricordo l'odore, e pure la sensazione di offuscamento che dà. E poi mi ricordo di averne assaporato l'essenza indirettamente. Lo dico con un po' di presunzione, certo, perchè una cosa così non l'assapori mai, neanche se hai le ali degli angeli sulla schiena. Figuriamoci se la puoi capire. Io ne ho capito un pezzetto negli occhi di un'attrice, in un casale in capagna, in una notte buia di febbraio. E me ne vanto. Perchè le lacrime dell'Amore sono quelle che ti arrivano alla gola per un motivo stupido e che non puoi più fermare, dicendo magari, che è colpa della canzone, che t'ha commosso.
Era una brava attrice quella che cantava e recitava vestita di paillettes su un palco che non c'era, perchè il teatro lo si fa pure senza palco, bastano gli occhi della gente. Certo, anche che la gente sia disposta ad ascoltare a capire e ..ah, già, dimenticavo...a sognare! E mentre piangevo sulle note di quel pianoforte che l'accompagnava mi chiedevo come aveva potuto Edith cantare un inno di gioia all'Amore, proprio lei, che dell'Amore aveva bevuto il veleno.

Ma sì, forse è come dicevo prima, lo devi odiare l'Amore  per capirlo davvero.

Qualcuno ci gioca, qualcuno ne usa solo un po', qualcuno ne ride e si fa beffa di lui. Qualcuno lo sa convincere l'Amore, e lo prende con le buone, tanto che la vita intera gli si riempie di quello e non vuole più altro. Poi c'è qualcuno come me e pure qualcuno come Johnny, che quella sera stava lì seduto accanto a me ad ascoltare la storia di chi l'Amore l'aveva odiato pur di averlo davvero. Qualcuno come noi, che continua ad inseguire una cosa che forse non gli apparterrà mai, perchè non saprebbe accontentarsi di solo un pezzetto e non si lascerebbe piegare, ma il veleno se lo berrebbe tutto e tutto d'un fiato. E' stata solo sfortuna quella di Edith, secondo te John? O forse è proprio perchè la vita ti deve insegnare sempre, che a lei ha fatto il grande dono di insegnare l'Amore davvero, così che ne potesse cantare? Io me la vedo, seduta al banco d'un bar, guardare con gli occhi lucenti un marinaio che saluta la sua donna prima di partire e capire come nessun altro, a parte uno di quei due, capire profondamente, cosa sia il dolore d'aver perso qualcosa, o dell'istante esatto in cui la si perde.
E tutte le volte che ho visto l'Amore scivolare lento dalle mie mani, tutte le volte in cui c'era qualcuno che s'allontanava dandomi le spalle, io stremata dal dolore, ho pensato che Edith avrebbe cantato per me, dicendomi "Che gioia l'Amore. Anche quello che se ne va."

Lorsque je lève les yeux,
Je rencontre le ciel
Et je me dis : "Mon Dieu,
Mais c'est sensationnel,
Tant de bleu."
Lorsque je lève les yeux,
Je rencontre tes yeux
Et je me dis : "Mon Dieu,
C'est vraiment merveilleux,
Tant de bleu."

 

 

Edith Piaf
HYMNE A L'AMOUR
(Paroles: Edith Piaf; Musique: Marguerite Monod)

Le ciel bleu sur nous peut s'effondrer
Et la terre peut bien s'écrouler
Peu m'importe si tu m'aimes
Je me fous du monde entier

tant qu'l'amour inondera mes matins
Tant qu'mon corps frémira sous tes mains
Que m'importent les problèmes
Mon amour puisque tu m'aimes.

J'irais jusqu'au bout du monde
Je me ferais teindre en blonde
Si tu me le demandais
J'irais décrocher la lune
J'irais voler la fortune
Si tu me le demandais
Je renierais ma patrie
Je renierais mes amis
Si tu me le demandais
On peut bien rire de moi
Je ferais n'importe quoi
Si tu me le demandais

Si un jour la vie t'arrache à moi
Si tu meurs, que tu sois loin de moi
Peu m'importe si tu m'aimes
Car moi je mourrais aussi
Nous aurons pour nous l'éternité
Dans le bleu de toute l'immensité
Dans le ciel plus de problèmes
Mon amour crois-tu on s'aime

Dieu réunit ceux qui s'aiment.

... Dio riunisce quelli che si amano.

 

A Johnny.

Mi manchi, quando torni? Andiamo a Parigi insieme. Andiamo a bere un po' di strada e vita e odore d'amore di Parigi. Andiamo a Parigi.

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