Un caffè con bellatrix74 alle ore 22:04
martedì, luglio 29

Il mio giovane Holden! Starei ad ascoltarlo per ore...

«Lei piangeva davanti a una gelateria.



Ora non mi ricordo mica perchè. Io le dissi, cavolo, che doveva smettere perchè io l'amavo e l'avrei protetta per tutta la vita dal dolore. Da non crederci, le dissi questo. Che poi uno può anche provarci a mischiarla col resto del discorso, una frase così, ma mica ci riesce. A lei suonò bene perchè come sanno fare le donne, diventò, per finta piccola piccola. Dico bene: per finta. Adesso sto qua e mi viene in mente che forse qualcuno, tra queste persone che si vanno a prendere il gelato, ha anche lui ha pianto davanti a una gelateria, o anche in un altro posto, e adesso invece lecca il gelato come se niente fosse. E magari qualcuno gli aveva anche detto Ti Amo, e anche quello, adesso,  è come se niente fosse. Chissà se la gente quando sceglie i gusti da mettere sul cono ci pensa bene, tipo cioccolato-amaro-non-mi-va oppure limone-mi-fa schifo, o se invece si lascia sorprendere dal gelataio già con la cialda in mano che dice: prego, mi dica e ti costringe a rispondere per istinto croccantino al rum e cioccoriso. Bisognerebbe sempre poter scegliere i gusti con calma, perchè magari sei allergico al pistacchio e lì per lì non te lo ricordi. Prendi me per esempio: che cavolo ne sapevo io quando guardavo quella gonna a righe arancioni e rosse che poi mi faceva stare male il ricordo di quando la ruotava come stesse ballando una canzone gitana? Uno dovrebbe sempre saperlo quello che gli succede dopo, quando sta per farsi fregare. Ma andrebbe bene anche ribellarsi all'idea di essere più deboli e dire No, non lo voglio il pistacchio, pure se è verde e il verde m'è sempre piaciuto. E quello che ci vorrebbe adesso sarebbe di raccontare il  male che m'ha fatto con le parole esatte con cui lo racconto a me stesso, così mi sentirei dire che non ero io lo scemo davanti a quella gelateria, ma che era lei la stronza. Lo so pure da solo, ma che ne so, mi piacerebbe saperlo raccontare. Però non lo so fare. Notte. »

L'hai appena fatto.

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Un caffè con bellatrix74 alle ore 21:20
mercoledì, luglio 09

PRECISAZIONE SUCCESSIVA ALLA PUBBLICAZIONE DEL POST: Questa non è un'invenzione letteraria, ma un ritrovamento fortuito realmente avvenuto

Se il destino ti fa un regalo, te lo mette proprio sotto il naso: se non lo vedi non era per te.
Ho trovato una cosa. 
Ci avevo inciampato stamattina sul vialetto d'ingresso della stazione ma l'avevo ignorato. Dopo dieci ore, su quello stesso vialetto, era ancora lì. Nessuno l'aveva notato, così ho capito che potevo prenderlo. E aprirlo. E leggerlo.

diarylost
Non sono in ritardo che  per quell’appuntamento non dato,  perciò posso pure andare piano, stamattina. Tengo in mano un fiore blu rubato dal giardino della palestra, quella che sta alla fine delle scalette che portano al Corso e guardo dal profilo dei tetti in su. Immagino tutte le vite possibili e me le vedo davanti ad ogni numero civico, sbirciando curioso dentro i cortili la meraviglia di un incastro di siepi curate, aiuole rosse e piccoli tavoli tondi bianchi. Sono graziosi, con le gambe arricciolate, messi lì come se  ci fossero spuntati da soli, sotto un pergolato di glicine o un roseto rampicante. Ci immagino seduta Sofia. Solo lei e la mattina, con un libro e una tazza di caffèllatte. Neanche un gatto a farle compagnia ma il mondo intero a ruotarle nei  pensieri. La immagino sorridere alla vicina e scambiare chiacchiere di cortesia, con una voce assonnata da bambina. Mi manca Sofia, e la penso spesso. Sono intimamente affascinato dalle donne: le loro curve sode, le pieghe rotonde della carne tra i fianchi e la vita, quell’ondeggiare sinuoso dei fondoschiena. Grossi, piccoli, anche secchi e spigolosi. Il gesto di accarezzarsi distratte il collo. Quella bellezza così profumata che spiega il motore del mondo. Ma io, Sofia,  l’avrei amata anche se fosse stata un uomo.  Sofia è da sola; non in solitudine, ma con ognuno, perché ama troppo le sue  vene. Lo dice sempre: « Me le conto sulle mani mentre mi portano la vita per guardare cosa c’è in giro. Sembrano le radici che non ho. » Indossava  una gonna lunga e salendo le scale la raccoglieva di lato con la mano sinistra, allargando il braccio. Non distrattamente, come fanno le donne di oggi per non sporcarsi l’orlo, ma come una dama dell’ottocento, attenta a non mostrare le caviglie nude sopra i sandali. E’ di ogni tempo Sofia. E da qualche parte sorride ad una vicina. Non l’ho persa, perché non si perde qualcosa che da qualche parte continua a sorridere. Come il quaderno su cui  scrivo il suo nome, che non perderò, ma lascerò a chi lo troverà. Non si perde niente, perché nulla è perduto. Si lascia.  Abbi cura di lasciare di nuovo questo quaderno, solo dopo aver raccontato della tua Sofia. E se incontri la mia, sorridile per me.
Vincenzo


Vorrei conservarlo per sempre. Questo piccolo quaderno, intatto se non nelle prime due pagine che portano la firma di Vincenzo,  è il regalo più bello che io abbia mai ricevuto. Ma sarà mio solo fino a domani. Stanotte scriverò delle rose che non colsi, e avrò cura di lasciarlo a chi saprà trovarlo e come me non lo perderà mai.
Buona caccia, amici miei.

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Un caffè con bellatrix74 alle ore 21:59
mercoledì, maggio 21

«E comunque il dubbio resta...»
«Cerca su Google no? Lì trovi di sicuro la risposta alla tua domanda»
«Ottima idea…vediamo che dice… "Cosa è..."»

tchubaruba
Io me lo sono immaginato così uno dei tanti che  hanno contribuito a far sì che questa domanda sia in testa alla  classifica delle frasi più digitate su Google. Talmente distrutto dal suo mal d'amore da voler a tutti i costi, come di solito si fa in questi casi, capire e spiegare l'origine della sua sindrome, nella speranza di trovarne l'antidoto. Anche io lo faccio spesso. Per esempio ieri ho digitato la domanda "Cosa sono queste bolle che mi sono venute in fronte? Sarà mica la torta al cioccolato di ieri sera?". Evidentemente la mia domanda  non ha  significativamente influito sulla Zietgeist 2008 di Google. Dicesi Zietgeist la classifica delle frasi che più spesso sono state scritte nella casellina del motore di ricerca. E quindi ci sono due possibilità: o c'è uno sventurato, distrutto dalla solitudine,  che dall'inizio dell'anno sta lì a chiedere al suo computer Cosaèl'AmoreCosaèl'AmoreCosaèl'Amore...etc etc.. oppure, tutti noi pur essendo sopravvissuti ai cataclismi, alle crociate, all'inquisizione e alla televisione spazzatura, non riusciamo ad uscire da un empasse di millenni, facendoci  ciascuno la stessa domanda in un autismo ormai cronico, almeno una volta al giorno.
Cosa è l'amore?
Confessa, l'hai scritta pure tu nella casellina di Google. Confessa. Io forse. Non mi ricordo. Di sicuro ho digitato la frase "Come evadere il fisco e diventare presidenti", e la frase "Dimostrare che Paul McCartney non è che un sosia". Ok, ok,forse sì...E per tutta risposta ho avuto: il testo di un paio di canzoni, un video su YouTube postato da un papà orgoglioso della sua bimba appena nata, le vignette degli innamoratini "Love Is", un centinaio di blog, poesie, l'invito ad un convegno per il Movimento del Libero Pensiero (???), la foto di Osho, un link ad un'asta su E-bay (il che chiarisce il dilemma sulla monetizzazione dell'amore), la nuova collezione di Miss Sixty, una foto di Emilio Fede che pettina il Cavaliere,  i dettagli del mutuo ContoArancio e un link di download porno. Posso dirmi soddisfatta, è molto più di quello che avevo sempre creduto io. Per una volta posso dire di essere stata superficiale e limitata. Ho sempre creduto che l’amore fosse una cosa sola. Una sola.
Tchubaruba.
L’amore è questa Tchubaruba qui che senti in sottofondo. Poteva andar bene anche Dubididu o Spiripicciù. Anche Lallalallè, ma solo fino ad una certa età. Poi cresci e allora diventa Tacchititacchiti. E solo quando ti senti davvero parte del mondo, tanto da non aver bisogno di possederlo,  capisci fino il fondo quel Tumbatumbatù. E magari ti svegli una mattina, come me oggi, e non hai tanta voglia di andare al lavoro,  sei demoralizzato da quello che vedi in giro e non riesci a scrivere da dieci giorni perchè senti che l’ingiustizia e l’immoralità hanno sporcato la speranza, ma poi ti fermi, respiri e ti dici che anche se nascosto, anche se s’è infilato tra le fughe dei san pietrini di Via della Croce, quel Tchubaruba lì, ancora semplicemente c’è.
Perciò rassegnati e sorridi.
 E spegni quel computer che stai diventando un'ameba.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 19:27
lunedì, dicembre 24

Caro Gesù Bambino Piccino Picciò,
Tra qualche ora è il tuo compleanno e io sto qui con la mia nipotina Elena a domandarmi per quale motivo il compleanno è tuo e i regali te li chiedono a te. 

Elena e io
Si sa il Santo paga, ma il festeggiato riceve doni, anche se è Santo di suo. Mah! Comunque,  già che è usanza, anche quest'anno ti lascio la mia lista personale, aggiungendoci anche un Dolce Forno che Elena qui accanto ha chiesto quello. Lei ancora non parla ma lo intuisco dallo sguardo invidioso che rivolge a a suo zio Marco che fa lo Chef e per questo stasera cucina per tutti.
Ecco la lista.


1- Niente più del tanto che  già ho.
FINE


Grazie.
Buon Compleanno.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 22:43
martedì, dicembre 11

Una volta ho inciampato in un miracolo.



Credo che non fosse proprio destinato a me, semplicemente doveva accadere e io ero di passaggio. Non che non l'avessi chiesto, anzi. Ogni sera, per mesi, senza saltare neanche una riga avevo recitato una litania di speranza, dopo aver passato l'intera  giornata a pensare a quella cosa lì. Quella cosa che neanche me la ricordo bene. Quella cosa che è una specie di buco su una tela azzurra, che però non ti permette di vedere dall'altra parte. Solo buio.  L'amore che inventi lo dipingi a più strati, perchè hai paura che qualcuno ti ci passi il dito sopra quando il colore è ancora fresco mostrandoti quanto facilmente possa venir via. Io l’avevo dipinta di quel colore carico e intenso, invincibile azzurro. Poi lo strappo e il buco. L’assenza di un uomo, anche di uno che hai solo creduto ci fosse, può riempire tutto. Sapevo già allora che provare nostalgia per qualcuno significa ammettere che lo si è perso, così non chiedevo che tornasse, ma che tornasse presto. Come fosse andato via solo per un po’. Era un continuo tendere a lui. Non riesco a ricordare altro che quella sensazione: la pelle che tirava forte nel tentativo di contenere tutta me che sembrava voler schizzare via, da qualche parte fuori, lontano dalle ossa, verso lui. Come se lui fosse ovunque, ma fuori. Fuori. Lontano. Avevo diciotto anni. Adesso che sono grande e saggia lo so che non si dice “Amore”, quella cosa lì. E so che non poteva tornare una cosa mai avuta. Impossibile. Ma inciampai in un miracolo, l’ho detto. Quindi, se mi parli di quel male lì e t’aspetti che ti dica una cosa saggia, sappi che un miracolo anni fa mi convinse a non diventare grande.
Desidera.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 18:46
domenica, dicembre 02

Jesse: «Vuoi davvero sapere per quale motivo ho scritto quello stupido libro?
Lo vuoi sapere davvero? Perchè tu potessi venire ad una presentazione e io potessi finalmente chiederti che diavolo di fine avevi fatto! »





E' più o meno il  vero e inconfessato motivo per cui  qualcuno apre un blog. Non questo blog però. Sono all'antica, il metodo del libro mi sembrava più adatto.

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Un caffè con bellatrix74 alle ore 13:07
domenica, ottobre 28

E allora io dichiaro: è stato il professor Plum nella biblioteca, con il candelabro.



Che ci vuole in fondo? E' sempre il professor Plum, nella biblioteca, con il candelabro. Sempre. Come dire che giochi a tombola e vince Emanuela. O che devi indovinare chi viene a cena stasera e alla fine capisci che è molto meno importante di indovinare chi cucina stasera (cioè tu. E neanche t'avevano avvertito). Alcuni misteri non sono che banali passatempo, risposte già note, ovvietà.
E' per questo che non conviene mai mettersi ad indagare sulla vita segreta di chi ti vive accanto. Perchè non può in nessun modo essere segreta la vita di chi ogni giorno è sotto i tuoi occhi. Credi di no?  Nessuna donna tradita non sospetta di esserlo. Nessun uomo che sta per essere scaricato non immaginava che potesse succedere. Non c'è mai niente da scoprire per una moglie, un marito, un fidanzato, un amante.  Il gioco sta  nel far finta di non aver capito, solo in quello. Nel far intervenire gli altri, che si divertiranno a giocare a Cluedo, con inseguimenti, consigli, e ricarca di prove, che incastrino un colpevole, che già si conosceva come tale perchè il solo sospetto già è la prova. O viceversa, un innocente che però ha fatto passare una giornata divertente a un paio di comari che sono costrette a vivere la vita degli altri perchè una loro non ce l'hanno e che godranno nel sussurrare tra loro «Poveretta. Hai visto? Addirittura con la fornaia, chi l'avrebbe mai detto?». Insomma, la sorpresa di una menzogna, c'è solo per chi della storia non è il protagonista. Detto questo, posa quel cellulare, che se non è il tuo davvero non ha niente da farti sapere.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 04:14
domenica, ottobre 14

«Ehi, ma c'è un cielo incredibile! L'ultima volta che ho visto una notte così lucente di stelle deve essere stato a Tropea nell'estate del '98! Guarda Sirio! E guarda anche il pianeta rosso che si stacca tra quelle due lassù in alto, lo vedi?»



«No che non vedo. Sto guidando, come posso guardare  il cielo? Adesso che scendiamo ci do' un occhio»

«Dovresti proprio farlo infatti. E' uno spettacolo da restare a bocca aperta. Sai, in questi giorni, forse perchè sto un po' giù,  vado dicendo a me stessa che non può esserci nessun Orologiaio, perchè se ci fosse non ci sarebbero errori nel sistema. Poi però capita che l'Orologiaio latitante ti dipinga un cielo così, e allora tutto diventa chiaro. Non ci sono errori nel sistema, solo incastri. Ogni cosa succede per un motivo. Hai tu le chiavi?»

«Sì eccole. Ehi... 'ccidenti. Hai ragione, sono bellissime. Cosa è quella?»

«Be', quella... mi pare Betelgeuse. Guarda, ti faccio vedere le Pleiadi. Lì.. vedi è facile. Ma come? Guarda lì...  seguendo a nord di Orione... Orione, sì, quella è la cintura. Dài, quelle tre...»

«Però che freddo che fa. Senti che ne dici se me le fai vedere su internet? E' anche più facile, no?»

«...»

Questo è tristemente il 2007. Quasi 2008. E le cose stanno precipitando.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 15:25
giovedì, settembre 20

Attenzione:c’è un video, il post è lungo,  la vita è breve. Fai te...


E' iniziato tutto due sere fa, curisando sul Blog di SteveMcQueen.




Tra le tante citazioni cinematografiche lì puntualmente annotate ne avevo scelta una che mi aveva riportato alla mente un film del 1994, "Reality Bites", tradotto in italiano (come al solito in modo ridicolo) con "Giovani, carini e disoccupati". E così eccomi lì, la mattina dopo, stesa sul tappeto con un cuscino stretto al petto, persa negli occhi di Ethan Hawke che dice a Winona Rider "Tutti ti amano, io ti amo. Mi fai soffrire come un disperato, ma ti amo" e naturalmente piango. Ma perchè? Cosa è che mi commuove tanto nei dialoghi banali di tutte queste commediole da due soldi? Cosa? La camicia da taglialegna di lui che mi ricorda di quando mio fratello suonava la batteria nei centri sociali? I dischi grunge degli anni '90? Le conversazioni notturne con un coinquilino disoccupato? La filosofia dei vent'anni? La voglia di gustarsi l'attimo esatto in cui una storia d'amore inizia senza rovinarsela col pensiero che potrebbe finire? La possibilità stessa che una storia finisca, tanto si ha ancora tempo? Ho una trentina di problemi da risolvere, the world goes round, la testa piena di problemi e me ne sto qui a pensare come sarebbe bello se Ethan Hawke scrivesse una canzone per me? No no, no, c'è obiettivamente da capire cosa non va in me. Questo mi sono detta. E siccome sono onesta, mi sono risposta.
Io, semplicemente, non voglio crescere.
E "Reality Bites" segna esattamente il punto dove sono rimasta: io sto ancora al 1994. Non uno più nè uno meno. Esattamente lì. E' proprio la sensazione di quell'anno lì che non è mai passata. Non lo so, non lo so...Lorenzo dice che è colpa della morte di Kurt Cobain, o dei Tortoise, che consacrarono definitivame la sconfitta del Rock,  ma secondo me è altro. E, ora vi sembrerò folle, ma vi dirò cosa secondo me cosa mi trattiene ancora nel 1994.
Charlie e Fiona.



Sì, lo so che è un altro film, ma seguimi un attimo. Alzi la mano chi, nel 1994,  ancora oggi da allora, non grida al tradimento, guardando "Quattro Matrimoni e un Funerale", perchè pensa che Charlie e Fiona debbano finire insieme. L'americana non c'ha mai convinto, a noi romantici del grunge. Doveva finire come Reality Bites, come Singles. Insomma, quel film col 1994 non c'entra niente! (E neanche i Wet Wet Wet)
E qui arrivo al punto: per diventare grandi bisogni che la realtà ti si palesi davanti cruda e insensibile e ti sveli che se Charlie e Fiona si fossero messi insieme la loro storia sarebbe stata un fallimento perchè avrebbero vissuto nel ricordo di quel che avevano come amici. In Singles, Harry e Sally e Reality Bites , c'è l'inganno, ci dicono che tra gli amici novelli innamorati andrà tutto bene. In Quattro Matrimoni e un Funerale,avrebbero avuto l'occasione di metterci davanti alla realtà, ma non lo fanno succedere e così noi, come muli, lì, anni interi a dirci che tra loro sarebbe stato perfetto. E l'illusione è come un fardello, si sa ti tiene a fondo, giù, intorno ai vent'anni, appunto.
Ho deciso che voglio crescere, e per questo, mi sono fatta il finale alternativo. Lo regalo ai ventenni di trentatrè anni fuori di testa come me. Eccolo.



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Un caffè con bellatrix74 alle ore 00:55
mercoledì, luglio 04

Una pillola e ..puff! Loro spariranno.



No dottore, la prego non mi guardi così, che lei lo sa quanto diritto ne ho. Mi ha insegnato lei a distinguerle dai colori: questa la piglio per essere più magra, questa per l'intelligenza, questa piccola qui mi serve per ridere, quest'altra per piangere. E poi ce n'è una nuova, una speciale e lei adesso mi scriverà la ricetta per andarla a comperare. Sia bravo, che me la merito, anche perchè ci ho messo tanto per decidere se era il caso o meno di farlo. E' il caso.
Ma ci pensa? Un sorso d'acqua e un pezzetto di memoria va via. Non lascia segno, non divento menomata, tutto il resto intatto, solo quel che voglio sarà sparito completamente dai miei ricordi.
Ho fatto la lista delle cose che voglio cancellare dalla memoria una per una. Eccola. Si meraviglia di cosa? E perchè dovrei voler cancellare solo gli eventi spiacevoli? No, no..belli o brutti che siano io voglio dimenticarmi per sempre delle cose sostanziali, di quelle che ancora a volte mi vado cullando. Perchè le cose importanti quelle che ti cambiano per sempre commettono un crimine: ti snaturano.
Io sono snaturata. Mi sveglio la mattina e allo specchio non ci sono più io. Al mio posto lì una collezione di cicatrici, sconfitte, vittorie, ricordi, persone, desideri che non ho più e che ho avuto per tanto tempo, paure e soprattutto confronti. Coi ricordi, dottore, ci si può fare quel che si vuole: e io, solitamente ci passo la cera e li rendo splendenti anche se erano sporchi di fango nella realtà. Così, la vita, confrontata con quelle immagini luccicanti pare sbiadita come un golf lavato da mia mamma. Pensi un attimo a Noè. Immagini che, dopo il diluvio universale, anche dopo trent'anni, Noè si trovi nel bel mezzo di un fragoroso temporale estivo. Lei crede che ne apprezzerebbe la potenza? No. E sa qual è il problema di Noè? Che l'idea del diluvio, che non sparirà mai, continuerà ad assillarlo e stancarlo nel tempo, a togliergli tutte le forze, fino a quando non avrà più passione per nulla. Fino a quando non apprezzerà più la rugiada del mattino, perchè  gli sembrerà inutile. Gli eventi che ci cambiano dovrebbero poter essere cancellati per lasciare spazio ad altra vita. Ecco, dottore, mi cancelli tre persone per favore, che voglio ritrovare quella forza di amare che non ho più. Mi restituisca la mia passione dottore. Mi restituisca la leggerezza per amare la pioggia di marzo. Mi faccia tornare leggera. Può cancellare anche i miei sorrisi di allora, perchè vedrà che ce ne saranno di più grandi in futuro senza quella zavorra pesante.  Uccida quei tre  e faccia rinascere Barbara, che manca a molti.
Soprattutto a me.
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