Un caffè con bellatrix74 alle ore 14:15
venerdì, settembre 26

TEA TIME IN ROME

teatime

IO: «Insomma, ti dicevo, ho fatto questo  sogno terrificante in cui Roma era sotto assedio militare, non ricordo bene perchè e per come. Però c'erano questi caccia che sfrecciavano bassi e la polizia ovunque... latte o zucchero? »
LEI: «Zucchero grazie. Un po' come stamattina, quindi. Ma che sta succedendo? Roma è forse circondata? Ci sono sirene blu ovunque...»
IO: « E che ne so? la cosa bella di lavorare in centro è che puoi scendere a bere il tè tra i vicoli facendo finta che vada tutto bene.»
LEI: «Piuttosto, parliamo di cose serie. Che hai deciso per i capelli: sciolti o raccolti?
IO: «No, no, sciolti. Sei anni fa ho deciso di non tagliarli più giurando a me stessa che non mi sarei sposata prima che fossero diventati lunghi così. E' per questo che mi sposo: sono abbastanza lunghi adesso. »
LEI: «C'è Justin Timberlake»
IO: «Al mio matrimonio?»
LEI: «No, dietro di te»
IO: «Oddio mio è lui! Ma è matto che va a passeggio a Via delle Carrozze come fosse la sora Marisa?»
LEI: «Non sembra la sora Marisa. E non lo sembra neanche la tizia accanto a lui. Pare più Jessica Biel»
IO: «Ho un'idea! dammi il telefono»

justine a via del corso
IO:  «Ecco fatto. E ora posso provare a venderla a Cioè. Ma esiste ancora Cioè?»
LEI: «Mi sa di no. »
IO: «E allora proverò a ricattarlo. Che dici può funzionare?»
LEI: «Se la tipa accanto a lui è Jessica Biel purtroppo no, perchè lo sanno già tutti.»
IO: «Magari però è la sora Marisa. Guarda un po'...»
LEI: «No, no. Questa è Jessica Biel»
IO: «Che sfiga. Ma dico io! Sei Justin Timberlake, vieni a Roma e ti porti la fidanzata. Potevi pure farti ricattare, no? uffa..Pazienza. Ma secondo te tutta sta polizia è per lui?»
LEI: «Credo proprio di no»
IO: «E allora speriamo che non ci abbiano sentito. Per la storia del ricatto,dico,  sennò ci levano la patente.»
LEI: «E che c'entra la patente?»
IO: «E che ne so io? Pare che non si possa fare più niente che subito ti levano la patente. Senti, ma secondo te è famoso tanto tanto 'sto Justin?»
LEI: «Be' mi sa di sì. Ha fatto pure un disco con Madonna, quindi...»
IO: «Ma non è lui che ha avuto una storia con Michael Jackson?»
LEI: «Impossibile. Non è abbastanza giovane»
IO: «Gia, comunque... dicevamo... i capelli... Ah, sì. Sciolti. Sciolti.»

 

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Un caffè con bellatrix74 alle ore 13:15
mercoledì, luglio 02

«This is the best part of the trip, this is the trip, the best part
I really like, whatd he say? , yeah!, yeah, right!»


LUI: «Ba', prendiamo anche le carote così stasera ci facciamo un'insalata gigante? Eh? E la rucola... Ba'? Baa-aaa???»
IO: «Shh!!! senti, shhh... senti cosa dice il ragazzo che mette a posto l'insalata? The best part of the trip...ehehe.. »
LUI: «Che diamine dice? Cosa è,  una litania?»
IO: «Sta cantando una cosa dei Doors che credevo fossimo in pochi a conoscere a memoria. The Soft P..»
L'ALTRO: «...Parade! E io che  credevo di essere l'unico matto ad averla imparata a memoria. Quando lavoro recito sempre qualcosa di Morrison. Adoro i suoi testi...»
IO: «Be' ti capisco. Io per concentrarmi ripeto a cantilena An America Prayer
L'ALTRO: «E The Lord and The new Creatures allora? Vede signora, per me Morrison è letteratura, mi fa riflettere e sognare ed emozionare. Sono il suo fan numero uno e...»
IO: «Eheheh...a parte il fanatismo è sempre bello incontrare qualcuno che ha passione. E poi il simbolismo che... che... EHI! Aspetta un attimo, aspetta un attimo. Cosa è che hai detto? Come mi hai chiamato?»
L'ALTRO: «Non ... non so Signora, parlavamo delle poesie di Jim Morr...»
IO: «E chi se ne frega di Jim! L'hai fatto di nuovo... tu m'hai chiamato SIGNORA! »
L'ALTRO: «???»
IO: «Amore hai sentito? Questo m'ha chiamato signora!»
LUI: «...»
L'ALTRO: «...»
IL MONDO INTORNO: «...»
IO:«Insomma, fate qualcosa! Qualcuno faccia qualcosa...»
L'ALTRO: «Comunque Signora, lei lo sa che io ho tradotto completamente Tempesta elettrica?»
IO: «Ma, ma.. continui? sigh... sob.. Sì, sì, lo so... ho capito. Sigh... ho capito, scusami. Sob.Vado a comprare le carote, ciao. Salutami i Doors, che i miei di dischi sono tutti graffiati dal tempo maledetto e infingardo. Il tempo.»
LUI: «Ahahaha (Stronzo)»

Il 30 giugno 2008, alle 18 e 45, mentre facevo la spesa, mi hanno chiamato Signora per la prima volta in vita mia.

E' stato molto brutto.

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Un caffè con bellatrix74 alle ore 19:01
domenica, maggio 11

Lost in the supermarket.


Era inevitabile credo. L'obiettivo in realtà era piuttosto presuntuoso: riuscire al primo colpo a fare la spesa perfetta nel nuovo "solito supermercato".
Il nuovo "solito supermercato" è sempre in dotazione con una nuova casa, così come sono in dotazione anche la nuova "solita tabaccheria" e il nuovo "solito bar". Ma il supermercato è di più. E' fondamentale, importante è la prima immagine che ti tornerà in mente di quella casa se un giorno la lascerai.
Cambiare "solito supermercato" è persino più impegnativo che cambiare casa e servono molte settimane di assidua frequentazione prima di riuscire a fare la spesa perfetta, cioè  quella che fai, senza lista, senza dimenticare nulla, seguendo il percorso giusto e soprattutto, come nei labirinti della settimana enigmistica, passando una sola volta nella stessa corsia, prima di scegliere la cassiera più veloce e di tirare fuori persino il portamonetine con dentro i due e i cinque centesimi.  Stamattina di buon'ora ho deciso di tentare una soluzione preventiva e dunque, senza uno straccio di lista, sono andata in missione esplorativa in quello che tra due settimane sarà il mio nuovo "solito supermercato". Così eccomi qui, alle soglie del mio ottavo trasloco, decisa a non dichiararmi del tutto sconfitta fino a quando non avrò trovato il sale grosso senza chiedere aiuto a qualche indigeno. E mentre vago tra gli scaffali mi lascio prendere dalla nostalgia per i miei sette vecchi "soliti supermercati". Il primo è  quello della spesa con la mamma, quello che non si scorda mai e ha l'odore del cioccolato kinder e dei profumini alla vaniglia che metti nel carrello quando lei non guarda. Ci torno almeno una volta a settimana a contrallare che non abbiano spostato nulla. Poi c'è quello in cui non ho mai più messo piede, quello al centro storico di un paesino in cui ho vissuto: è stato fondamentale per la mia crescita imparare a convivere con le vecchiette che ti speronano il carrello pur di capire da dove sei sbucata tu, che non sei figlia di nessuna persona di loro conoscenza. Andai via dopo un anno, poco prima di  Natale e la mia più grande soddisfazione fu quella di prendere l'ultimo pandoro in offerta, sottraendolo alla moglie del sindaco. Fu come guadagnarsi la cittadinanza onoraria. Dopo di quello ricordo il discount della prima convivenza. Ogni giorno nel camminare lenta dallo scatolame sottomarca ai biscotti imitazione del Mulino Bianco, mi chiedevo cosa ci stessi facendo lì. Non nel supermercato ma in quella vita. Da single felice frequentavo un supermercato per singles tristi. Uno di quelli che chiudono alle undici di sera, in cui tutto è venduto a monoporzione e con le cassiere che ti imbustano la spesa. La più alta concentrazione di persone che cercano di mascherare l'infelicità con la scusa di essere liberi. Era una grande occasione per studiare i trentenni del terzo millennio, ma soprattutto il direttore era un figo. Single troppo convinto però.  Finito l'esilio del cuore mi trovai a fare i conti con l'ipermercato nel centro commerciale più grande d'Europa. Dopo sei mesi finalmente trovai il tonno. Non ho mai capito perchè all'ingresso non distribuissero le mappe.   Invece mi abituai subito all'ipermercato di Pesaro. Facevo la spesa prima di tornare a Roma ogni venerdì. Era il momento più bello della settimana. Mi manca molto l'odore delle pesche che compravo per il viaggio. L'ultimo è stato il peggiore in assoluto. Ma non è colpa del supermercato è che le zucchine non possono costare due euro al kilo, cazzo.
Non so come sarà  questo nuovo "solito supermercato". L'unica certezza è che come sempre non farò la tessera, anche sele cassiere si stancheranno di chiedermi perchè. Dirò: no, non ce l'ho la tessera, non la voglio fare e non mi interessa il completo letto dei puffi.
La tessera del supermercato è il massimo esempio di appartenenza.
Ho cambiato otto case in nove anni: non appartengo neanche a me stessa io. Sono un gatto, ecco cosa.
Miao.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 22:43
mercoledì, maggio 07

Emancipazione!



Ma quella vera, quella che ha sapore di libertà, quel concetto Nietzchiano di superamento di sè stessi tanto strumentalizzato. Emancipazione dalle catene che mi tengono ancora lì, ferma, a guardare l'orrizzonte nella speranza di poter cambiare ancora una volta, domani. Non si cambia mai davvero. L'unico modo per evolversi è dichiarare la propria indipendenza in modo definitivo da ciò che ci opprime.
E per questo oggi, durante le  consuete due ore di traffico per arrivare a lavoro, ho fatto la lista delle cose da cui mi emanciperò. Ho già vinto sulle sigarette, sul rum e cola e sulla "singletudine".

PROGRAMMA DI EMANCIPAZIONE

1. Emanciparsi da Robert Redford: Non facile. Fallito il tentativo di sostituzione con (nell'ordine) Brad e George. Sto lì, inchiodata con un espressione da ebete, a ripetere sottovoce tutte le battute del film, concentrata come fossi in sala di doppiaggio, mentre lo guardo e mi ripeto che dovrei andare a dormire. Tanto quel film è di vent'anni fa.  Robert, restituiscimi le mie ore di sonno. Tu non esisti Robert. Comunque non c'hai più trent'anni . Dunque, Robert, mi emanciperò da te. Neanche mi piaci, guarda.

2.Emanciparsi dalle Micra Nere: Ovvero liberarsi di un automatismo acquisito ormai troppo tempo fa. Un amore di quelli da farcisi male, mi costringeva al sobbalzo con conseguente tachicardia, ogni volta che vedevo passare una macchina che,secondo un principio statistico discutibile,  avrebbe potuto essere quella che guidava lui. Così mi lanciavo all'inseguimento per poter leggere la targa. Mi sono emancipata da lui, ma non da quella reazione idiota. Sono stanca di seguire macchine di gente che non conosco, senza nessun motivo. Inoltre il mio cuore invecchia e a ottant'anni questa strana abitudine potrebbe diventare persino pericolosa.

3. Emanciparsi dalle pulizie: la disoccupazione era un toccasana per la mia casa. Adesso no ho più tutto quel tempo libero. Non ne ho neanche per scrivere, dunque se fino ad oggi , dopo dieci ore di lavoro mi costringevo a lunghe maratone da Cenerentola , da domani non pulirò più, perchè voglio fare anche altre cose nella vita. Così mi emanciperò dagli acari ignorandoli, dallo sporco convivendoci, dall'annerimento delle fughe tra le mattonelle, colorandole una volta al mese con l'uniposca bianco. Voglio essere zozza e felice.

4. Emanciparsi da Paolo Fox,  Branko e Sirio: Sarà sufficiente ammettere che se le posizioni di stelle e  pianeti non sono opinabili, non può essere opinabile l'interpretazione di queste. In sintesi: tre capocce tre oroscopi. Mi emanciperò dalla necessità di leggerli tutti e tre per scegliere quello che mi conviene di più. Dunque, per risparmiare soldi e tempo, mi farò l'oroscopo da sola.  In una seconda fase mi emanciperò dall'oroscopo in generale.

5. Emanciparsi dal governo: Bossi alle Riforme, Maroni agli int, Bondi ...alla cultura: non mi interessa - inspirare - Bossi alle riforme, Maroni all'interno, Bondi...alla cultura: non mi interessa - espirare -
Bossi alle riforme, Maroni agli interni, Bondi...alla cultura: non mi interessa - inspirare - Bossi alle riforme, Maroni agli interni, Bondi...alla cultura: non mi interessa .... (ripetere fino al completo stordimento). BONDI ALLA CULTURAAAAAA!!! Non mi interessa. Non mi interessa. Non mi interessa....

La lista è ancora lunga ma al punto cinque mi sono fermata. Ho iniziato la respirazione Zen e ho messo su un disco.
Non ce la farò mai. Ammetto che il rum e cola esercita ancora un certo fascino su di me. Non ce la farò mai. Bossi, no!...Bondi alla cultura... Non ce la farò mai.


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Un caffè con bellatrix74 alle ore 20:59
martedì, aprile 22

Quel che vedo da qui non è nuovo: contemplo la perfezione.



Il segreto di questo mondo così perfetto sta nella convivenza pacifica delle differenze. Nel contrasto degli stati d'animo e dei colori. A pranzo siedo sempre qui, davanti al teatro dei burattini, su al Pincio, aspettando che da un momento all'altro l'orologio ad acqua, ricominci a funzionare dopo anni. Venivamo sempre a guardarlo, anni fa, io Cinzia e Vale. Ho appena chiuso la chiamata su Skype con Valentina. Qui oggi la primavera si ribella a tratti. Forse si ribella anche a pochi kilometri da Kabul, dove si trova lei adesso, che poco fa mi sorrideva dallo schermo del computer, su cui potevo sbirìciare il suo camice verde, uguale in tutto il mondo. Anche dove c'è la guerra ci sono donne e uomini col camice verde che fanno nascere i bambini. Anche quello, per fortuna. Convive in me la stima verso di lei e l'odio per averci lasciati qui ad aspettare che torni. Leggevo chiaro, in quel gesto così affettuoso e allo stesso tempo così  tecnologico del rispondere al segnale verde di chiamata,   la perfezione della convivenza tra il mio computer e l'orologio ad acqua fermo. Non si escludono l'un l'altro. Come quelle nuvole laggiù, che s'avvivicinano a dirmi che è ora di rientrare, non escludono le note di questa canzone di Tom Waits, che passa tra i rami delle acacie, a conciliare i baci di due ragazzi che resteranno così fermi, anche tra poco, sotto il temporale. Ce ne erano altri poco fa, seduti dietro al busto di Petrarca. Hanno scritto su una panchina qualcosa, tentando di non farsi vedere. Mi piace pensare che un giorno torneranno a leggere quella frase, anche se non insieme. Sul viale degli ippocastani c'è una scritta che lasciai io sedici anni fa. Si legge ancora. Appena appena, ma si legge. E se ne sta ancora lì accanto alle frasi d'amore per il cantante dei Tokio Hotel. Più giù però, ho notato due ragazze. Stavano abbracciate e tranquille ad aspettare la pioggia, ma lontane dal resto, come se non potessero entrare nel quadro, come se pensassero di stonare. Una signora faceva jogging, nel tentativo di risolvere un grave problema di cellulite e bruttezza. Cambiando direzione, dopo aver girato più e più volte intorno all'orologio per assicurarsi che davvero fossero (OH Mio DDio!) due donne, ha ignorato le lingue dei due innamorati ,ha fatto finta di non vedere l'UniPosca delle adolescenti neo-vandale per colpa del cantante dei Tokio Hotel, ha superato con un balzo poco atletico la rete dietro quale iniziano i lavori di restauro, è andata dritta in faccia alle due ragazze unite solo dall'abbraccio,  e muovendo la bocca, ha parlato per distruggere la perfezione del mondo che guardavo:
«Ma non vi vergognate? Che Schifo! Questo è un luogo pubblico!»
Io ho pensato a Kabul, alla disoccupazione, alla tristezza delle favelas in Brasile, alle nuvole grigie sempre più vicine, all'adolescenza e alle note di Tom Waits che canta della primavera che arriva. Ho pensato che ad essere così idioti, cattivi e inutili, si fa un torto all'orologiaio. E che forse è per questo motivo che l'orologio è ancora fermo.
E poi ho pensato che la cellulite della bruttona col tempo peggiorerà persino. Ma il dispiacere per le lacrime di una delle due ragazze che ho notato mentre si allontanavano umiliate, mi ha soprattutto fatto pensare che è ora che la primavera arrivi davvero. Ma solo per chi la merita.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 00:56
venerdì, aprile 18

Onestamente? Gli uomini sono pieni di problemi, perchè il mondo è pieno di donne. E sopportano. Per questo li stimo tanto.



A volte riesco ad uscire dal quadro, come in quelle scene da film in cui si sente il vociare confuso in sottofondo e nella testa del protagonista risuona una voce fuoricampo. In quei momenti guardo me stessa e le altre donne mentre la voce dice: "E basta, insomma!".
Ragazze, abbiamo fatto appena in tempo a prendere in mano la siuazione che stiamo mandando il mondo a rotoli. Non serviva di dirlo a tutti che siamo più veloci. Andare, fare, concretizzare, costruire, capire, imparare, vedere, tutto d'un fiato, sempre rispettando il principio della contemporaneità dei pensieri. Ma se fosse un mondo solo di uomini? Te lo immagini? Se ne starebbero tranquilli. Berrebbero birra e parlerebbero di sentimenti. Magari scriverebbero poesie, tra una partita e l'altra. Avrebbero giorni senza ore e mangerebbero sempre tutti insieme, nei piatti di plastica. Se qualcuno li avesse inventati. Di sicuro avrebbero inventato il telefono la radio la tv, e forse sarebbero arrivati a definire l'antimateria perchè non avrebbero avuto nessuno a mettere loro fretta, o a dare ordini o con cui competere per dimostrare. I piatti di plastica invece  non li avrebbero inventati perchè che se ne fa un mondo di uomini di una cosa pratica, quando ha tutto il tempo che vuole per fare qualunque cosa? Avrebbero fatto musica e non l'avrebbero venduta mai. Avrebbero un fegato da buttare dopo trent'anni, ma forse in un mondo di soli uomini, il fegato non avrebbe avuto così tanto peso in termine di salute fisica. Ammesso che avessero trovato, per un incidente, il modo di riprodursi, le generazioni successive, non sarebbero state così tanto diverse col passare del tempo. Non sarebbero combiati, lasciando al caso il compito dell'evoluzione, e garantendo ai nipoti le stesse cose belle che avevao i nonni. Sarebbero molto brutti, ma sarebbero felici.
Adesso invece, visto che ci siamo sempre noi a ricordare loro che bisogna inseguire la felicità, sono infelici e depressi. Insoddisfatti e affetti da nevrosi per puro spirito d'imitazione. No, non credo che ci sia stato vantaggio nel convincerli che dovevano curarsi le mani mettendo lo smalto trasparente. Che dovevano essere all'altezza di ogni situazione. Non c'è vantaggio per nessuno nello spingere così, ogni giorno, come facciamo noi.
Io faccio il tifo per Bill Clinton, che secondo me di notte prega perchè vinca Obama.  Io tifo per loro... però scusate, non resisto, è più forte di me, ora vado, che c'ho un milione di cose da fa' e non ho tempo, perchè devo smontare e rimontare casa... e poi finire un lavoro... e poi costruire un igloo per l'estate... e poi comporre una sonata per pianoforte... e poi andare da mamma... e cucinare per tutta la settimana.. e bla... bla... bla... bla...
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 10:05
venerdì, gennaio 04

Non è colpa mia se cado. E' la forza di gravità che ce l'ha con me.



Ma sarò onesta: mi capita troppo più spesso del normale. Quando ero piccola era come adesso. E anche quando ero adolescente. E pure da poco più che adolescente. Da donna, non è cambiato poi molto, se non il fatto, terribile, che adesso suscito reazioni diverse e imbarazzanti. Qualcuno accorre preoccupato, qualcuno un poco più dietro ride senza farsi vedere, qualcun altro, cioè il mio fidanzato,  si arrabbia con me imprecando contro la mia maldestrìa e disattenzione. Il problema è che non solo inciampo e cado, ma che spesso cado contro qualcosa o qualcuno. Cocci in frantumi, monetine sparse, spostamenti dell'asse terrestre e alberi dissotterrati. Io non lo faccio apposta, succede sempre qualcosa di strano all'improvviso. Oggi ho dato una botta in terra nel tentativo di sedermi su uno sgabello. Mi stavo sistemando il cappotto e quello, maledetto è sgusciato via. Aveva le rotelle, mica è strano che mi sia cammiato via da sotto il sedere! C'erano tre persone nell'ufficio con me e sono rimaste lì a guardarmi per venti minuti mentre io, dopo essermi slogata un polso, continuavo a lavorare come se niente fosse. Insomma, io mi sono abituata ma non è facile far capire a chi mi è accanto che ho imparato a sopravvivere in questo campo gravitazionale, tutto mio,  avverso alle condizioni umane e dispettoso . Per questo da qualche tempo porto sempre le scarpe con i tacchi, per avere una buona scusa.
Questa era una premessa. Ora passiamo al post di oggi:
«Ciò di cui si ha davvero bisogno nella vita è una buona scusa per giustificare quello che proprio non si può evitare».

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Un caffè con bellatrix74 alle ore 10:44
mercoledì, dicembre 05

L'uranio-238 decade in circa 4,5 miliardi d'anni.



Beato lui.
La decadenza naturale della donna purtroppo è un processo molto più rapido e soprattutto mal distribuito nel tempo. Di solito inizia a preoccuparti già dall'adolescenza, ma è un timore appena accenato. Stai lì a pranzo con le altre durante la giornata dello shopping e  mentre addenti le crocchette di pollo con la salsa barbecue e organizzi una serata a casa tua, a base di dischi cioccolata e rum, ti sfiora il pensiero che forse un giorno tutto questo potrebbe diventare dannoso per le tue molecole. Intendo la crocchetta, il rum, la cioccolata, lo shopping compulsivo, le ore di sonno perse e persino l'invidia. Eppure non credi che succederà mai veramente. Come l'invasione degli alieni o il ritorno della dittatura. Poi un giorno ti svegli, a trentadue anni e capisci che sta succedendo. All'inizio è solo un sospetto così fai qualche prova a cena. Un piatto di patatine fritte. Giù. Con le salse e il sale a grani sopra. Buonanotte. La mattina dopo la triste verità. La patatina fritta, intera è passata dalla bocca alla tua coscia sinistra senza subire le consuete trasformazioni chimiche, anzi, forse è pure più grossa. Nel passaggio dalla bocca alla coscia però ha lasciato segni su tutto il resto: capelli, viso, braccia, pancia, prontezza dei riflessi e soprattutto fegato. Inoltre la forza di gravità è misteriosamente aumentata nottetempo, tanto che tutto quello che prima era in sospensione precaria s’arrende miseramente verso il basso. E’ la fine, pensi. Ed è vero. Ma chi rinuncia a lottare ha già perso e così per reagire oggi ho fatto le intolleranze alimentari. Mi hanno rilasciato una lista di alimenti che devo evitare e ad una prima lettura rapida ho capito che semplicemente io sono intollerante al cibo. Ad una seconda lettura me ne sono convita del tutto. L’alcol invece è una cosa che non mi riguarda più. Pare che la quantità disponibile nell’intero arco di una vita io l’abbia già consumata tutta. Neanche, che ne so.. un Campari piccolo piccolo. Dico Campari perché  non è democratico quello che è successo a Salma Hayek, classe 1966 – no dico: 1966! – che va in giro a dire “Bevi Campari di qua bevi Campari di là che diventi come me”. Macchè Campari, lo sanno tutti come ha fatto Salma a conservare così bene le sue molecole. A chi le ha chiesto come ha fatto ad avere quelle bocce per esempio, lei ha risposto « Ogni giorno sono andata in Chiesa e ho pregato il Signore. E a quasi quaranta’anni, di colpo,  una mattina mi sono risvegliata così ». La fisica soccombe al peso della fede, evviva.
Sempre sia lodato.

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Un caffè con bellatrix74 alle ore 10:47
lunedì, novembre 19

E comunque, chissà perchè poi non ho più sposato John Taylor.

meandjohn
E' mai possibile che abbia dimenticato anche questo insieme a tutti gli altri impegni presi a tredici anni? Al tempo ero una ragazza in gamba e avevo le idee chiare in merito a un sacco di cose. Prima di tutto ero convinta che alla mia femminilità avrei dovuto solo dare tempo. Per dirla in modo più becero, credevo che le tette prima o poi sarebbero cresciute anche a me. Rimasi molto delusa da quell'aspettativa mancata e forse fu a causa di questo trauma che, qualche anno dopo, dimenticai la promessa che ci eravamo reciprocamente scambiati e chiusi per sempre  in una scatola tuttel le sue foto, i dischi dei Duran Duran, rarità comprese, una fezza finta di capelli di Nick  Rhodes e soprattutto il cimelio dei cimeli: la locandina originale del concerto, formato gigante, che avevo sottratto ancora fresca di colla, acquattandomi furtiva nella notte, dietro agli operai che la stavano incollando su un muro di San Lorenzo. L'avevo appesa proprio accanto al letto e ogni sera guardavo la faccia di John con sotto scritto "Sarò a Roma il 1 giugno aspettami", rassicurandolo sul fatto che sarei stata lì e soprattutto che l'avrei aspettato alla fine del concerto per andare a bere una cosa insieme. Quel concerto mi lasciò stordita per tre giorni di fila, sensazione che in vita mia dopo di quella volta ho provato solo in un altro paio di casi. Talmente stordita che non ce la feci a raggiungere John in camerino. Sono un'insenbile. Non mi sono mai chiesta se lui ha sofferto per questa mia dimenticanza, se in tutti questi anni sia stato felice anche se io avevo scelto un altro percorso. L'altra notte su MTV, ho visto l'ultimo video dei Duran Duran e mi sono detta che proprio bene non deve averla presa, a giudicare dalla sua faccia stanca. Poi ho contato gli anni con la manina come i bambini e mi sono accorta che ne sono passati ventuno. Due tristi conclusioni:

1- Io e John stiamo invecchiando insieme proprio come due sposini, pur senza aver goduto l'uno della compagnia dell'altro.

2- A questo punto è sicuro che le mie tette più di così non cresceranno.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 02:19
sabato, gennaio 13

<<Avvicinatevi siori e siore!!!>>

<<Donne d'ogni terra e cultura, nulla potrà stupirvi di più. Nulla potrà essere altrettanto miracoloso. Nulla più potrà togliervi ciò che per volere di  magia è stato reso . Unguenti, filtri, litanie e talismani. Ogni cosa è al suo posto perchè il miracolo d'amore sia compiuto. Ognuna scelga, dunque, o donne, la sua via per la felicità e prenda per sè chi desidera. L'incantesimo per cui pagate renderà giustizia al vostro sforzo economico con la vittoria in amore tanto agognata. L'uomo tradisce, l'uomo si nega, l'uomo fugge via. Ma basterà affidarsi al potente maco e ogni sofferenza per amore verrà cancellata di colpo, quando l'amato non potrà più negarsi a voi>>

<<Ma che andate blaterando? E quanto costerebbe sto filtro d'amore?>>

<<Per lei signorina solo... zinque millalireee>>

<<Ahahaha... corna di bue e code di topo? Se le tenga pure grazie che io c'ho il rimedio di Giovanna. Quella sì che la sapeva lunga sui sortilegi d'amore. Se vuole gliela do' pure la dritta, ma guardi che, sebbene sia un rimedio davvero infallibile costa molto più di "zinque milla lire">>

<<E che ingredienti usava sta Giovanna?>>

<<Due ingredienti piuttosto dispendiosi: la pazienza e la tigna. Poi era anche un po' rompiballe di suo ma quello era solo un incentivo. Ora le racconto...

Giovanna era bella davvero. Una di quelle che gli uomini si giocano a dadi e ci fanno le scommesse per vedere chi è così bravo da poterla poi sfoggiare a mo' di trofeo. Serafino disse all'amico: "Scommetti che sarà mia?"  e l'amico accettò la scommessa, credendo di poterci ricavare qualche soldo facile. Nella sera pattuita si mise ben nascosto dietro l'armadio della stanza da letto dove avrebbe potuto testimoniare o meno l'avvenuta copula. Giovanna fu vinta e Serafino vinse la scommessa. La stessa Giovanna che il giorno seguente valeva solo come tacca sulla stecca da mostrare agli amici. Lei non disse niente quando lui la cacciò e capì che lui non l'avrebbe voluta per sè mai più. Non disse nulla ma  compì la magica trasformazione: divenne l'ombra silenziosa di Serafino. Lui giocava carte in osteria e  lei entrava, prendeva una sedia e si sedeva lì accanto. Lui camminava al mercato e lei, tenendo il suo passo a fatica, gli si poneva proprio al fianco. Lui andava al cinema e lei, composta, sedeva alla poltrona dietro la sua. Ai giorni nostri l'unico paragone possibile è la faccia di un tale Rambo che dice a un alto in grado "Murdoch sono il tuo incubo peggiore  e sto venendo a prenderti!". Giovanna era l'incubo di Serafino. Non parlava, non piangeva. Rompeva le balle serenamente. Lei solo c'era. Dopo qualche mese Serafino, ossessionato dalla sua ombra,  fu ricoverato al manicomio, perchè a quei tempi ancora si usava così. Accanto al letto dove giaceva lui con la camicia di forza, in preda alle convulsioni,  c'era Giovanna, seduta, con un ghigno malefico ad attendere  la resa del nemico. Serafino fu dimesso di lì a poco. Il giorno dopo la sposò>>.

Donne siate voi la giusta punizione per l'uomo fedifrago.

-  Campagna per la donna dignitosamente rompiballe -

Ah, questa è una storia vera.

L'amour, l'amour, l'amour, l'amour
L'amour est enfant de boheme
Il n'a jamais jamais connu de lois
Si tu ne m'aimes pas je t'aime
Si je t'aime prend garde a toi
Si tu ne m'aimes pas
Si tu ne m'aimes pas je t'aime
Mais si je t'aime, si je t'aime
Prends garde a toi
Questa bella versione della Carmen è realizzata da NessunDorma. www.nessundorma.net

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