Un caffè con bellatrix74 alle ore 19:14
sabato, ottobre 17

«Ciao, mi chiamo Brusco, sono un ansioso e da 2 giorni e 3 ore non lecco il pavimento.

Brusco

All'inizio non è stato facile capire cosa mi stava succedendo. La voglia di correre in circolo, la disperazione, il leccare convulsamente ogni oggetto o superficie, l'incapacità a controllare gli istinti più semplici, la rabbia e quell'insostenibile senso di perdita e abbandono che mi prendeva ogni volta che restavo solo per più di cinque minuti. Ho toccato il fondo quando pur di dimostrare a me stesso che potevo distruggere completamente una casa intera, ho saltato un cancelletto messo lì appositamente ad ostacolare il mio cammino,  di ben un metro d'altezza. E considerando che sono alto solo 35 cm, dopol'incazzatura, quei due hanno persino pensato di farmi entrare in un circo. Poi per fortuna  il mio psicanalista ha pronunciato la parola magica: ansia. Sì, sono un cane stressato, nonostante la giovane età e le condizioni di vita apparentemente agiate. La soluzione inaspettata a questo mio malessere è arrivata dalla chimica. E' stato così che abbiamo scoperto il feromone custode. Una piccola, invisibile molecola diffusa nell'aria mi ha reso nuovamentefelice, rilassato e sicuro di me. E' un trucco, ma funziona e a me va bene così. Ora che sono tranquillo   consentitemi, sebbene io sia solo un cane, una riflessione  sull'accaduto. Ma voi, che invece siete umani e quindi intelligenti, avete un'idea precisa di cosa vi sta accadendo, oppure siete ignari come lo ero io di quanto male vi state facendo? Datemi retta: compratevi un feromone custode, che ne avete bisogno. Sempre arrabbiati, nervosi, tristi, affaccendati alla ricerca di soldi e cose. Cose e soldi. E allo stesso tempo così annoiati a morte  da detestare chiunque vi capiti a tiro che porti un sirriso stampato in volto. Pure io mi annoio quando sto da solo e io sto quasi sempre da solo.  Se fossi soltanto un po' più alto io lo muoverei quel culo e mi darei da fare per diventare felice, che le cose non piovono mica dal cielo. Ma sto qui, a guardarvi girare attorno, come faccio io quando tento di mordermi la coda, senza la minima passione, nè amore per voi stessi. Accattatevi sto feromone pure voi, così se non altro smettete di rompere le scatole al prossimo. Ed è anche utile per non farsi più la pipì addosso, che poi gli altri si incavolano che devono pulire e lo stress aumenta.
Feromone for president. Feromone vince. Feromone olè olè. Fe-ro-mo-ne! Fe-ro-mo-ne!
Sto male.»


A Brusco. Scusa.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 23:46
sabato, gennaio 12

Fu un generale di vent'anni figlio d'un temporale...

indiano.... a convincermi del tutto.
Già mi ero lasciata affascinare dalla sicurezza con cui mia madre aveva fatto la sua scelta, e poi la musica mi piaceva tanto. Mi piacevano i led luminosi dell'impianto in camera di papà, ma soprattutto le cuffie grandi, perchè quando mi chiedeva se volevo andare ad ascoltare la musica con lui me le metteva sempre, per farmi sentire come poteva diventare piccolo il mondo fuori e grande quello nella mia testa. Lei quel giorno aveva detto : «Domani è il compleanno di papà. Che gli volete regalare? Mmhh.. che ne dite di un disco? » e poi scelse l'Indiano.  Io, che ero piuttosto rompiscatole già allora, continuavo a chiedere per quale motivo proprio quello tra tanti, ma lei aveva sorriso : « Perché lui vuole quello. Lo diceva ieri!».
Lo abbiamo ascoltato tante volte, in macchina, mentre andavamo da qualche parte tutti insieme e io, nel sedile posteriore stavo zitta, facendo finta di farmi i fatti miei, mentre papà raccontava a mamma la storia di quelle canzoni. Lui è bravo in quello, ancora adesso, cioè nello spiegare con un racconto e tante figure le parole messe in rima di una canzone, che al tempo era difficile per me che ancora non avevo tante parole tra lingua e orecchie ed era difficile per mia madre che non aveva tanto italiano tra lingua e orecchie. Era meraviglioso il modo in cui mio padre faceva il dj senza sapere che lo stava facendo e che mi stava insegnando un mestiere. Mentre guidava, parlava di Franziska e io la immaginavo col rosario in mano e un vestito rosso. Poi mi ricordo gli occhi spalancati nel racconto senza fiato della notte sul Sand Creek, come se l’avesse vissuta lui stesso solo ad ascoltare le parole di quella canzone. Mi faceva paura la faccia che disegnavo nella mia testa di quel generale di vent’anni. Immaginavo Custer arrivare a spazzare via tutto. Però. Però. Quello sguardo deciso! La possenza! E poi quella passione nel raccontare una canzone. Quella passione nella voce di chi cantava. Quella passione nostra nell’ascoltare.
Questa passione mia, oggi mi fa somigliare un po’ a Custer. Solo che sto dalla parte degli indiani e quindi ho perso molto fino ad ora.
Non avevo mai raccontato a nessuno questo mio ricordo, ma per Natale qualcuno che evidentemente mi conosce molto bene (e a cui voglio tanto bene) ha scritto sul mio biglietto d’auguri : “A te che ci fai tanto pensare ad un verso di una canzone di De Andrè, perché sei figlia di un temporale”.
Sono giorni importanti questi miei e  ho cullato molto il pensiero di questa frase. Se stanotte fossi sotto le stelle, accanto al Sand Creek, veglierei mentre gli altri dormono. Chiuderei gli occhi per tre volte e mi troverei ancora qui. Pregherei il mio Dio per la vittoria, perché la voglio forte e perché aspetto da molto. Ho il sangue rosso del guerriero nelle vene.
Attendo Custer, e sarò io il suo temporale.

 
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 19:27
lunedì, dicembre 24

Caro Gesù Bambino Piccino Picciò,
Tra qualche ora è il tuo compleanno e io sto qui con la mia nipotina Elena a domandarmi per quale motivo il compleanno è tuo e i regali te li chiedono a te. 

Elena e io
Si sa il Santo paga, ma il festeggiato riceve doni, anche se è Santo di suo. Mah! Comunque,  già che è usanza, anche quest'anno ti lascio la mia lista personale, aggiungendoci anche un Dolce Forno che Elena qui accanto ha chiesto quello. Lei ancora non parla ma lo intuisco dallo sguardo invidioso che rivolge a a suo zio Marco che fa lo Chef e per questo stasera cucina per tutti.
Ecco la lista.


1- Niente più del tanto che  già ho.
FINE


Grazie.
Buon Compleanno.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 23:47
lunedì, dicembre 17

«Aspetti che le ho spicce...Ecco. Tenga il resto, signora. Ci voleva proprio qualcosa di caldo...»

«Eh già, con questo freddo. Ha visto signori', il cielo è sceso ed è paro paro. Magari qualche fiocco di neve lo fa pure qui. Sai che bello che sarebbe!»


snowcappuccino
E pensare che il maltempo nel paese è considerato una cattiva notizia.  La neve a Roma l'aspettano tutti invece, anche chi la teme perchè sa che la città si ferma e non si possono sbrigare le faccende ordinarie. Arriccio il naso guardando verso l'alto ma l'odore non è quello. Penso sempre alla neve come a  una sorpresa del mattino, che si scopre appena aperti gli occhi nel letto, anche senza guardare fuori dalla finestra. Le coperte diventano più pesanti, i piedi sembrano affondare nel torpore e c'è un silenzio nuovo. E provi quella sensazione inspiegabilmente rassicurante, che ti fa dire «Nevica e va tutto bene». Forse è perchè conservo vivo il ricordo di quella mattina. Forse perchè, adesso che stilo una lista a mente, mi accorgo che un ricordo bello come quello non ce l'ho. La mattina del 7 gennaio 1985. Primo giorno di scuola dopo le vacanze di Natale, quinta elementare. Potenzialmente uno dei giorni più tristi dell'anno. Quella mattina però la mia sveglia non aveva suonato. Mia madre l'aveva spenta prima che aprissi gli occhi in quella sensazione di torpore. La stanza era buia, ma avevo capito che doveva essere già mattina. Lei entrò in camera portandomi una tazza di caffèllatte e una notizia sorprendente. Aveva un'odore buono. Non so se mia madre, il caffèllatte o se invece l'odore buono ce l'aveva l'aria. Mi disse «Non è tardi tranquilla. Nessuno va a scuola oggi. Vuoi sapere perchè? » La guardavo da distesa, col naso sotto le coperte e ne intravedevo il sorriso dolce tra la luce e l'ombra delle finestre ancora chiuse. Lei tirò su la serrandina e io pensai che quello fosse il giorno più bello della mia vita. Lo fu. Restammo due minuti zitte a fare la conta ciascuna per sè di quanto fosse alto lo strato di bianco e quando dissi ad alta voce «Ma sarà quasi un metro! Non si scioglierà mai!», mi raggiunsero le voci e gli schiamazzi degli altri. Mia cugina era già imbacuccata, pronta a costruire un pupazzo di neve più grande di noi tutti messi insieme e mio fratello girava per casa come un pazzo urlando cose incomprensibili. La neve durò due settimane. Roma si fermò. Nessuno a lavoro, nessuno a scuola, si stava a chiacchierare per ore, la casa era ancora piena di tutti gli zii e i cugini venuti dal Canada e mia nonna continuava a cucinare come fosse la settimana tra la vigilia e capodanno. Mentre rosolava il pollo, diceva spesso che Roma era stata bella così solo nel '56. In quella settimana qualcuno trovò per fortuna il modo di portare mia zia e il suo pancione  all’ospedale e Marco potè godersi la sua prima nevicata appena nato.
Io pensavo, in quelle sere, che la vita era perfetta. Nonna, che del ’56 deve aver avuto nostalgia, lo pensava anche lei. Ho nostalgia del 1985, ma lo penso ancora.
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categoria : memories, my family, neve


Un caffè con bellatrix74 alle ore 16:41
giovedì, ottobre 25

Crescendo, per fortuna ci si libera di alcune paure da bambini, di quelle su cui ci rassicuravano i grandi la notte. Crescendo, purtroppo, si sviluppano alcune paure da grandi, di quelle che i bambini ci riderebbero su.



 Io, crescendo, non  mi sono liberata delle mie paure di bambina, perchè penso che fosse più che motivato il timore di scoprire un mostro nel mio armadio, tanto che ancora adesso a ogni piccolo scricchiolìo mi alzo per vedere se l'anta è chiusa bene in modo da non farlo uscire mentre dormo. Tuttavia non mi sono negata quelle sacrosante paure da donna matura, senza le quali non ci si può dire completi, perchè un adulto che si rispetti deve  avere delle  paure insensate che giustifichino le sue nevrosi e facciano sopravvivere gli psicoterapeuti.  Ebbene, dottoressa, lasci che le illustri la top ten delle mie paure infantili, che le ricordo ancora ci sono, confrontata alla top ten delle mie paura da adulta. Dal confronto, naturalmente emergerà una diagnosi che mi consenta di affrontare con serenità un lungo periodo di analisi, dopo il quale probabilmente lascerò il mio fidanzato, i miei amici, dirò di essere cambiata di aver scoperto la maturità, di avere raggiunto la stabilità emotiva. Insomma tutti diranno che sono diventata una stronza. Una stronza con qualche migliaio di euro in meno oltretutto. Ma il prezzo per la psicoterapia non è mai abbastanza alto se questo ci consente finalmente di  dormire con la luce spenta. Ecco a lei le liste, in ordine sparso (ma non casuale):

Paure di bambina. Mai superate. Paure di donna matura. Diciamo solo donna. Forse.
Che ci siano i serpenti sotto al letto Che ci siano i serpenti ovunqe. Soprattutto che qualcuno ne porti uno in braccio mentre cammino per strada in situazioni affolllate tipo alle feste di paese.
Che i nodi legnosi delle ante dell'armadio nascondano i visi di alcuni esseri demoniaci che mi spiano. Che i nodi legnosi delle ante dell'armadio ma anche del comò e del soffitto nascondano i visi di alcune persone morte che mi guardano mentre dormo. ma anche mentre sono sveglia.
Calpestare con gli stivali di pelle nera le lumache nude. Non riuscire a trovare neanche quest'anno degli stivali di pelle nera  che mi entrino perchè c'ho le gambe da calciatore e gli stivali li fanno solo per quelle con le gambe magre.
I pagliacci al circo e per le strade Fare la figura del pagliaccio in situazioni in cui non mi sento a mio agio
Arrivare a scuola e scoprire di essere l'unica a non aver fatto i compiti e ad aver dimenticato i libri a casa. Perdere la voglia di fare le cose. Qualunque cosa. E quindi ingrassare, passare le giornate al mercato e a guardare "uomini e donne" sognando un giorno di incontrare Maria De Filippi,  mettermi una vestaglietta rosa, e aspettare coi bigodini in testa che torni mio marito. Poi apparecchiargli la tavola e fargli mangiare la carbonara la sera alle nove che gli causerà immediata sonnolenza e pure peggio. E fare un figlio che sia il mio unico orgoglio. Unico.
L'interrogazione di geografia. Mettere il piumino dentro al copripiumino dell'Ikea.
Dire le bugie e venire scoperta. Scoprire che qualcuno m'ha detto delle bugie.
Che i pianeti le stelle, ma soprattutto la luna,  diventino improvvisamente giganti nel cielo di notte. Che dopo aver visto i pianeti diventare giganti, io ancora non sia morta d'infarto e dunque abbia occasione di assistere da viva all'apocalisse.
Il rumore del trapano del dentista. Il rumore del trapano per bucare la parete su cui mettere le mensole, pensando che se becca un tubo dell'acqua o del gas o dell'elettricità sono cazzi.
La rivoluzione. Che la rivoluzione non arrivi mai.
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categoria : my family, paura


Un caffè con bellatrix74 alle ore 03:08
mercoledì, settembre 05

Ferragosto è passato da poco e fa freddo.



Di già.
Domani tiro fuori l'albero e il presepe e mi compro un pudding al cioccolato che mi fa tanto Natale. In tutto questo da stamattina ho un pensiero fisso sul Carnevale. L'ho sempre sottovalutato come  evento, non mi è mai piaciuto quell'odore di fritto in casa per giorni per poi accorgerti che le frappe le sa fare solo il pasticcere e che anche quest'anno hai miseramente fallito. Insomma oggi riflettendoci bene, ho capito che l'indizio più grande in questo misterioso adventure game è proprio nei miei carnevali infantili.
Il destino di una persona è segnato da sempre, c'è chi lo legge nelle carte, chi nelle conchiglie, chi nelle linee della mano, ma nessuno ha mai pensato a guadagnarsi da vivere leggendo i costumi di carnevale indossati dall'infanzia all'adolescenza. La cronologia è fondamentale tuttavia e questo è l'unico particolare che la mia memoria s'è persa: mi confondo nel ricordo delle due maschere, fondamentali che , allora per la prima volta, mi fecero indossare: un vestito da Clown o e uno da Fata Turchina.
 Ma era prima l'uno o l'altro? 
Ricordo l'immagine precisa di me con i capelli colorati e sparati, un cappello col fiore, un fiocco enorme che caminavo tra damine imbellettate e supereroi anni '80 chiedendomi perchè dovesse toccare proprio a me di fare il pagliaccio, di avere sulla faccia il rossetto non per essere più carina ma per disegnarmi un sorriso gigante.
 Risposta: <<Ma i Clown fanno ridere la gente! Danno qualcosa d'importante : l'allegria!>> 
Destino segnato.
L'opposto della medaglia mi toccò un anno prima o forse uno dopo. La Fata dai Capelli Turchini. Che sogno di vestito! Me lo ricordo ancora adesso. Avevo le trecce azzurre lunghe lunghe e le stelle d'argento sul viso e sul velo del cappello a punta. Mia madre mi diceva che sotto il vestito dovevo indossare la maglia di lana ma io non sentivo ragioni: <<La Fata Turchina non se la mette di certo la maglia di lana. Non sente mica freddo lei. Guaddaaaaa... c'ho pure la bacchetta magica per non sentire freddo!>>
L'immaginazione non arriva a pensare quanto può essere  triste a sei anni scoprire, mentre cammini nella parata del martedì grasso, e ti senti la fatina più bella e buona del mondo, che quella bacchetta magica lì è tragicamente finta.
<<Ma come finta? L'ha fatta Zia Mena...quetta punziona peffozzaaaa>>. A quel punto secondo me deve essersi irrimediabilmente inceppato qualcosa nelle mia testa.
Trick-track... Clown,  sorriso..sorriso sì..bacchetta magica, velo azzurro co' tante stelline... il ragazzino vestito da peter pan sul carro alla parata..trick-track...clown, domatore al circo, casca e bum!... Insomma tipo RainMan che continua a ripetere <<Tutto bene johnny babbit>>. E ancora oggi non riesco a dare le dimissioni da quelle maschere che forse non lo erano poi tanto, al punto che non va via quel sorriso da giullare che ride davvero divertito per una sua stessa caduta, e non va via, allo stesso modo neanche l'illusione di quel velo azzurro di stelline. Sebbene, da Fata Turchina,  mi sia sempre più chiaro quanto invece sono reali il Gatto, la Volpe e pure quel bugiardo di Pinocchio.



Solo una cosa: è un po' che non chiedo a mio fratello come procede la sua vita. Sono preoccupata. A lui mamma lo mascherava da Uomo Ragno.

p.s. Buon Natale Peter Pan!
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 03:54
mercoledì, febbraio 07

Premessa al post di oggi

Henri Rousseau - Il sogno

Di norma sono molto più intelligente di quanto  lo sia stanotte, ma, abbiate pazienza, ho avuto un paio di giorni difficili, e per questo ora mi concederò di essere meno "signora" e un po' più cretina del solito. Quindi stavolta non volerò alto, come faccio d'abitudine e (haimè!) darò soddisfazione a chi non aspettava altro. Cito testualmente dai commenti al mio ultimo:

"qualche anno fa ero cliente del Rosen quando ancora ci lavoravi tu...ti ho rivista qualche volta e non ho cambiato opinione...basta sognare basta far credere alla gente che tu sei l'amica degli uomini quando in realtà desideri solo cose e persone che non potrai mai avere...forse non ti sei resa conto che nel mondo di oggi bisogna anche accontentarsi di ciò che si ha...non ti inventar chimere non inseguire sogni inutili...torna coi piedi per terra."MISTER REAL
 
Preceduto da una domanda che immagino arrivasse dallo stesso autore del suddetto, in cui mi si chiedeva se avessi mai raggiunto qualche risultato.
 Bene prima di tutto la risposta, poi una precisazione. Eccoti la risposta:

Sì molti. Grazie per l'interessamento

Questa invece la precisazione: non avrei mai risposto al tuo commento, che comunque fa anche tenerezza, visto che sottolinea persino un'ammirazione nei confronti di una natura votata al coraggio e alla ricerca,  non avrei risposto se non avessi passato gli ultimi giorni con il morale un po' a terra dicendo a me stessa (e credimi capita spesso) le stesse cose che hai scritto tu. Dopo giorni in cui mi chiedo per quale motivo non m'arrendo, arriva il tuo commento e io, finalmente torno a sorridere, perchè a volte serve di sentirsi dire le cose dall'esterno per capire che sono sbagliate. La resa non mi avrà perchè testardamente continuo a credere in una cosa, che spetta solo a chi ne ha la stoffa: la felicità. Non biasimo la "serenità" altrui, nè il "possibilismo" di cui molti blaterano, neanche la mediocrità dell'accontento. Non biasimo nessuno io. Ma biasimerei me stessa se accanto alle parole "la mia vita" ci fosse qualunque altro aggettivo che non sia "FELICE". E se sogno "cose e persone impossibili" (sei una donna, evve'? E' per questo che ho molti amici maschi io.) forse è solo perchè magari non sono tanto impossibili, visto che le posso sognare.
Un saluto affettuoso da chi magari t'ha strappato un sorriso mentre lavorava.

E ora il post di oggi

E' nata Elena!


Cara Elena,
intanto lascia che ti dica che ho compreso benissimo il tuo disappunto per la poca sensibilità dimostrata da tutti nello sbandierare  ai quattro venti il tuo peso, dicendo, oltretutto che è piuttosto elevato. D'altra parte forse era giusto che tu sapessi subito che co' sta storia del peso bisogna farci i conti un po' tutta la vita. La prima volta che ho visto la tua mamma era piccola come te ma non me la ricordo, perchè ero piccola pure io, però posso dirti che oggi, nonostante lei sia bella da trent'anni, era la donna più bella del mondo. Non ti offendere sai... che tu eri la seconda. E il tuo papà con te in braccio, che ti guardava in quel modo, mi ha fatto emozionare come niente ha potuto mai. Mi sono emozionata anche più di quella volta che... ehm, va be' magari te lo dico tra qualche anno. Comunque, è bene che tu sappia subito che io sono la zia da non frequentare dopo i quindici anni. Almeno diranno così. Ma hanno ragione perchè quando farai sega  a scuola io non lo dirò a nessuno. E per questo ti do' adesso qualche consiglio da brava zia, che quelli da zia scapestrata te li darò per tutta la vita:

1- Non chiedere mai a me opinioni sul tuo futuro professionale. Anche perchè quando dovrai scegliere la tua strada io starò ancora "facendo il whiskey distillando fiori" ( citazione musicale ,attenta!)

2- Non chiedere mai a me opinioni sui tuoi fidanzati. Anche perchè quando sarà l'ora per te di un fidanzato io avrò bisogno dei tuoi consigli per il mio.

3- Non chiedere mai a me che disco mandare su in una certa situazione. O almeno non farlo davanti a tutti, che sennò poi scoprono che è tutta colpa mia.

Detto questo passiamo a due tre cose basilari, che mi aiutano sempre quando mi chiedo se la vita mi piace. Arrivo sempre alla conclusione che la vita mi piace un sacco e so che pure tu l'amerai. Ma se capiterà qualche giorno in cui ti sembrerà un po' meno bella puoi utilizzare i miei trucchetti:
1- Fischietta una canzoncina divertente tipo la colonna sonora di Robin Hood di Disney
2- Cerca su You Tube la pubblicità del Cornetto Algida che fa "se quello che cerchi è un cuore d'amare, un piccolo cuore per farti sognare..."
3- Chiedi a tua mamma se ancora ha la videocassetta di "Un ragazzo e una ragazza" con Jerry Calà e Marina Suma. E guardalo.
4-  Chiedi al tuo papà come faceva quando cantava "Eva ballava sul fuocooooo" coi pantaloni stretti e i capelli lunghi. (Però chiamami che vengo pure io a vedere lo show!!!)
5- Vieni a casa mia che ci facciamo un tè ai mirtilli e pure una fetta di torta (dietetica) al limone.
6- Dì una cosa incomprensibile a tuo zio Marco e quando lui ti risponde "Ehhhh?" tu digli... (cz) ... e va be', aho, scusa. Poi ridi e piglialo in giro.
7- Cerca sto blog,  se ancora esisterà e poi vieni a prendere in giro me.

Ah una cosa importante... Se tra vent'anni stiamo a fare l'aperitivo insieme al Friends e passa il figlio di Riccardo Scamarcio, cerca di attaccare subito bottone, che non si sa mai entrasse poi pure il padre!!!

A Cinzia, Marco e Elena
             

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