STO BENE:
Quando metto su un disco; senza scarpe; quando mangio le fragole; quando scrivo; quando guardo un film che mi piace e lo so a memoria così abbasso il volume e doppio tutte le battute; quando sto al mare; se non devo fingere che qualcuno mi piaccia; quando creo qualcosa dall'inizio; quando corro; quando chi mi sta davanti mi capisce pure se non parlo; quando non serve spiegare; quando imparo qualcosa; al mattino quando faccio colazione con le finestre aperte. STO MALE:
Sto male davanti: alla stupidità, alla cattiveria, all'invidia, a "Silvio" e al suo governo fantoccio di rettiliani. A chi preferisce che le cose vadano male agli altri pur di non dover faticare per farle andare bene a sè.
Nome: Barbara La teoria evolutiva è spazzatura. Io sono al punto in cui per essere migliore devo regredire allo stato di sognatore. Tanto non ho una lira lo stesso.
Un caffè con bellatrix74 alle ore 10:38 sabato, agosto 30
Hey! Aspetta un attimo, aspetta un attimo!
Ma quello ci stava... provando! Con me! Ti rendi conto? No, perchè io me ne sono resa conto solo adesso che sta fuori , immobile davanti alle porte della metro ancora aperte, e mi guarda col sorriso malizioso di chi aspetta di essere raggiunto . Ma siamo matti? Non sarà mica colpa mia? Non avrà mica creduto che... Io lo stavo fissando solo perchè mi sembrava somigliasse a Gianmarco, che non vedo da un po'. Quasi andavo a salutarlo. Certo, lo confesso, da quasi undici fermate continuo a chiedermi che fine avessero fatto tutti quelli come lui quando ero single. Ero giunta alla conclusione che ci fosse stato un qualche sconvolgimento naturale di cui non ero stata informata, in seguito al quale si fossero trasformati tutti o in gay o in cessi. I pochi esclusi da questa classificazione mi avevano già detto no, o me l'avrebbero detto di sicuro. E invece...! Un superstite signore mie, un superstite. E che pezzo di superstite! Presa dal gaudio per la buona notizia sulla ripresa dello stato di salute dell'universo devo essermi soffermata un po' troppo su di lui. Non lo faccio mica apposta, mi capita sempre in metro. Dopo un rapido casting tra i presenti scelgo i protagonisti di un film da guardare nella mia testa. La trama di questo qui prevedeva che due rapinatori, entrati di corsa nella metro col capo coperto, prendessero tutti in ostaggio facendo fermare il treno sotto la galleria tra Re di Roma e San Giovanni in cambio di un riscatto da due milioni di euro, un elicottero per fuggire e l’indulto a Berlusconi in caso di caduta del governo. Lui, il belloccio, avrebbe salvato tutti convincendo i due rapinatori che lì non avrebbero potuto chiedere nessun riscatto telefonico perchè sotto la metro il telefono non prende e che sarebbero dovuti entrare in azione a Lepanto, quando la metro passa sopra il Tevere. Appena il treno fosse ripartito avrebbe poi tirato il freno di colpo facendo cadere i due che non si stavano reggendo da nessuna parte perchè avevano le mani occupate con le pistole. Io avrei preso le pistole e insieme avremmo riportato il treno a Battistini dove ci avrebbe atteso la Polizia e una tazza di caffè fumante sulla quale parlare di come salvare il mondo dalle grinfie dei malintenzionati. E adesso è lì, che mi aspetta ammiccando con quel sorriso scemo. Io lo guardo fisso negli occhi. Le porte si chiudono. La metro riparte. Per un istante ho pensato che la chiusura delle porte fosse stata la mia salvezza, ma poi ho capito che la salvezza di quelli come me ( e dei fidanzati di quelli come me) sta proprio nel non voler niente di più che essere liberi di fantasticare sul “Come sarebbe andata se”. Scrivo questo post adesso, di corsa tra Vittorio Emanuele e Spagna, per cogliere al volo l’istante di euforia che mi prende ogni volta che accade qualcosa su cui ricamare. Lo scrivo per riportarlo nel blog a mo’ di dichiarazione d’indipendenza: non c’è nulla che non sia me, su queste pagine virtuali, nulla di celato o taciuto. E’ il mio posto, non di chi legge. C’è la mia natura e quella non cambierà. Non credo ai finti maritini o alle brave mammine che un tempo erano diversi ma poi sono “cresciuti e diventati maturi”. Nessuno cambia mai, ma qualcuno è molto molto bravo a fartelo credere, anzi a farlo credere a sè stesso. Io no.
Ecco tutto.
E ora vado a ritirare le partecipazioni di nozze.
Un caffè con bellatrix74 alle ore 02:57 mercoledì, settembre 26
Cento colpi di spazzola alla mia Barbie e a ninna. Ma...
<<Vede signorina lei è un bel personaggio. Sì, un personaggio, mi capisce no? Non siamo banali suvvia, il fatto che lei sia anche una bella persona non è interessante al momento. Almeno non lo è per noi, essendo l'universo "persona" meno manipolabile commercialmente parlando dell'universo "personaggio". Sa, il problema con le "persone" è che ci si mette sempre di mezzo una lunga lista di caratteristiche che non sono dipendenti dalla nostra volontà e spesso neanche dalla sua. S'intende che i sentimenti, i valori, i gusti sono merce preziosa per un "buon personaggio" purchè non interferiscano con l'idea generale che di lei vogliamo rimandare. Il problema delle personalità ben commercializzabili come le sue sta proprio nel tenere alto il profilo da lei già ben delineato, plasmandolo però ad un motivo un pochino più "in fashion". Lei è di base un buon personaggio: scrive bene, il che non guasta, è abbastanza visionaria, utilizza termini "trendy" e ha anche un buon background culturale, fondamentale per attrarre un pubblico radical-chic, che sebbene interessi una fetta di mercato piuttosto limitata, resta un buon termometro dell'opinione pubblica. E' per questo che noi vorremo proprio lei in scuderia, esattamente per come si presenta, con un unica piccola differenza, che contribuirà in modo significativo a renderla più "attuale", più "attraente", insomma più proficua. Lei deve diventare un personaggio shock. Cannibale, pulp, affascinato da pratiche di coprofilia. Sì, sì, non sarà difficile, ci shockki, ci parli di violenza dopo e durante l'amore, di sentimenti torbidi repressi per mostrare un viso da brava ragazza. Ci parli del sesso con quante più S può. Di uomini, donne, donne, uomini, fruste, feste nelle dark room, inserzioni di dominatrix, apprendistati negli harem, banchieri con mascherine fetish e di un guardaroba per metà di tailleurs castigati e per metà di abiti in lattice rosa da castigatrice. Sa, è questo che la gente vuole leggere adesso. Letteratura erotica, da erotomani erotizzati di eros. Perversi e piscialletto. Bridjet Jones ha nuova vita da quando ha sostituito i mutandoni della nonna con un filo borchiato di cilicio e fa le marchette per comprarsi la cocaina prima di andare in ufficio.Scriva di questo dunque, ma lo faccia con la sua consueta leggerezza, ironia, semplicità, che tanto piace a tutti. Solo così non si rischierà a parlar bene di lei. Oramai, mi creda l'unico modo per essere popolari è essere impopolarmente sudici. Sia sudicia, ma con dignità. E allora sì che arriverà il suo contratto. Ci pensi, noi confidiamo in lei>>
Bene. Lo faccio. Eh sì, mi pare giusto, i tempi cambiano. Anche io col sesso ci ho dimestichezza, ci ho. Me lo diceva sempre la maestra a scuola: <<Barbara, insomma! Cosa è questo chiacchierare continuo! Stai attenta alla lavagna! Non vedi che sto spiegando biologia erotica? Piuttosto vieni a ripetermi la lezione di ieri e vediamo se sai fare qualcosa. Puoi usare Pietro se vuoi e non mi dire che ti sei dimenticata la frusta pure oggi che ti metto una bella nota sul diario!!!>> Avrei dovuto farlo molto tempo fa, invece di perdere tempo con i blog, i mixati, le radio, i romanzi sui trentenni del 2000 che combattono contro il concetto di precarietà da un lato e contro la gabbia dell'oscurantismo delle passioni dall'altro. E quindi, eccolo, il mio primo racconto erotico, fetish, zozzone, porno in una parola shock. L'ho intitolato...
Le api e Li fiori
Non si sorprese quando lo vide da lontano. Non le avevano dunque mentito su quanto il luogo fosse segreto e tuttavia alla portata dei passanti. Le piaceva giocare col tempo ogni volta che il tempo stesso le si negava. Lucidarsi il viso di rugiada durante un volo, fermarsi un attimo dopo l'atterraggio prima di continuare la marcia verso l'appuntamento. Bagnarsi tra le gambe, ogni volta. Restare immobile per eliminare il ronzio dei pensieri che in quel momento rincorrevano la lista dei segreti migliori che ricordasse in vita sua. Dei tanti loschi antri bui della mente nessuno era mai paragonabile al segreto, nascosto proprio dalla troppa esposizione. Il suo segreto era lì che l'aspettava, chiaro, scritto ovunque eppure illegibile perchè inosservato. Così segreto eppure alla luce del sole, era lui, nell'attenderla, tra gli uomini malvestiti della domenica mattina, terrorizzato solo dall'incedere morboso dei cani, che sembravano spiare con occhi che i padroni non hanno mai avuto. All'offuscata vista di quella figura che ondeggiava verso di lui, non si lasciò ingannare da un soffio di vento leggero, che quasi lo chiamava a dimenticarsi del patto. Il patto. Tacito, accordato in un istante, siglato da uno sguardo in lontanaza. Il patto: solo lei saprà fare. Solo lei arriverà. Solo lei andrà. Solo lei potrà. Sapeva che il muoversi della corolla tumida intorno al suo busto, messa lì ad attirare l'attenzione, non l'avrebbe difeso dall'immobilità da lui sottoscritta. E la parola, non consentita, sarebbe stata solo un accenno di sbatter d'ali, fragoroso a svegliar d'un tratto l'universo dormiente. Un piccolo mondo racchiuso in un talamo già sporco di seme, davanti ad un universo incurante del piacere consumato sotto il suo cielo. Un sussurro ovattato. Poi di nuovo distante, lei, giocosa fece un inchino al suo principe odierno, che tutti potessero ammirare senza capire a cosa giovasse quella buffa genuflessione. Il sorriso beffardo di lei si spense. D'un tratto. Seria. Lenta. A scatti. Lui non tenne il petalo di seta a coprirgli il centro del calice ormai gonfio di rincrescimento per aver subito mostrato la via alle sacche di polline sotto il pistillo. Turgido, imponente, mamormoreo indisponente verso l'alto. Lei si accomodò matrona, cercando, cercando, dapprima con le estremità per poi, cospargendosi del di lui umore fino alle spalle, giungere a catturare avida il seme con la bocca, impedendo al vento di rubarne anche solo un po'. L' interminabile guerra tra lo stilo piumoso e la piccola operosa ammaliatrice non vide tregua fino al crollo dello stigma sotto le sue zampate, che lo punirono strappando con forza un piccolo residuo apicale, che ancora rivelò la punta zuccherina. Un sibilo tra i fili della corolla, increspati, per il freddo e a lei sembrò di sentir un sussulto. <<Taci. Non ti è concesso rivolgermi parola. Legato e immobile, mi vedrai andar via. Di nuovo sorriderò allontanandomi pensando alle tue lacrime sull'immagine di me che mischio il tuo seme a quello di altri.>> . Quel taglio fu un godere incessante, umiliato nel ronzio e nel frusciare festoso di una partenza. Un uomo correndo lo urtò, ma non lo distrusse. Non più di quanto aveva potuto fare quell'insipida ape, rimasta nei ricordi inutili di un inutile fiore rosso. Nel giorno apparentemente inutile in cui una scrittrice passata lì per caso, guardò la scena masturbandosi. Mentalmente s'intende.