

Ecco due cose che ricordo di quando ero bambina, una piacevole una no.

Prima quella che detestavo: il gioco dell'anello. A scuola, qualche volta, la maestra ci faceva sedere in circolo, sceglieva uno di noi e gli consegnava tra le mani giunte il suo anello d'argento. Quello faceva il giro passando le mani tra le mani di ciascuno di noi e sceglieva, senza farsene accorgere, a chi lasciare l'anello. Un altro, che non sedeva in cerchio doveva poi indovinare a chi era stato consegnato. Io vivevo quello scambio come un segno dell'ineluttabilità del destino. Mi faceva star male l'idea di non potermi ribellare alla consegna, se l'anello fosse toccato a me. Avrei dovuto restare lì, ferma, in silenzio e far finta di niente con quello che che spiava le nostre espressioni sperando che una smorfia avrebbe tradito il segreto! Terribile. Preferivo palla avvelenata, perchè lì si potevano schivare i colpi, correre via e fare le smorfie a chi ti tentava di tirarti addosso la palla.
Adesso il ricordo bello. Nei pomeriggi d'estate, prima del tramonto, mamma e zia annaffiavano il giardino e strappavano le erbacce, lasciando sempre l'acqua del tubo un po' aperta, così si formava un fiumiciattolo in discesa al bordo del viale fino al cancello. Era luccicante per il sole e caldo per il contatto con i mattoni in porfido. Mi piaceva togliermi le scarpe e metterci i piedi dentro, attaccandoli uno dietro l'altro, camminando in equilibrio verso la fine le viale. Col sole appoggiato sulle spalle e l'aria che odorava di bagnato come quando piove in estate. Mi sentivo al riparo e in armonia con tutto quello che c'era intorno.
Non so bene perchè ti ho raccontato queste due cose, in questi giorni in cui per noi tutto è mischiato: il dolore del lutto, l'attesa per le nostre nozze, le notizie di nuovi nati, qualcuno che parte e qualcuno che torna. In questa vita le cose diverse possono stare tutte nella stessa storia. E' difficile adesso mettere insieme i pezzi del cuore. Poi, quando sarà ricomposto avrà di nuovo spazio per ogni cosa. Poi.
Che fine avrà fatto Alessia Rossi?

Seduta all'alba guardando nella mia tazza di caffè, ogni giorno ripeto questa domanda e mi concentro sulla risposta, da articolare alternando la logica alla fantasia. Naturalmente cambio sempre soggetto perchè non ho un specie di strana ossessione per Alessia, compagna delle elementari, piuttosto la mia è una, comunque strana, ossessione per tutte quelle persone che, non ho mai più visto o sentito. Per abitudine ormai, ne scelgo una diversa ad ogni colazione, e lì immagino tutte le vite che non ho visto cambiare. Ci sono amici, parenti, fidanzati, persino compagni di avventure durate un minuto. Qualche volta per rispondermi digito il loro nome su Google. Ieri ci pensavo: il modo migliore per restare per sempre nella vita di una persona forse è sparire completamente. Ridefinisco il campione di ricerca: il modo migliore per restare nella mia vita è sparire completamente. Dopo la domanda solitamente mi concentro sull'immagine e mi accorgo che in nessun modo può corrispondere all'attuale. Questo mi innervosisce alquanto perchè è troppo difficile per me parlare (anche solo a me stessa) di qualcuno che non posso immaginare. Così inizio a fare l'elenco di tutti gli errori che il ricordo conserva. Per Alessia l'errore scovato è addirittura grossolano: mi veniva in mente lei, bimba con la coda di cavallo nera corvino, ogni volta che pensavo agli sventurati in cima all'appello, che, come tutti sanno vengono beccati sempre per primi alle interrogazioni a sorpresa. Non avevo mai realizzato il fatto che alle elementari la maestra faceva l'appello per nome, da qui il ricordo, ma che per il resto della sua carriera accademica, Alessia, grazie al suo cognome, ha goduto dell'invidiabile posizione di tre quarti, nel registro di classe, il che rivoluziona completamente l'idea che ho sempre avuto di lei e della sua vita. Rimando ad un giorno di pioggia la teoria sulla correlazione tra la posizione nel registro di classe e il modo di affrontare la vita . Fatto è che quel ricordo sbagliato m'ha condizionato per anni. Per la proprietà transitiva, anche tutti gli altri su cui continuo a farmi domande potrebbero aver avuto sorte diversa da come ho sempre pensato ,magari proprio perchè c'era un errore di fondo. E magari anche chi ha avuto un ruolo fondamentale nella mia storia ha lasciato un'impronta sbagliata, controvertendo le sorti di entrambi, per colpa di un piccolo insignificante dettaglio che al tempo non colsi. Questa è un'ipotesi agghiacciante per me: va bene non sapere più nulla della vita di alcune persone e sottostare alla propria insana mania di doverla per forza immaginare, ma capire che forse si segue una pista sbagliata in partenza non è emotivamente sostenibile. E se anche io sono rimasta nei pensieri di qualcuno in maniera distorta? Bisognerebbe sempre poter riparare a questo. Ecco perchè la playlist dei miei film preferiti comprende solo film dove i protagonisti si incontrano nuovamente dopo anni e anni. Dovrebbe essere sempre come in Casablanca: dopo l'incontro la vita di ciascuno riprende sui suoi binari, ma vuoi mettere che goduria per Ric, dopo anni passati a chiedersi cosa stesse facendo Ilsa, capire che in futuro, così come in passato, lei non sarà mai più felice come se avesse scelto di vivere con lui a Casablanca, bevendo Champagne insieme a Sam? Propongo un calendario di incontri collettivi, in cui giustizia sia fatta, le curiosità siano assecondate, e ciascuno abbia modo di dare di sè altri indizi su cui la mia mente insana potrà poi lavorare in tante altre colazioni. E che Dio c'assista.
.... a convincermi del tutto. 



Good morning my teacher. How are you? Sì, sì io sto un pochetto storta. Si vede eh? Yes, you know what? A volte it's hard to explain..sì sì..è diffcile capire se non hai capito già, come dice un cantante che conosco. But let me tell you what is the point, cioè qual è il punto: è tutto un problema di direzioni e incroci. Io agli incroci poi sono da sempre un disastro, si figuri che la patente me l'hanno data per pietà al quinto tentativo. Glielo spiego come faceva lei con me, alla lavagna. Guardi, facciamo conto che la sua vita, per quanto precaria, sia raffigurabile come una serie di strati allinenati, anche senza criterio, tutti in una stessa direzione. Eccola eh...
Bene, ora facciamo conto, che per una serie di circostanze lei si trovi a dover recuperare un nuovo equilibrio, ma trasformando quello che aveva in una situazione diretta in un modo completamente diverso, tipo così:
Ora, lei è convinta che il cambio di direzione sia graduale, don't you? Manco pe' il caiser! Infatti, la situazione precipita vorticosamente nel periodo, più o meno lungo, in cui i due assestamenti, non si trasformano l'uno nell'altro ma si sovrappongono, like this:
Bello eh? Sapesse quanto è difficile dar buona prova di sè in questa situazione e perseguire comunque lo scopo, non dico della sanità mentale, ma almeno dell'instabilità emotiva sopportabile a cui sono avvezza. Mi dica, my teacher, lei se lo ricorda di quando ci avevo il Commodore128 e lei insisteva che era più importante fare i compiti piuttosto che passare i pomeriggi a giocare a PACMAN?

Se lo ricorda che io i compiti li facevo sempre tutti mentre per esempio mio cugino lo sgridavano perchè stava sempre davanti al computer? Bene, lui qualche votaccio l'avrà pure preso, ma a PACMAN era imbattibile. Ecco, io adesso vorrei aver preso qualche bel voto di meno, ma essere imbattibile nei giochi di labirinti. Per questo, Signora Maestra, faccio l'inchino e saluto che mi vado a gettare in un nuovo gioco chiamato "raccapezzati dentro 'sto groviglio di traslochi, bollette, nuovi strumenti, prove tecniche, nuovi amici, nuova città,e di <<chissà se ce la farò>>", 'chè se esco le faccio un fischio. Non posterò per un po' forse, ma vi leggerò sempre. Bacini bacetti e tanto affetto.

on air: David Bowie from Labyrinth soundtrack