Un caffè con bellatrix74 alle ore 23:56
mercoledì, ottobre 28

Ah be' si be'.... ah bè si bè



«Ho visto un re» mi diceva un pover'uomo. E continuava:
«il re, poveretto,  piangeva e si lamentava perchè non capiva come fosse possibile che un suo servo si fosse difeso dal paventato licenziamento ingiustificato. Diceva il re "io non ho fatto niente di male, sono buono io. Cosa c'è di sbagliato nel convocare a riunione avvocati e consulenti per capire come fare per sbarazzarsi di qualcuno? Non che il servo, tuo collega,  non servisse bene, anzi. Ma dopo un po' chi ha un reame ha davanti sempre delle stesse persone, magari gli vanno a noia. E magari è solo stanco di loro. E allora che significa, che solo perchè per anni hanno avuto un pezzo di carta che dice che lavorano per me a tempo indeterminato io me li devo tenere? E poi il servo mi chiedeva di continuo di pagargli i contributi per quello che guadagnava davvero e che non gli adava più bene ricevere un fuori busta. E secondo lui avrei dovuto pagare più tasse di così? E per cosa? No no, io gli facevo un favore. Uno magari quando viene licenziato è liberato da incombenze e fatiche.Io sono buono, io. Vogio solo servi felici. Se uno non è felice di spaccarsi la schiena nel mio reame io mi impegno per far sì che si riprenda la sua libertà. No? Sei fortunato tu, caro servo, che devi pensare solo a tirare avanti. Non sai che fatica combattere ogni giorno con la gente che vuole che la paghi per il lavoro che ti rende. Tu dici che questo mese sei stanco per tutti i campi che ti ho fatto arare. Ma quando tu hai finito di arare il campo i problemi li hai risolti. Io invece, con tutti questi soldi mi dispero perchè è sempre più difficile guadagnarne ancora e ancora e ancora.»
E mentre il pover'uomo mi raccontava di questa conversazione per lui così umiliante, io gli contavo le rughe non segno dell'età ma di quello strano sentimento di rancore misto allo stupore.
«Io gliel'ho detto al re che forse a qualcuno il lavoro serve, che mica tutti sono nati che già c'avevano un'azienda da gestire a trent'anni e il conto in banca per comprare la merenda. "Forse - dicevo al re - ci si può anche risentire di aver dato tanto in cambio di un calcio in culo" Non gli ho detto calcio in culo, perchè coi re devi parlar bene se non vuoi rischiare che il suddetto calcio lo diano anche a te. Però il significato era quello. Ma lui non l'ha mica capito, mi sa. Io però vorrei averceli i problemi della gente arrabbiata con me e quattro aziende di famiglia, perchè così non dovrei stare lì tutti i mesi a contare i giorni per poter fare la spesa. E pensare che noi servi dovrebbero chiamarci professori, perchè abbiamo impilato titoli su titoli per costruire un curriculum che come un castello di carte se ne viene giù ogni volta che il re ci chiede di andare a pulire il cesso. Ma sorridiamo e cantiamo così.
e uan e ciù e uan ciù tri
E sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere
fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam
»

Questa conversazione è realmente avvenuta. Esattamente in questi termini.
Ah be' si be'... ah be' si be'
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 19:14
sabato, ottobre 17

«Ciao, mi chiamo Brusco, sono un ansioso e da 2 giorni e 3 ore non lecco il pavimento.

Brusco

All'inizio non è stato facile capire cosa mi stava succedendo. La voglia di correre in circolo, la disperazione, il leccare convulsamente ogni oggetto o superficie, l'incapacità a controllare gli istinti più semplici, la rabbia e quell'insostenibile senso di perdita e abbandono che mi prendeva ogni volta che restavo solo per più di cinque minuti. Ho toccato il fondo quando pur di dimostrare a me stesso che potevo distruggere completamente una casa intera, ho saltato un cancelletto messo lì appositamente ad ostacolare il mio cammino,  di ben un metro d'altezza. E considerando che sono alto solo 35 cm, dopol'incazzatura, quei due hanno persino pensato di farmi entrare in un circo. Poi per fortuna  il mio psicanalista ha pronunciato la parola magica: ansia. Sì, sono un cane stressato, nonostante la giovane età e le condizioni di vita apparentemente agiate. La soluzione inaspettata a questo mio malessere è arrivata dalla chimica. E' stato così che abbiamo scoperto il feromone custode. Una piccola, invisibile molecola diffusa nell'aria mi ha reso nuovamentefelice, rilassato e sicuro di me. E' un trucco, ma funziona e a me va bene così. Ora che sono tranquillo   consentitemi, sebbene io sia solo un cane, una riflessione  sull'accaduto. Ma voi, che invece siete umani e quindi intelligenti, avete un'idea precisa di cosa vi sta accadendo, oppure siete ignari come lo ero io di quanto male vi state facendo? Datemi retta: compratevi un feromone custode, che ne avete bisogno. Sempre arrabbiati, nervosi, tristi, affaccendati alla ricerca di soldi e cose. Cose e soldi. E allo stesso tempo così annoiati a morte  da detestare chiunque vi capiti a tiro che porti un sirriso stampato in volto. Pure io mi annoio quando sto da solo e io sto quasi sempre da solo.  Se fossi soltanto un po' più alto io lo muoverei quel culo e mi darei da fare per diventare felice, che le cose non piovono mica dal cielo. Ma sto qui, a guardarvi girare attorno, come faccio io quando tento di mordermi la coda, senza la minima passione, nè amore per voi stessi. Accattatevi sto feromone pure voi, così se non altro smettete di rompere le scatole al prossimo. Ed è anche utile per non farsi più la pipì addosso, che poi gli altri si incavolano che devono pulire e lo stress aumenta.
Feromone for president. Feromone vince. Feromone olè olè. Fe-ro-mo-ne! Fe-ro-mo-ne!
Sto male.»


A Brusco. Scusa.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 22:04
martedì, luglio 29

Il mio giovane Holden! Starei ad ascoltarlo per ore...

«Lei piangeva davanti a una gelateria.



Ora non mi ricordo mica perchè. Io le dissi, cavolo, che doveva smettere perchè io l'amavo e l'avrei protetta per tutta la vita dal dolore. Da non crederci, le dissi questo. Che poi uno può anche provarci a mischiarla col resto del discorso, una frase così, ma mica ci riesce. A lei suonò bene perchè come sanno fare le donne, diventò, per finta piccola piccola. Dico bene: per finta. Adesso sto qua e mi viene in mente che forse qualcuno, tra queste persone che si vanno a prendere il gelato, ha anche lui ha pianto davanti a una gelateria, o anche in un altro posto, e adesso invece lecca il gelato come se niente fosse. E magari qualcuno gli aveva anche detto Ti Amo, e anche quello, adesso,  è come se niente fosse. Chissà se la gente quando sceglie i gusti da mettere sul cono ci pensa bene, tipo cioccolato-amaro-non-mi-va oppure limone-mi-fa schifo, o se invece si lascia sorprendere dal gelataio già con la cialda in mano che dice: prego, mi dica e ti costringe a rispondere per istinto croccantino al rum e cioccoriso. Bisognerebbe sempre poter scegliere i gusti con calma, perchè magari sei allergico al pistacchio e lì per lì non te lo ricordi. Prendi me per esempio: che cavolo ne sapevo io quando guardavo quella gonna a righe arancioni e rosse che poi mi faceva stare male il ricordo di quando la ruotava come stesse ballando una canzone gitana? Uno dovrebbe sempre saperlo quello che gli succede dopo, quando sta per farsi fregare. Ma andrebbe bene anche ribellarsi all'idea di essere più deboli e dire No, non lo voglio il pistacchio, pure se è verde e il verde m'è sempre piaciuto. E quello che ci vorrebbe adesso sarebbe di raccontare il  male che m'ha fatto con le parole esatte con cui lo racconto a me stesso, così mi sentirei dire che non ero io lo scemo davanti a quella gelateria, ma che era lei la stronza. Lo so pure da solo, ma che ne so, mi piacerebbe saperlo raccontare. Però non lo so fare. Notte. »

L'hai appena fatto.

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Un caffè con bellatrix74 alle ore 00:56
venerdì, aprile 18

Onestamente? Gli uomini sono pieni di problemi, perchè il mondo è pieno di donne. E sopportano. Per questo li stimo tanto.



A volte riesco ad uscire dal quadro, come in quelle scene da film in cui si sente il vociare confuso in sottofondo e nella testa del protagonista risuona una voce fuoricampo. In quei momenti guardo me stessa e le altre donne mentre la voce dice: "E basta, insomma!".
Ragazze, abbiamo fatto appena in tempo a prendere in mano la siuazione che stiamo mandando il mondo a rotoli. Non serviva di dirlo a tutti che siamo più veloci. Andare, fare, concretizzare, costruire, capire, imparare, vedere, tutto d'un fiato, sempre rispettando il principio della contemporaneità dei pensieri. Ma se fosse un mondo solo di uomini? Te lo immagini? Se ne starebbero tranquilli. Berrebbero birra e parlerebbero di sentimenti. Magari scriverebbero poesie, tra una partita e l'altra. Avrebbero giorni senza ore e mangerebbero sempre tutti insieme, nei piatti di plastica. Se qualcuno li avesse inventati. Di sicuro avrebbero inventato il telefono la radio la tv, e forse sarebbero arrivati a definire l'antimateria perchè non avrebbero avuto nessuno a mettere loro fretta, o a dare ordini o con cui competere per dimostrare. I piatti di plastica invece  non li avrebbero inventati perchè che se ne fa un mondo di uomini di una cosa pratica, quando ha tutto il tempo che vuole per fare qualunque cosa? Avrebbero fatto musica e non l'avrebbero venduta mai. Avrebbero un fegato da buttare dopo trent'anni, ma forse in un mondo di soli uomini, il fegato non avrebbe avuto così tanto peso in termine di salute fisica. Ammesso che avessero trovato, per un incidente, il modo di riprodursi, le generazioni successive, non sarebbero state così tanto diverse col passare del tempo. Non sarebbero combiati, lasciando al caso il compito dell'evoluzione, e garantendo ai nipoti le stesse cose belle che avevao i nonni. Sarebbero molto brutti, ma sarebbero felici.
Adesso invece, visto che ci siamo sempre noi a ricordare loro che bisogna inseguire la felicità, sono infelici e depressi. Insoddisfatti e affetti da nevrosi per puro spirito d'imitazione. No, non credo che ci sia stato vantaggio nel convincerli che dovevano curarsi le mani mettendo lo smalto trasparente. Che dovevano essere all'altezza di ogni situazione. Non c'è vantaggio per nessuno nello spingere così, ogni giorno, come facciamo noi.
Io faccio il tifo per Bill Clinton, che secondo me di notte prega perchè vinca Obama.  Io tifo per loro... però scusate, non resisto, è più forte di me, ora vado, che c'ho un milione di cose da fa' e non ho tempo, perchè devo smontare e rimontare casa... e poi finire un lavoro... e poi costruire un igloo per l'estate... e poi comporre una sonata per pianoforte... e poi andare da mamma... e cucinare per tutta la settimana.. e bla... bla... bla... bla...
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 13:57
mercoledì, ottobre 10

Attendendo l'arrivo degli ospiti in Villa. Con lo chignon, il panciotto, il papillon e la schiena dritta, accanto a Nino, in livrea. La stessa livrea in trent'anni d'onorata carriera, scucita appena appena su un fianco alla maniera di "Ma tanto non si vede".



«Che ci fai di nuovo qui, Barbare'?»
«Eh Nino, che ci faccio? Non mi viene un’idea. Sono giorni che ci rimurgino sopra e ancora niente di davvero geniale. Così mentre penso a cosa fare mi tengo occupata.»
« Ci vai a mettere i dischi?»
«Anche…sì. Tra un provino e l’altro e Intanto penso. Ma alla prossima vita non mi faccio fregare. Mi metto a fare il…il… mah? Che potrei fare per non farmi fregare? La principessa? L’ingegniere?»
« Be’, io alla prossima vita voglio fare il cameriere.»
« Eeeh? Ancora?»
« Certo, così quando rinasco non mi devo sforzare neanche un giorno perché mi metto subito a fare una cosa che ormai mi viene in automatico. Barbare’ io, a fare il cameriere, mi sono allenato per le prossime sei vite. Sai che vuol dire? Che mentre le mani lavorano e i piedi si muovono il mio cervello può pensare ad altro. E alla prossima vita, mentre faccio il cameriere, sai i romanzi che mi scrivo in testa! Così poi li pubblico e ci divento ricco. »
« Non fa una grinza. E una volta ricco?»
« Mi compro una Villa di ricevimenti come questa, così poi ci faccio il cameriere dentro, e ho lavoro assicurato pure per le prossime, di vite.»
« Arrivano. Chi c’è stasera a cena?»
« Stasera ospiti internazionali. Viene pure il primo ministro russo.»
« Davvero? Ecco, non sarebbe meglio fare il politico nella prossima vita?»
« Ma che sei matta? A essere politico si rischia di essere servo di qualcuno. Servitore sì, servo mai.»
«Questa l'ho già sentita.»
«Sì, ma io il servitore lo faccio davvero, mica per l'Oscar. Andiamo va', che stasera m'alleno un altro po'.»



Un bell’inchino a cotanta nobiltà e giù il sipario in onore alla miseria.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 02:57
mercoledì, settembre 26

 Cento colpi di spazzola alla mia Barbie  e a ninna. Ma...



<<Vede signorina lei è un bel personaggio. Sì, un personaggio, mi capisce no? Non siamo banali suvvia, il fatto che lei sia anche una bella persona non è interessante al momento. Almeno non lo è per noi, essendo l'universo "persona" meno manipolabile commercialmente parlando dell'universo "personaggio". Sa, il problema con le "persone" è che ci si mette sempre di mezzo una lunga lista di caratteristiche che non sono dipendenti dalla nostra volontà e spesso neanche dalla sua. S'intende che i sentimenti, i valori, i gusti sono merce preziosa per un "buon personaggio" purchè non interferiscano con l'idea generale che di lei vogliamo rimandare. Il problema delle personalità ben commercializzabili come le sue sta proprio nel tenere alto il profilo da lei già ben delineato, plasmandolo però ad un motivo un pochino più "in fashion". Lei è di base un buon personaggio: scrive bene, il che non guasta, è abbastanza visionaria, utilizza termini "trendy" e ha anche un buon background culturale, fondamentale per attrarre un pubblico radical-chic, che sebbene interessi una fetta di mercato piuttosto limitata, resta un buon termometro dell'opinione pubblica. E' per questo che noi vorremo proprio lei in scuderia, esattamente per come si presenta, con un unica piccola differenza, che contribuirà in modo significativo a renderla più "attuale", più "attraente", insomma più proficua. Lei deve diventare un personaggio shock. Cannibale, pulp, affascinato da pratiche di coprofilia. Sì, sì, non sarà difficile, ci shockki, ci parli di violenza dopo e durante l'amore, di sentimenti torbidi repressi per mostrare un viso da brava ragazza. Ci parli del sesso con quante più S può. Di uomini, donne, donne, uomini, fruste, feste nelle dark room, inserzioni di dominatrix, apprendistati negli harem, banchieri con mascherine fetish e di un guardaroba per metà di tailleurs castigati e per metà di abiti in lattice rosa da castigatrice. Sa, è questo che la gente vuole leggere adesso. Letteratura erotica, da erotomani erotizzati di eros. Perversi e piscialletto. Bridjet Jones ha nuova vita da quando ha sostituito i mutandoni della nonna con un filo borchiato di cilicio e fa le marchette per comprarsi la cocaina prima di andare in ufficio.Scriva di questo dunque, ma lo faccia con la sua consueta leggerezza, ironia, semplicità, che tanto piace a tutti. Solo così non si rischierà a parlar bene di lei. Oramai, mi creda l'unico modo per essere popolari è essere impopolarmente sudici. Sia sudicia, ma con dignità. E allora sì che arriverà il suo contratto. Ci pensi, noi confidiamo in lei>>



Bene. Lo faccio. Eh sì, mi pare giusto, i tempi cambiano. Anche io col sesso ci ho dimestichezza, ci ho. Me lo diceva sempre la maestra a scuola: <<Barbara, insomma! Cosa è questo chiacchierare continuo! Stai attenta alla lavagna! Non vedi che sto spiegando biologia erotica? Piuttosto vieni a ripetermi la lezione di ieri e vediamo se sai fare qualcosa. Puoi usare Pietro se vuoi e non mi dire che ti sei dimenticata la frusta pure oggi che ti metto una bella nota sul diario!!!>> Avrei dovuto farlo molto tempo fa, invece di perdere tempo con i blog, i mixati, le radio, i romanzi sui trentenni del 2000 che combattono contro il concetto di precarietà da un lato e contro la gabbia dell'oscurantismo delle passioni dall'altro. E quindi, eccolo, il mio primo racconto erotico, fetish, zozzone, porno in una parola shock. L'ho intitolato...


Le api e Li fiori




Non si sorprese quando lo vide da lontano. Non le avevano dunque mentito su quanto il luogo fosse segreto e tuttavia alla portata dei passanti. Le piaceva giocare col tempo ogni volta che il tempo stesso le si negava. Lucidarsi il viso di rugiada durante un volo, fermarsi un attimo dopo l'atterraggio prima di continuare la marcia verso l'appuntamento. Bagnarsi tra le gambe, ogni volta. Restare immobile per eliminare il ronzio dei pensieri che in quel momento rincorrevano la lista dei segreti migliori che ricordasse in vita sua. Dei tanti loschi antri bui della mente nessuno era mai paragonabile al segreto, nascosto proprio dalla troppa esposizione. Il suo segreto era lì che l'aspettava, chiaro, scritto ovunque eppure illegibile perchè inosservato. Così segreto eppure alla luce del sole, era lui, nell'attenderla, tra gli uomini malvestiti della domenica mattina, terrorizzato solo dall'incedere morboso dei cani, che sembravano spiare con occhi che i padroni non hanno mai avuto. All'offuscata vista di quella figura che ondeggiava verso di lui, non si lasciò ingannare da un soffio di vento leggero, che quasi lo chiamava a dimenticarsi del patto. Il patto. Tacito, accordato in un istante, siglato da uno sguardo in lontanaza. Il patto: solo lei saprà fare. Solo lei arriverà. Solo lei andrà. Solo lei potrà. Sapeva che il muoversi della corolla tumida intorno al suo busto, messa lì ad attirare l'attenzione, non l'avrebbe difeso dall'immobilità da lui sottoscritta. E la parola, non consentita, sarebbe stata solo un accenno di sbatter d'ali, fragoroso a svegliar d'un tratto l'universo dormiente. Un piccolo mondo racchiuso in un talamo già sporco di seme, davanti ad un universo incurante del piacere consumato sotto il suo cielo. Un sussurro ovattato. Poi di nuovo distante, lei, giocosa fece un inchino al suo principe odierno, che tutti potessero ammirare senza capire a cosa giovasse quella buffa genuflessione.  Il sorriso beffardo di lei si spense. D'un tratto. Seria. Lenta. A scatti. Lui non tenne il petalo di seta a coprirgli il centro del calice ormai gonfio di rincrescimento per aver subito mostrato la via alle sacche di polline sotto il pistillo. Turgido, imponente, mamormoreo indisponente verso l'alto. Lei si accomodò matrona, cercando, cercando, dapprima con le estremità per poi,  cospargendosi del di lui umore fino alle spalle,  giungere a catturare avida il seme con la bocca, impedendo al vento di rubarne anche solo un po'. L' interminabile  guerra tra lo stilo piumoso e la piccola operosa ammaliatrice non vide tregua fino al crollo dello stigma sotto le sue zampate, che lo punirono strappando con forza un piccolo residuo apicale, che ancora rivelò la punta zuccherina. Un sibilo tra i fili della corolla, increspati, per il freddo e a lei sembrò di sentir un sussulto. <<Taci. Non ti è concesso rivolgermi parola. Legato e immobile, mi vedrai andar via. Di nuovo sorriderò allontanandomi pensando alle tue lacrime sull'immagine di me che mischio il tuo seme a quello di altri.>> . Quel taglio fu un godere incessante, umiliato nel ronzio e nel frusciare festoso di una partenza. Un uomo correndo lo urtò, ma non lo distrusse. Non più di quanto aveva potuto fare quell'insipida ape, rimasta nei ricordi inutili di un inutile fiore rosso. Nel giorno apparentemente inutile in cui una scrittrice passata lì per caso, guardò la scena masturbandosi. Mentalmente s'intende.



(censored)




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Un caffè con bellatrix74 alle ore 16:40
lunedì, settembre 10

Un anziano signore siede a schiena curva sulla panchina accanto al ciglio del viale alberato.

vecchiettoIl mondo guarda e lecca il gelato

Un golf leggero gli copre dall'autunno quelle spalle pesanti,  così cariche di esperienze e sapere da far sì che, per sopportarne il peso,  debba reggersi ad un bastone persino da seduto. Ha visto e capito molto ed è per questo che per ogni ruga del suo volto ha un'opinione. Tutte quelle opinioni gli spettano di diritto, sono una specie di premio di consolazione per la vecchiaia che deve sopportare. Ed anche oggi, che il suo sguardo inciampa per caso nella lite tra un ramo e una foglia, ha ben chiaro da che parte schierarsi. Sembra che il ramo sia infastidito da quella foglia tanto da volersene liberare. L'anziano signore non è un ingenuo, capisce quale arricchimento quella piccola foglia verde arrechi al ramo rugoso e monotono, eppure, tendendo l'orecchio,  gli sembra di percepire chiaro le parole <<Cosa che credi che varrai senza di me, piccola idiota?>>. La piccola idiota, la foglia, è lì che combatte, sebbene non sia chiaro se combatta per restare a guardare il mondo da lassù o se invece, incurante della protezione che può offrirle un ramo proteso verso il cielo, combatta per separarsi da lui. L'anziano signore abbassa  lo sguardo scuotendo la testa, preoccupandosi dell'ingenuità della piccola foglia e non s'accorge di quel che accade. Un soffio di vento, lo scuotersi improvviso, il ramo grida <<vendetta!>>, la foglia grida solo <<libertà>>. Quando i suoi occhi tornano sul ramo, lo vedono nudo, tronfio della sua possenza, sicuro nel suo essere saldamente ancorato a qualcosa di sicuro, che ha radici. Cerca la foglia e la vede spinta in avanti. La segue. La foglia fa un triplo carpiato, gioca con i capelli di una bambina che saltella tra i ciottoli, finisce tra le grinfie d'un gattino che poi la libera concentrandosi su altro. E la foglia va avanti. Finisce in una pozzanghera e un uomo d'affari, in ritardo come sempre, la calpesta fando sì che si attacchi al suolo delle sue scarpe. Fa qualche metro e riesce ad aggrapparsi a un filo d'erba. Arriva il vento e di nuovo la porta via con sè.
Il ramo dice all'anziano signore: <<Sapevo che quella stupida senza di me sarebbe stata inutile spazzatura>>
L'anziano signore fa cenno di sì con la testa in un pensiero che gli arriva a conferma di quanto sia stupido cercare altre vie se non si è in grado di far da sè, di come sia stato onesto il ramo, a offrir riparo  e protezione a una stupida, semplice, piccola foglia.
Ma.
Il ramo non vedrà mai quanta vita passerà sopra la piccola foglia, e poi dietro e accanto e tutt'intorno. Il vento è sempre dalla parte di chi  non ha paura d'andare. Il ramo un giorno, forse tra mille anni, sarà secco e avrà visto solo le spalle d'un vecchio seduto, che continua a dargli ragione. Della foglia, il ramo nudo e l'anziano mondo, sebbene tronfi nelle loro opinionii, non avranno altro che il ricordo lontano.
O peggio, la speranza che sia bruciata, pur di non essere invidiosi. Ancora una volta nella loro vita.
E la foglia non è ancora bruciata.

Sappilo.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 23:21
martedì, agosto 28

E' stata una notte lunga e tormentata.



Ne avevo il sospetto già da ieri sera, stendendomi sul letto a contare i nodi legnosi nelle travi sul soffitto.  Il resto era inevitabile. Quando il nodo più grande ha assunto la forma di un punto interrogativo enorme è diventato difficile ignorarlo e girarmi dall'altra parte per prendere sonno.
Tra un mese sarò nuovamente disoccupata.
Essere disoccupati a Roma (e non in un'altra città grazie a Dio)  ha certo dei vantaggi, ma in quel momento me ne sfuggivano la maggior parte.
Tra una trave e l'altra stavano appollaiate a mo' di grillo parlante le figure di alcune persone più assennate di me: Il mio fidanzato, mia madre e un paio d'amici. Ripetevano tra un cri-cri e l'altro, che l'unica cosa da fare al momento è smettere di pensare, smettere di cercare e affannarmi. Prendermi una pausa.
Una pausa? E da cosa? Dalla vita? Mah! Valli a capire certi consigli saggi.
Continuavo a ripetere una sola frase: <<qui ci vuole un'idea>>.
Andrebbe bene anche un po' di droga, mi sono detta, ma siccome le droghe ordinarie mi fanno tristezza mi sono alzata e sono andata a prendere tutti i miei film sulla mensola in cucina. Sì, io mi drogo così, e allora? C'è chi è assuefatto da caffè, chi da alcool, chi da coca io mi faccio di "Illusioni di celluloide".
Ho iniziato con una cosa facile: Una donna in carriera.
Non funzionava. Mi manca una laurea. Non ce l'ho per un soffio ma non ce l'ho. Potrei comprarla, ma torniamo al solito vecchio problema della pecunia.
Ho visto la scena in cui Harrison Ford dice "Chi io? Naaaaaa" perchè non potevo evitarlo e poi ho cambiato film.
Ho saltato a piedi pari Pretty Woman, conservando la speranza di trovare soluzioni meno estreme.
Ho visto Love Actually per la cinquantesima volta e ho pensato che potrebbe andar bene fare il primo ministro inglese, ma anche fare lo scrittore e innamorarmi di una portoghese che fa le pulizie non era male. La storia di scrivere un libro però l'ho già tentata e nonostante questo non ho conosciuto nessuna portoghese. Potrei fare la donna delle pulizie portoghese certo, ma non parlo la lingua.
L'ho visto tutto perchè la scena finale mi fa sempre piangere e mi serviva. Poi ho intravisto sotto altri titoli, la copertina di Harry ti presento Sally, l’ho afferrato e l’ho tirato contro una parete, ricordandomi che quella è una strada già tentata. Non la strada del giornalista certo, quella dell’amica del cuore come professione. Sono passata a Il grande Lebowski e mi sono sentita subito meglio. Potrei fare il nullafacente, mi sono detta, ma avrei un sacco di tempo libero e quando ho un sacco di tempo libero io di solito mi caccio nei guai, quindi meglio non tentare.
L’ho visto fino a quando Drugo prende la botta in testa e lì, immedesimandomi m’è venuto sonno e ho chiuso gli occhi un attimo. Ho sognato che m’entrava un poker d’assi. Con questa immagine ancora negli occhi, mi sono svegliata all’improvviso. Eureka! Robert! Redford, lui, sì, lui sì che è un grande. La Stangata. Perfetto. C’è solo una cosa che non torna:  la mia faccia. No, certo, la speranza non è quella di somigliare a Robert o a Paul Newman, piuttosto la speranza di non mutare espressione quando alzo le mie carte. Me le puoi leggere negli occhi una per una. Dunque niente da fare, non è il gioco la mia strada. Sono tornata ai classici e mi sono ulteriormente convinta della migliore idea mai avuti in tutti questi anni: avere un bar a Casablanca. Anche non a Casablanca, certo, ma lì sarebbe meglio. Ma dove li trovo i soldi per un bar, uno smoking bianco,  e soprattutto per un pianista di colore? Pure solo i soldi per un bar andrebbero bene, e qui ritorniamo al problema di partenza. Sì, lo so, l’ideale sarebbe trovare un’altra radio o anche vincere al Lotto. Tra le due possibilità credo sceglierò la seconda, per evitare delusioni troppo cocenti, soprattutto dal punto di vista umano. Quindi sono passata dal Dvd ai programmi tv per cercare sul televideo i numeri ritardatari sulla ruota di Cagliari ( ma perché i numeri ritardatari che fanno storia sono sempre quelli della ruota di Cagliari? Mah!) e mi sono imbattuta nel notiziario della notte su Canale Cinque.  E lì ho scoperto che proprio ieri in Sudafrica hanno rinvenuto il diamante più grosso nella storia dei diamanti. 6.200 carati. Wow.  Quello sì che andrebbe bene. Pure più piccolo basterebbe, ma già che ci sono tanto vale fare le cose in grande. Devo scoprire dove l’hanno messo. Poi mettere su una squadra di undici ladri, trovare un contorsionista cinese e chiamare George.



Sì, George giacchè pare che Frank abbia passato a lui il testimone del Rat Pack. Lo posso fare. Ora gli telefono.
Non era lui che aveva raccontato la storia lì di un milione di posti di lavoro? Sì, mi pare fosse lui… O Brad, forse. Sì, Brad... L'ho sempre saputo che saresti stato tu la soluzione di ogni cosa.

"Ho sbagliato tante volte ormai che lo so giààààààààà...."

Sono Salva.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 23:07
mercoledì, agosto 22

Le vie del Signore sono infinite...

calippo
Meno male, perchè le mie so' finite. Dunque, visto che pure stavolta il Calippo è toccato a me (e non dirò dove perchè sono una signora), ferma davanti al muro della strada senza uscita, attendo che compaia la scritta Game Over.

Perchè qualche volta capita che si sia stanchi. E non di una stanchezza che prende alle gambe, come quella del corridore dopo la maratona, ma di quella che s'attacca come una cozza ai pensieri. Tanto che non puoi più distinguere quelli che ti piacciono da quelli che vorresti piacessero agli altri. Capita. E allora stai su una sedia, con le gambe e le braccia che se ne scendono giù, sconfitte dalla forza di gravità, al centro di una stanza in disordine, per quel poco che c'è... 'chè quello che non c'è,  l'hai già di nuovo impacchettato per poter mettere un altro punto. E capita che si sia stanchi proprio mentre si incartava il settimo bicchiere. Tanto a cosa può servire un set di dodici bicchieri se non saranno mai più di quattro le persone che inviterai a cena? E poi capita pure che si sia stanchi di invitare la gente a cena. O di mangiare. O di parlare... di pensare, di tentare, di sorridere, di credere, di inventare ,di immaginare, di desiderare, di camminare, di respirare, di fare yoga, di lavorare, di non lavorare, di cantare, di ballare, di piangere, di sentire, di imprecare, di ascoltare, di ster sempre a sentire quelli che sanno tutto di te  e  quelli che di te non sanno niente, di farsi i cazzi degli altri, di far sì che gli altri si facciano i tuoi, di esporsi e di doversi rintanare, di spiegare, di primeggiare, di essere gli ultimi, di scalare la vetta, di essere i primi, di non poter andare in vacanza, di giocare al lotto per tentarci, di non essere rispettati, di porgere l'altra guancia, di incazzarsi.
Di incazzarsi da soli, su una sedia maledetta, con la forza di gravità che pesa sulle braccia, davanti ad una scatola e un tappeto verde, in una casa di passaggio, dopo aver fallito per la centesima volta.
Capita.
Capita che ci sia rotti il cazzo.
No, solo così, per dire.

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Un caffè con bellatrix74 alle ore 03:11
martedì, luglio 24

AUTOCRITICA
 LA VERITA'

La situazione è al collasso. Lavoro, case, soldi, possibilità di vita, valori. Non lo direi se non fosse arrivato il momento di guardare in faccia la realtà, diventando seri e mettendo da parte persino l'ironia che non possiamo più permetterci. Abbiamo poco più o poco meno trent'anni ragazzi, e qui le cose non si mettono per niente bene perchè chi è nella condizione di farlo, fa come gli pare. Non temono la rivolta visto che noi, trentenni del terzo millennio, non abbiamo tempo per ribellarci, perchè siamo troppo impegnati a tentare di diventare famosi lavorando GRATIS nelle radio e nelle tv, per soddisfare un'ego faticosamente costruita pur di dimostare ai nostri genitori che se loro erano  settantoni intelligenti,finti poveri soprattutto quando erano ricchi,  noi saremmo diventati artisti talentuosi, finti ricchi pure se siamo poveri in canna. Urlare a gran voce che non rinunceremo ai sogni di gloria ci rende ancora più idioti se, nel nome dei sogni di gloria, qualcun altro nel frattempo, si inzuppa il pane nei nostri diritti. Tanto a noi che ce frega? C'è Maria de Filippi che ci fa diventare ballerini di successo! A gratis. C'è Costanzo che ci chiama a fare il pubblico parlante in settanta programmi. A Gratis. C'è il grande fratello, che se fai il percorso di guerra in giardino meglio di altri, poi ti danno la copertina su Visto. C'è Radio Rock a Roma che fa credere a tutti che per fare il dj in radio basta suonare al campanello. E trasmettere. A Gratis naturalmente (pure se lo sai fare davvero e non per finta, sia chiaro).  C'è l'editore che ti dice "Chiedi i soldini a mamma che ti pubblico, così diventi famoso come Moccia". A pagamento (tuo!). C'è splinder che ti dice che online ci sono 1653 utenti che potrebbero leggere te, in questo momento. A Gratis, grazie a Dio (che se ci toccasse pagà pure pe i blog probabilmente pagheremmo). Ci sono i locali da prendere in gestione, che è più gratificante fare qualcosa da soli, così poi magari a bere da te ci vengono pure i Vip scannati, che fanno taaaaanto trendy.
Mi metto in testa alla classifica dei coglioni che si stanno facendo fregare, sia chiaro. Tanto che ci frega di reclamare un minimo di dignità per il nostro lavoro di ogni giorno ? Come è che diciamo? "Si sa, questo lo faccio solo fino a che non sfondo". Ho lavorato gratis  a Radio Rock per un anno. E come me tante altre persone. Ho detto cazzate gratis in TV su Italia uno, in una trsmissione della cricca di Maria De Filippi. Non ho visto mai una lira di contributi, contratti in regola o roba simile. Per non perdere il lavoro, d'estate, quando il lavoro calava,  mi sono licenziata formalmente dall'unico incarico con un minimo di dicitura scritta, pur continuando a lavorare in nero in quel posto. Ho lavorato in nero per dieci anni, cambiando dodici lavori. Sono da biasimare perchè ho accettato queste condizioni, perchè il dire di sì da parte nostra a qualunque angheria, ha infettato il mercato. Se nessuno lavorasse gratis, nessuno lo proporrebbe mai.
Sapete dove sta la fregatura, ragazzi? Che c'hanno creato un diversivo per distrarci dalla merda. Ecco cosa. E noi stiamo ancora qui a parlare di chi va in onda a quale ora e di chi è che c'ha soffiato il posto in consolle o il palco in quel locale. Stiamo ancora qui a spettegolare su chi trasmette da dove e perchè. A farci i Myspace fighetti e a rosicare perchè "a quella j'a commentato pure Daaaave Ghaaaan hai visto?"
C'hanno creato un diversivo perchè se spettegoliamo  è meglio, così evitiamo di ricordarci che abbiamo un cervello, una dignità d'essere umani e , cazzo, pure un po' di cultura. E magari da Maria De Filippi la cultura sere pure se vuoi vincere le sfide dove giudica il publico, anche perchè è meglio che uno di cultura cada dentro quella trappola lì, togliendosi di mezzo, che sennò può essere pericoloso.

Ecco come stanno le cose. Ogni giorno. Per tutti. Tutti.
Solo tre esempi. Se volete potete aggiungerne voi.

1- Giggetta lavora come insegnante, dopo la laurea s'intende, in una scuola privata gestita dalla Chiesa. La Chiesa predica il valore della famiglia, Giggetta, vuole un bambino. Le suore dicono <<Che bellooooooooo... be' finche non ci sei tu, prendiamo una sostituta, poi tu torni tra nove mesi tranquilla>> Dopo nove mesi le suore dicono << Beeeeellla la tua bimba, adorabile. Eh, veramente sì, il tuo posto, ma sai... e io che faccio se poi tu la devi allattare? No no, non serve che mi prometti che non mancherai mai, vedi le insegnanti mamme sono un po' meno affidabili. Che ci vuoi fare? Ciao>> Giggetta aveva un contratto a nove mesi, scaduto quello, sei mamma? Ciao, mi piglio una che non lo è. Ora Giggetta ha una persona in più in famiglia e un lavoro in meno.  E ce fanno pure il family day.

2- Una certa compagnia telefonica, non sa come fare a limitare i danni che s'è fatta da sola, regalando la possibilità a chi voleva di autoricaricarsi il cellulare, attraverso una tariffa speciale,  in cambio di promozione. Oggi, che la cosa evidentemente non gli conviene più, da un giorno all'altro cambia i piani telefonici di chi aveva quella tariffa, arbitrariamente. Siccome la cosa non gli basta, per togliersi di mezzo quelli che avevano parecchio credito sulla SIM, ha disattivato in u giorno 5000 sim da un minuto all'altro, senza avviso,liberandosi dei clienti "scomodi" che hanno perso il numero, naturalmente il credito e sono  addirittura scomparsi dai registri della compagina, come non vi fossero mai stati.

3- Pago 850 euro d'affitto per un appartamento di 50 metri quadri in periferia. Vado via, dopo contratto regolare (che io ho pagato per depositare ma senza aver mai visto una ricevuta dal proprietario ogni volta ch egli ho pagato l'affitto) e  dopo la cauzione (non depositata a notaio ma beatamente instacata e restituita solo alla fine) e mi devo sentir dire : "Eh, ma mi dovresti pagare pure il mese prossimo anche se non ci sati perchè io ora, durante agosto non trovo nessuno per affittarla e perdo un mese. Va bè, allora pagami Luglio e basta. Ah, dici che Luglio è pagato con la cauzione..mhhh..no, la cauzione me la tengo per le bollette della luce. Dovrebbee ssere di una trrentina di euro, ma mi tengo la cauzione DI OTTOCENTO EURO  finchè non lo so, quindi pagami Luglio. E manon ti lamentare sai.. CHE TANTO  I PREZZI E LE CONDIZIONE SONO TUTTE COSI' (ed è tristemente vero)."
Lo so: bastava anche solo la frase "Pago 850 euro per 50 metri quadri in periferia"

Mi pare che il problema del surriscaldamento terrestre per quanto grave, sia meno urgente, perchè se non cambiamo le cose, tra ottanta anni, le inondazioni ci coglieranno mentre saremo sotto i ponti già da decenni. Ecco.



E mo' hai voglia al prossimo post di tentare di parlare di Lady Oscar e Candy

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