Un caffè con bellatrix74 alle ore 12:30
lunedì, giugno 16

Che fine avrà fatto Alessia Rossi?

Seduta all'alba guardando nella mia tazza di caffè, ogni giorno ripeto questa domanda e mi concentro sulla risposta, da articolare alternando la logica alla fantasia. Naturalmente cambio sempre soggetto perchè non ho un specie di strana ossessione per Alessia, compagna delle elementari, piuttosto la mia è una, comunque strana, ossessione per tutte quelle persone che, non ho mai più visto o sentito. Per abitudine ormai, ne scelgo una diversa ad ogni colazione, e lì immagino tutte le vite che non ho visto cambiare. Ci sono amici, parenti, fidanzati, persino compagni di avventure durate un minuto. Qualche volta per rispondermi digito il loro nome su Google.  Ieri ci pensavo: il modo migliore per restare per sempre nella vita di una persona forse è sparire completamente. Ridefinisco il campione di ricerca: il modo migliore per restare nella mia vita è sparire completamente. Dopo la domanda solitamente mi concentro sull'immagine e mi accorgo che in nessun modo può corrispondere all'attuale. Questo mi innervosisce alquanto perchè è troppo difficile per me parlare (anche solo a me stessa) di qualcuno che non posso immaginare. Così inizio a fare l'elenco di tutti gli errori che il ricordo conserva. Per Alessia l'errore scovato è addirittura grossolano: mi veniva in mente lei, bimba con la coda di cavallo nera corvino, ogni volta che pensavo agli sventurati in cima all'appello, che, come tutti sanno vengono beccati sempre per primi alle interrogazioni a sorpresa. Non avevo mai realizzato il fatto che alle elementari la maestra faceva l'appello per nome, da qui il ricordo, ma che per il resto della sua carriera accademica, Alessia, grazie al suo cognome, ha goduto dell'invidiabile posizione di tre quarti, nel registro di classe, il che rivoluziona completamente l'idea che ho sempre avuto di lei e della sua vita. Rimando ad un giorno di pioggia la teoria sulla correlazione tra la  posizione nel registro di classe e il modo di affrontare la vita . Fatto è che quel ricordo sbagliato m'ha condizionato per anni. Per la proprietà transitiva, anche tutti gli altri su cui continuo a farmi domande potrebbero aver avuto sorte diversa da come ho sempre pensato ,magari proprio perchè c'era un errore di fondo. E magari anche chi ha avuto un ruolo fondamentale nella mia storia ha lasciato un'impronta sbagliata, controvertendo le sorti di entrambi,  per colpa di un piccolo insignificante dettaglio che al tempo non colsi. Questa è un'ipotesi agghiacciante per me: va bene non sapere più nulla della vita di alcune persone e sottostare alla propria insana mania di doverla per forza immaginare, ma  capire che forse si segue una pista sbagliata in partenza non è emotivamente sostenibile. E se anche io sono rimasta nei pensieri di qualcuno in maniera distorta? Bisognerebbe sempre poter riparare a questo. Ecco perchè la playlist dei miei film preferiti comprende solo film dove i protagonisti si incontrano nuovamente dopo anni e anni. Dovrebbe essere sempre come in Casablanca: dopo l'incontro la vita di ciascuno riprende sui suoi binari, ma vuoi mettere che goduria per Ric, dopo anni passati a chiedersi cosa stesse facendo Ilsa, capire che in futuro, così come in passato, lei non sarà mai più felice come se avesse scelto di vivere con lui a Casablanca, bevendo Champagne insieme a Sam? Propongo un calendario di incontri collettivi, in cui giustizia sia fatta, le curiosità siano assecondate, e ciascuno abbia modo di dare di sè altri indizi su cui la mia mente insana potrà poi lavorare in tante altre colazioni. E che Dio c'assista.

Permalink commenti (16)commenti (16)(popup)
categoria : memories, movies, casablanca


Un caffè con bellatrix74 alle ore 18:46
domenica, dicembre 02

Jesse: «Vuoi davvero sapere per quale motivo ho scritto quello stupido libro?
Lo vuoi sapere davvero? Perchè tu potessi venire ad una presentazione e io potessi finalmente chiederti che diavolo di fine avevi fatto! »





E' più o meno il  vero e inconfessato motivo per cui  qualcuno apre un blog. Non questo blog però. Sono all'antica, il metodo del libro mi sembrava più adatto.

Permalink commenti (12)commenti (12)(popup)
categoria : movies, love love love, victoria


Un caffè con bellatrix74 alle ore 01:33
martedì, novembre 06

A. qualche anno fa cenò con Freddy Krueger.



Non un qualunque Freddy da casa dell'orrore al Luneur, intendiamoci, ma quello vero.  Con la faccia di Freddy, la voce di Freddy e gli occhi di Freddy. Non aveva la maglietta a righe, che portò tanta sforuna a Kurt,  e  neanche le piaghe sul viso, il cappellaccio e altre cose poco rassicuranti come le siringhe al posto delle dita, ma era Freddy. Lei era tornata proprio quella sera dal suo viaggio di nozze e suo marito era subito dovuto ripartire per uno studio di registrazione fuori Roma per il missaggio del suo nuovo disco. Suo marito è un cantautore ma non  si offenderà se dico che è un filosofo che usa anche la musica. Anche perchè quel giorno  era andato a missare, tra le altre canzoni, L'evoluzione naturale dei pesci. Così, proprio mentre lei, un suo amico e Freddy cenavano tranquillamente in un'enoteca a Trastevere, suo marito si occupava del parallelismo filosofico tra l'urgenza di superare una separazione e l'evolzione naturale della specie. Freddy le parlava con fare gentile a proposito del tempo, della bellezza di città come Roma e di quanto fosse gradevole il vino, quando accanto a loro tavolo passò Heather Parisi che, fermandosi atterrita di fronte alla scena esclamò «Oh my God!». Non sicura di ciò che aveva visto, seguì A. al bagno per chiederle: «Sorry, schiusami, but that..quello è Freddy Krueger?». Quindi  A., attrice di teatro,  dopo essere stata in viaggio di nozze con un filosofo che canta dell'evoluzione naturale dei pesci,  aver parlato del tempo con l'incubo di una generazione,  chiacchierava  nel bagno di un'enoteca a Trastevere con il sogno di quella stessa generazione.
Il matrimonio, il teatro, la musica, l' incubo, il sogno e la filosofia, tutti nella stessa storia. A sentirla raccontare sono impallidita di fronte alla metafora della legge del caos,  decidendo quindi che non avrei aggiunto nulla di più nel riproporla.
Solo una cosa: ma voi, ad averci Freddy Krueger seduto al vostro tavolo, che gli avreste chiesto?
Permalink commenti (14)commenti (14)(popup)
categoria : movies, my friends, paura, fun fun fun, telling stories


Un caffè con bellatrix74 alle ore 15:25
giovedì, settembre 20

Attenzione:c’è un video, il post è lungo,  la vita è breve. Fai te...


E' iniziato tutto due sere fa, curisando sul Blog di SteveMcQueen.




Tra le tante citazioni cinematografiche lì puntualmente annotate ne avevo scelta una che mi aveva riportato alla mente un film del 1994, "Reality Bites", tradotto in italiano (come al solito in modo ridicolo) con "Giovani, carini e disoccupati". E così eccomi lì, la mattina dopo, stesa sul tappeto con un cuscino stretto al petto, persa negli occhi di Ethan Hawke che dice a Winona Rider "Tutti ti amano, io ti amo. Mi fai soffrire come un disperato, ma ti amo" e naturalmente piango. Ma perchè? Cosa è che mi commuove tanto nei dialoghi banali di tutte queste commediole da due soldi? Cosa? La camicia da taglialegna di lui che mi ricorda di quando mio fratello suonava la batteria nei centri sociali? I dischi grunge degli anni '90? Le conversazioni notturne con un coinquilino disoccupato? La filosofia dei vent'anni? La voglia di gustarsi l'attimo esatto in cui una storia d'amore inizia senza rovinarsela col pensiero che potrebbe finire? La possibilità stessa che una storia finisca, tanto si ha ancora tempo? Ho una trentina di problemi da risolvere, the world goes round, la testa piena di problemi e me ne sto qui a pensare come sarebbe bello se Ethan Hawke scrivesse una canzone per me? No no, no, c'è obiettivamente da capire cosa non va in me. Questo mi sono detta. E siccome sono onesta, mi sono risposta.
Io, semplicemente, non voglio crescere.
E "Reality Bites" segna esattamente il punto dove sono rimasta: io sto ancora al 1994. Non uno più nè uno meno. Esattamente lì. E' proprio la sensazione di quell'anno lì che non è mai passata. Non lo so, non lo so...Lorenzo dice che è colpa della morte di Kurt Cobain, o dei Tortoise, che consacrarono definitivame la sconfitta del Rock,  ma secondo me è altro. E, ora vi sembrerò folle, ma vi dirò cosa secondo me cosa mi trattiene ancora nel 1994.
Charlie e Fiona.



Sì, lo so che è un altro film, ma seguimi un attimo. Alzi la mano chi, nel 1994,  ancora oggi da allora, non grida al tradimento, guardando "Quattro Matrimoni e un Funerale", perchè pensa che Charlie e Fiona debbano finire insieme. L'americana non c'ha mai convinto, a noi romantici del grunge. Doveva finire come Reality Bites, come Singles. Insomma, quel film col 1994 non c'entra niente! (E neanche i Wet Wet Wet)
E qui arrivo al punto: per diventare grandi bisogni che la realtà ti si palesi davanti cruda e insensibile e ti sveli che se Charlie e Fiona si fossero messi insieme la loro storia sarebbe stata un fallimento perchè avrebbero vissuto nel ricordo di quel che avevano come amici. In Singles, Harry e Sally e Reality Bites , c'è l'inganno, ci dicono che tra gli amici novelli innamorati andrà tutto bene. In Quattro Matrimoni e un Funerale,avrebbero avuto l'occasione di metterci davanti alla realtà, ma non lo fanno succedere e così noi, come muli, lì, anni interi a dirci che tra loro sarebbe stato perfetto. E l'illusione è come un fardello, si sa ti tiene a fondo, giù, intorno ai vent'anni, appunto.
Ho deciso che voglio crescere, e per questo, mi sono fatta il finale alternativo. Lo regalo ai ventenni di trentatrè anni fuori di testa come me. Eccolo.



Permalink commenti (19)commenti (19)(popup)
categoria : movies, love love love, grunge, hollywood in my mind


Un caffè con bellatrix74 alle ore 01:02
lunedì, settembre 17

Sbirciare da un buco fatto nella seta...



Il mondo visto con gli occhi del mondo che guarda sè stesso mentre David Lynch mi spiava da dietro la macchina da presa. Insomma, per farla breve. Ho visto INLAND EMPIRE. Pure la storia del buco nella seta lì, è una citazione da quel film. O forse e il mondo intero ad essere una citazione continua di un film di Lynch. Di quel film. Mi ha molto spaventato perchè l'ho vissuto come una minaccia di sfiga imminente. Il 25% dei critici l'ha definito un virtuosismo stilistico. Il 5% lo ama in modo assiomatico. il 15%l'ha considerato un capolavoro di sberleffo alla critica stessa e al suo pubblico sempre curioso. Il 55% ha detto solo <<Niente da fare. Non si capisce nulla>>. Io faccio parte del 5% assiomatico, ma sono piuttosto d'accordo con Cri sulla frase: <<Ma se questo sa qualcosa di importante perchè non ce la dice e basta?>>. E infatti la nostra comune e definitiva conclusione dopo INLAND EMPIRE, a seguito della visione di tutti gli altri è : sì, questo tizio sa qualcosa. Il fatto è che non ce lo vuole dire e allora non ci resta che capire qual è stato il suo metodo per scoprire la cosa misteriosa che sa. Metodo metodo metodo... interviste..mumble mumble... Ci sono!
La meditazione trascendentale del Maharashi!
La stessa che scoprirono i Beatles nel loro famoso viaggio pochi mesi prima dell'uscita di Sergent Pepper. Lo dice lui stesso nelle tante conferenze che sta tenendo per finanziare la sua fondazione che sponsorizza la divulgazione della pratica MT nelle scuole. Insomma la storia è questa: la meditazione ci rende più intelligenti, più belli, meno stressati, più simpatici, tolleranti, creativi, fa girare i film in cui non ci sono schemi spazio-temporali, libera dagli attacchi di panico, rende immuni dalle tempeste elettromagnetiche, guarisce dalla sciatica, dalla tosse secca e dal colon irritabile. Tutto questo fa sì che se solo il 10% della popolazione mondiale praticasse meditazione trascendentale saremmo liberi dalle guerre, ci cureremmo del nostro pianeta e il mondo vivrebbe finalmente in pace. Da un intervista al Maestro David:

<<Quando la tua creatività aumenta ti senti bene. Libero di dar sfogo al tuo talento. E così fai quel che vuoi. A quel punto alla gente inizi a piacere e finisce che qualcuno ti si siede accanto e ti da un sacco di soldi>>.



Mi pare facile, ho pensato. Mi iscrivo. La creatività, il vile denaro che farà pure schifo ma aiuta e poi la pace. Nel mio cervello e nel mondo. Che posso volere di più?

<<Pronto? salve signorina, vorrei delle informazioni sul corso di meditazione trascendentale?. sì...sì..lo so... sì... il Maharashi..sì...la pace nel mondo...sì. Ah ecco. Sette lezioni. Ah. E poi meditare a casa da soli. Benissimo. Prima conferenza gratuita. Simpatico... sì..sì. Ah, ecco. Duemila euro. .
..........
Certo, certo, mi rendo conto. Grazie eh. Saluti il Maharashi, eh? A presto.>>

A quel punto ho acceso radio Subasio. C'era "Per un'ora d'amore con Subasio". Sulla frase <<Quando quel giorno vidi le tue lacrime rigare il volto correndomi incontro sulle rotaie del tram>> ho pensato che abbiamo davvero bisogno di questo strumento per rendere più vivi i nostri cervelli ma che evidentemente pure quella è una possibilità ad appannaggio di pochi ricchi. La pace nel mondo è in mano loro.
Ricchi, curatevi con la meditazione che il mondo ne ha bisogno.
Mentre pensavo a tutto ciò una sorpresa inaspettata.
E' tornato il topetto.
Lo cacciai pietosa di lui nella mia prima settimana di soggiorno in questa casa e oggi, a due settimane dal trasloco mi sbuca dispettoso in una passeggiata tranquilla tra il comò e l'armadio. Credevo volesse parlare un po' di come organizzarci per il trasloco, ma lui m'ha fatto chiaramente capire che quella sfrattata sono io non lui e che lui è dunque venuto qui proprio  prendere possesso della casa. Mi ha fatto incazzare davvero. L'ho atteso per ore immobile con la scopa in mano. Inutilmente.
Mi spiace, l'hai voluto tu. Domani t'ammazzo. Giuro. Tutto questo perchè i ricchi ancora non si sono curati per risolvere i problemi delle guerre nel mondo. Bene, prima che si curino caro Topetto, a noi due!
Permalink commenti (15)commenti (15)(popup)
categoria : movies, david lynch, zen , promesse


Un caffè con bellatrix74 alle ore 16:18
mercoledì, settembre 12

Stasera alla tele danno il mio film horror preferito.



E' parecchio che non lo guardo, anche perchè se da bambina mi spaventava a morte, adesso, che vivo sulla mia pelle i pericolosi risvolti dell'impossibilità di essere come Mary Poppins, me ne  sono autointerdetta la visione. La singolare e presunta argomentazione su cui ruota l'intera trama del film è che di Mary Poppins ce n'è una sola e tu, purtroppo non sei lei. Inoltre bada bene a non incontrarla, perchè a trovarsi sul suo cammino  la tua già triste vita, può solo peggiorare.
E se dovesse succedere? Non t'azzardare a lamentarti sai, che quella c'ha i poteri magici e finisce cha dalla borsa capiente da emigrante australiano (pardon! l'immagine lo richiedeva...), ci tira fuori un centrino da ricamo gigante e ti costringe per il resto dei tuoi giorni a fare punto croce-punto foglia mentre lei canta con gli uccelli. Davanti a Mary Poppins bisogna ridere sempre, in modo da non farle credere di aver bisogno del suo aiuto. Guarda quel poveretto di Bert. Prima l'acompagnava a spasso coi pinguini e ora si ritrova a fare lo spazzacamino con la vena dell'artista di strada. Chissà cosa le aveva fatto. E quel poveretto che per farle credere di amare la vita ha riso così tanto che alla fine è morto? Ma soprattutto il mio triste pensiero va a quell'onesto padre di famiglia, serio lavoratore, banchiere con una normale aspirazione, cioè quella di passare dallo sportello all'ufficio finanziario. Perchè ridurlo così? Perchè quel suo ghigno soddisfatto prima di volare via nel vedere il poveretto completamente impazzito che oramai disoccupato tenta di convincere i bambini che lui sa far volare gli aquiloni? Te lo immagini? Io già me li vedo i bambini che gli sussurranno all'orecchio: <<dài papà, non fare così, fingi di essere sereno che se ne sta andando. Al mutuo ci pensiamo domani>>.
Per notti intere ho cercato invano il sonno su quella ninna nanna che pare tanto innocua, ma l'immagine riflessa nella sua palla di cristallo da iattura nera, rimandava ancora a quella vecchina seduta sulle scale della cattedrale, che chiede un penny in cambio di mangime per i piccioni. Le parole come un'eco nella testa <<Donaaaaa un penny anche tuuuuuu, aiuta la povera vecchinaaaaa>> Poi l'immagine tornava al suo volto sorridente e sereno, poi di nuovo alla palla di cristallo, ci guardavo dentro e... Ahhhhhhhhhh!!! La triste morale: le scale della cattedrale attendono ognuno di noi! E a nulla servirà risparmiare "un triste umile piccolo penny da portare in banca", perche Mary, al prossimo cambio di vento, potrebbe volare nella nostra direzione e occuparsi di noi. Sì, stasera mi farò coraggio e lo guarderò, e stanotte, nel caso in cui non dovessi dormire cercherò rifugio nei post dei miei blogger preferiti. A stanotte dunque.

Il trailer geniale di Scary Mary è di Chris Rule.



Permalink commenti (9)commenti (9)(popup)
categoria : movies, paura, recessione economica


Un caffè con bellatrix74 alle ore 23:21
martedì, agosto 28

E' stata una notte lunga e tormentata.



Ne avevo il sospetto già da ieri sera, stendendomi sul letto a contare i nodi legnosi nelle travi sul soffitto.  Il resto era inevitabile. Quando il nodo più grande ha assunto la forma di un punto interrogativo enorme è diventato difficile ignorarlo e girarmi dall'altra parte per prendere sonno.
Tra un mese sarò nuovamente disoccupata.
Essere disoccupati a Roma (e non in un'altra città grazie a Dio)  ha certo dei vantaggi, ma in quel momento me ne sfuggivano la maggior parte.
Tra una trave e l'altra stavano appollaiate a mo' di grillo parlante le figure di alcune persone più assennate di me: Il mio fidanzato, mia madre e un paio d'amici. Ripetevano tra un cri-cri e l'altro, che l'unica cosa da fare al momento è smettere di pensare, smettere di cercare e affannarmi. Prendermi una pausa.
Una pausa? E da cosa? Dalla vita? Mah! Valli a capire certi consigli saggi.
Continuavo a ripetere una sola frase: <<qui ci vuole un'idea>>.
Andrebbe bene anche un po' di droga, mi sono detta, ma siccome le droghe ordinarie mi fanno tristezza mi sono alzata e sono andata a prendere tutti i miei film sulla mensola in cucina. Sì, io mi drogo così, e allora? C'è chi è assuefatto da caffè, chi da alcool, chi da coca io mi faccio di "Illusioni di celluloide".
Ho iniziato con una cosa facile: Una donna in carriera.
Non funzionava. Mi manca una laurea. Non ce l'ho per un soffio ma non ce l'ho. Potrei comprarla, ma torniamo al solito vecchio problema della pecunia.
Ho visto la scena in cui Harrison Ford dice "Chi io? Naaaaaa" perchè non potevo evitarlo e poi ho cambiato film.
Ho saltato a piedi pari Pretty Woman, conservando la speranza di trovare soluzioni meno estreme.
Ho visto Love Actually per la cinquantesima volta e ho pensato che potrebbe andar bene fare il primo ministro inglese, ma anche fare lo scrittore e innamorarmi di una portoghese che fa le pulizie non era male. La storia di scrivere un libro però l'ho già tentata e nonostante questo non ho conosciuto nessuna portoghese. Potrei fare la donna delle pulizie portoghese certo, ma non parlo la lingua.
L'ho visto tutto perchè la scena finale mi fa sempre piangere e mi serviva. Poi ho intravisto sotto altri titoli, la copertina di Harry ti presento Sally, l’ho afferrato e l’ho tirato contro una parete, ricordandomi che quella è una strada già tentata. Non la strada del giornalista certo, quella dell’amica del cuore come professione. Sono passata a Il grande Lebowski e mi sono sentita subito meglio. Potrei fare il nullafacente, mi sono detta, ma avrei un sacco di tempo libero e quando ho un sacco di tempo libero io di solito mi caccio nei guai, quindi meglio non tentare.
L’ho visto fino a quando Drugo prende la botta in testa e lì, immedesimandomi m’è venuto sonno e ho chiuso gli occhi un attimo. Ho sognato che m’entrava un poker d’assi. Con questa immagine ancora negli occhi, mi sono svegliata all’improvviso. Eureka! Robert! Redford, lui, sì, lui sì che è un grande. La Stangata. Perfetto. C’è solo una cosa che non torna:  la mia faccia. No, certo, la speranza non è quella di somigliare a Robert o a Paul Newman, piuttosto la speranza di non mutare espressione quando alzo le mie carte. Me le puoi leggere negli occhi una per una. Dunque niente da fare, non è il gioco la mia strada. Sono tornata ai classici e mi sono ulteriormente convinta della migliore idea mai avuti in tutti questi anni: avere un bar a Casablanca. Anche non a Casablanca, certo, ma lì sarebbe meglio. Ma dove li trovo i soldi per un bar, uno smoking bianco,  e soprattutto per un pianista di colore? Pure solo i soldi per un bar andrebbero bene, e qui ritorniamo al problema di partenza. Sì, lo so, l’ideale sarebbe trovare un’altra radio o anche vincere al Lotto. Tra le due possibilità credo sceglierò la seconda, per evitare delusioni troppo cocenti, soprattutto dal punto di vista umano. Quindi sono passata dal Dvd ai programmi tv per cercare sul televideo i numeri ritardatari sulla ruota di Cagliari ( ma perché i numeri ritardatari che fanno storia sono sempre quelli della ruota di Cagliari? Mah!) e mi sono imbattuta nel notiziario della notte su Canale Cinque.  E lì ho scoperto che proprio ieri in Sudafrica hanno rinvenuto il diamante più grosso nella storia dei diamanti. 6.200 carati. Wow.  Quello sì che andrebbe bene. Pure più piccolo basterebbe, ma già che ci sono tanto vale fare le cose in grande. Devo scoprire dove l’hanno messo. Poi mettere su una squadra di undici ladri, trovare un contorsionista cinese e chiamare George.



Sì, George giacchè pare che Frank abbia passato a lui il testimone del Rat Pack. Lo posso fare. Ora gli telefono.
Non era lui che aveva raccontato la storia lì di un milione di posti di lavoro? Sì, mi pare fosse lui… O Brad, forse. Sì, Brad... L'ho sempre saputo che saresti stato tu la soluzione di ogni cosa.

"Ho sbagliato tante volte ormai che lo so giààààààààà...."

Sono Salva.
Permalink commenti (34)commenti (34)(popup)
categoria : progetti, movies, paura, fun fun fun, dubbi, domatori di rinoceronti, hollywood in my mind, maktub


Un caffè con bellatrix74 alle ore 01:14
venerdì, agosto 10

Aggiunta dell'11 agosto: mi hanno giustamente fatto notare che in casi come questi, quando si usa una citazione cinematografica o musicale così importante, per non offendere chi si occupa essenzialmente di critica letteraria o cinematogarfica, è bene precisare la natura e l'intento dello scritto. Sottolineo dunque come il post che segue non abbia pretesa di recensione alcuna, ma nasca da uno spunto ben riconoscibile, per giungere semplicemente a una riflessione personale sul vissuto di alcune emozioni. Qualcuno la chiamerebbe metafora. Aggiungo anche una cosa però: che brutto così... è come spiegare una barzelletta.

Nel tempo, Noodles, noi non ci siamo
.



Non c'è un passato di scorribande e notti gettandosi a piedi nudi in qualche avventura che sa di Gordon Rouge. Una cosa di ieri la ricordi, una cosa di mai, esisterà per sempre. Cosa vuoi che ti dica? Vuoi che ti chieda: "Cosa ci è successo Noodles? Tutta questa impresa e poi... poi il sabato all'iper a far la spesa?" Impossibile. Ci fosse stata davvero quell'impresa lì, avrei qualcosa da raccontare a chi mi siede accanto. E urlerei il tuo nome gridando al traditore... o forse, chinando il capo, direi che son io ad aver tradito. Ma no, non c'è traditore. E non siam rimasti a terra. A tener cose nei pugni serrati, ci si accorge di loro solo quando sgusciano via tra le dita e allora sì che  si finisce in terra ... a cercar l'angolo di pavimento in cui possono esser scivolate.
Ma noi no, Noodles, noi siamo ancora lì, con le nostre mani aperte a goderci la strada.  Senza tempo...'che' se ci fosse stato,  non avremmo potuto fregarlo mai. Ho conosciuto una donna che seppe scegliere da che parte andare. Seguendo le punte delle scarpette con cui danzava, dimenticò di posare lo sguardo ancora una volta su di te. Fu truffata dalla strada che al fine la riportò al cospetto di quel bivio ormai dimenticato.
Noi no, non scegliemmo Noodles. Noi semplicemente, in un tempo che non c'è mai stato, ci tuffammo. Sempre buona la tua idea: facciamoci un bagno. Ho voglia di farmi un bagno. E magari lì, dentro l'acqua scura ci troverò i pezzetti di quelle stelle cadenti, mai cadute. Che sorpresa sarebbe, in questa notte di San Lorenzo, scoprire nelle mani, un desiderio da gettar in cielo, proprio io, che di desideri non ne voglio più.

"C'era una volta in America", Vinicio, me... e la notte di  San Lorenzo.
Permalink commenti (30)commenti (30)(popup)
categoria : movies, promesse, telling stories


Un caffè con bellatrix74 alle ore 03:18
venerdì, luglio 06

E' la mia fermata questa. Ne sono sicura. Ahaha... cosa credi che no lo sappia? Me l'ha detto il signore all'angolo, quel tram che c'era prima, non passa più da anni. Sì, quello che aveva quel nome strano che mi faceva pensare a una canzone sbiascicata. Desiderio. No, posso star tranquilla, la fermata è quella giusta e per fortuna il tram della sventura non passa più.



Erano altri tempi quelli di New Orleans. C'era vociare, buio in cui nascondersi, sudore, odore di guai. C'era quel che non potevi pensare lì. Eri in stazione in una sera d'estate e pensavi che salendoci su, quello t'avebbe portato al Paradiso...ai Campi Elisi. E invece il Desiderio portava sollo alla follia. E' per questo che da tempo non passa più. Non si può rischiare, ragazza mia. Cosa vai cercando? Il Desiderio è uno schiaffo a cinque dita piene, di quelli che ti lasciano intontita per un po'. E' la realtà, quella stessa che ti spingerà nelle braccia calde dei pensieri in cui ti rifugerai pur di non dire a te stessa che andrà a finire male, molto male. E conserverai il contegno, le piume e i belletti anche il giorno dopo aver sentito addosso l'unto schifoso di quella sudicia realtà, che in fondo, nelle viscere, ti prende del suo profumo animale. No no, non scherziamo. Questo è il terzo millennio. Quel che di sporco c'è non ha odore, nè sapore. La follia non spaventa perchè il belletto lo porta meglio di noi, o forse ci ha solo fatto abituare alla sua presenza, sempre garbata, naturalmente. Non va più a finire male, come ai tempi andò per Blanche. Non  è più necessario combattere ogni giorno contro i propri istinti, come dovette fare Stella. Stellaaaaaa. Ehi Stellaaaaa! Ahaha! Nessuno urla più così. Perchè la passione, la malattia, la distruzione oggi vestono di tutto punto e così sembrano non mordere.
Sebbene abbiano denti assai più aguzzi.
No signorina, stia tranquilla, il desiderio non c'è più. Siamo salvi.
La natura umana adesso marcisce senza farsi vedere.
Sorrida.


 




3 precisazioni:

1- Marlon perdonami.

2- Se in tv, invece di farci vedere sta faccia da demente pure da un giornalista serio come Mentana rimandassero su di tanto in tanto il film di Kazan del 1951 scritto da  Tennesse Williams saremmo tutti un po' meno portati a credere nell'imminenza dell'apocalisse.

3- Chi dice che la cultura rompe le palle, non ha idea di quanto rompono le palle i dementi. A tutti. La gente non si ciba quello che gli dai. E' un trucco per mascherare l'inedia di chi si dovrebbe occupare proprio di fornirla, questa benedetta cultura.


(scusate)
Permalink commenti (16)commenti (16)(popup)
categoria : movies, paura, rispetto, terzo millennio


Un caffè con bellatrix74 alle ore 04:40
lunedì, aprile 02

Quante sono le possibilità di cambiare davvero, se sei così?

Così come questi due. Entrambi esempio lampante dell'egoismo più puro. Guardandoli, il commento è uno solo: NO FUTURE. E stanno pure lì all'aereoporto a continuare a vicenda la commedia del " Parto, no non parto, sì devi partire, no vieni via con me, attacca prima tu, no attacca tu", quando si sa benissimo che Ric sta pensando a quante casse di Whiskey deve ordinare per stasera,visto che è sabato e che in magazzino le scorte del bar stanno finendo, e lei invece sta pensando a quale abito indossare per il ricevimento dato in onore del rientro del primo ministro, suo marito.
Ric ha un bar. Lei è una first lady. Non c'è   stato, durante tutto il film, un solo momento in cui io mi sia illusa, come invece vorrebbero far credere, che abbiano entrambi mai pensato alla possibilità di rinunciare ognuno alla propria vita. Questa è la realtà, triste, di chi non conosce un altro modo di essere, perchè non gli è mai capitato di pensare a un "noi", piuttosto che a un "io".

Ma mettiamo che uno dei due non sia tale e che mostri all'altro la possibilità alternativa. Mettiamo che l'egoista sia solo Ric.

Mettiamo che io sia Ric.

Quante possibilità ci sono per me di cambiare? Quante possibilità non di correggere un difetto, non di smussare una caratteristica della mia personalità, ma di rivoluzionare completamente un modo di essere, che in effetti è completamente sbagliato? Sono cresciuta camminando sulla mia strada,aspettando in stazione il mio treno, scegliendo la mia direzione e mangiando il frutto di quello che seminavo. Ho creduto che l'amore vero lo si trovasse solo nel gioire della felicità dell'altro, pensando che non contasse camminare insieme, ma guardare, mentre si segue la propria via, l'altro che segue la sua. La verità è che io non sono capace di fare diversamente. Non so camminare insieme. Ecco, l'ho detto. Non l'ho mai fatto e per questo, nel mio egoismo becero, continuo a pensare a quell'"Io", dando per scontato che l'altro faccia lo stesso. Sono egoista anche nel dare, perchè ho scoperto il piacere che si ricava dal farlo. Dunque, quando mi dicono che sono buona, in realtà sono solo egoista una volta di più. Egoista ed egocentrica. Non è un difetto, è peggio, è un modo di essere in tutto. L'unico modo per essere davvero liberi è essere soli, e in quella solitudine mi sono crogiolata per così tanto tempo che adesso non so pensare ad altro se non a quello che devo fare io. Mi sono nascosta dietro ad amici che vedevo andar via e che mi vedevano andar via, perchè tra amici è giusto così: si fa un pezzetto insieme, ci si mischia il sangue, ma ci si augura l'un l'altro fortuna e vittorie. Mi sono nascosta perchè avere un compagno di viaggio è un altra cosa, una cosa che io non so fare.

waiting

Ad imparare, fino ad ora non ci avevo mai neanche pensato, perchè se tu  non sai nemmeno che esiste la Cina, come puoi pensare di dover imparare il cinese? Il problema ora è che un bambino di tre anni il cinese lo impara facilmente se va a vivere in Cina, ma a trentadue anni la cosa è ben più ardua. Non dico impossibile, ma,  per tornare a noi, ditemi, quante possibilità ci sono?

Datemi speranza

Permalink commenti (27)commenti (27)(popup)
categoria : movies, love love love, teorie, casablanca, terzo millennio