Che fine avrà fatto Alessia Rossi?

Seduta all'alba guardando nella mia tazza di caffè, ogni giorno ripeto questa domanda e mi concentro sulla risposta, da articolare alternando la logica alla fantasia. Naturalmente cambio sempre soggetto perchè non ho un specie di strana ossessione per Alessia, compagna delle elementari, piuttosto la mia è una, comunque strana, ossessione per tutte quelle persone che, non ho mai più visto o sentito. Per abitudine ormai, ne scelgo una diversa ad ogni colazione, e lì immagino tutte le vite che non ho visto cambiare. Ci sono amici, parenti, fidanzati, persino compagni di avventure durate un minuto. Qualche volta per rispondermi digito il loro nome su Google. Ieri ci pensavo: il modo migliore per restare per sempre nella vita di una persona forse è sparire completamente. Ridefinisco il campione di ricerca: il modo migliore per restare nella mia vita è sparire completamente. Dopo la domanda solitamente mi concentro sull'immagine e mi accorgo che in nessun modo può corrispondere all'attuale. Questo mi innervosisce alquanto perchè è troppo difficile per me parlare (anche solo a me stessa) di qualcuno che non posso immaginare. Così inizio a fare l'elenco di tutti gli errori che il ricordo conserva. Per Alessia l'errore scovato è addirittura grossolano: mi veniva in mente lei, bimba con la coda di cavallo nera corvino, ogni volta che pensavo agli sventurati in cima all'appello, che, come tutti sanno vengono beccati sempre per primi alle interrogazioni a sorpresa. Non avevo mai realizzato il fatto che alle elementari la maestra faceva l'appello per nome, da qui il ricordo, ma che per il resto della sua carriera accademica, Alessia, grazie al suo cognome, ha goduto dell'invidiabile posizione di tre quarti, nel registro di classe, il che rivoluziona completamente l'idea che ho sempre avuto di lei e della sua vita. Rimando ad un giorno di pioggia la teoria sulla correlazione tra la posizione nel registro di classe e il modo di affrontare la vita . Fatto è che quel ricordo sbagliato m'ha condizionato per anni. Per la proprietà transitiva, anche tutti gli altri su cui continuo a farmi domande potrebbero aver avuto sorte diversa da come ho sempre pensato ,magari proprio perchè c'era un errore di fondo. E magari anche chi ha avuto un ruolo fondamentale nella mia storia ha lasciato un'impronta sbagliata, controvertendo le sorti di entrambi, per colpa di un piccolo insignificante dettaglio che al tempo non colsi. Questa è un'ipotesi agghiacciante per me: va bene non sapere più nulla della vita di alcune persone e sottostare alla propria insana mania di doverla per forza immaginare, ma capire che forse si segue una pista sbagliata in partenza non è emotivamente sostenibile. E se anche io sono rimasta nei pensieri di qualcuno in maniera distorta? Bisognerebbe sempre poter riparare a questo. Ecco perchè la playlist dei miei film preferiti comprende solo film dove i protagonisti si incontrano nuovamente dopo anni e anni. Dovrebbe essere sempre come in Casablanca: dopo l'incontro la vita di ciascuno riprende sui suoi binari, ma vuoi mettere che goduria per Ric, dopo anni passati a chiedersi cosa stesse facendo Ilsa, capire che in futuro, così come in passato, lei non sarà mai più felice come se avesse scelto di vivere con lui a Casablanca, bevendo Champagne insieme a Sam? Propongo un calendario di incontri collettivi, in cui giustizia sia fatta, le curiosità siano assecondate, e ciascuno abbia modo di dare di sè altri indizi su cui la mia mente insana potrà poi lavorare in tante altre colazioni. E che Dio c'assista.
Quante sono le possibilità di cambiare davvero, se sei così?

Così come questi due. Entrambi esempio lampante dell'egoismo più puro. Guardandoli, il commento è uno solo: NO FUTURE. E stanno pure lì all'aereoporto a continuare a vicenda la commedia del " Parto, no non parto, sì devi partire, no vieni via con me, attacca prima tu, no attacca tu", quando si sa benissimo che Ric sta pensando a quante casse di Whiskey deve ordinare per stasera,visto che è sabato e che in magazzino le scorte del bar stanno finendo, e lei invece sta pensando a quale abito indossare per il ricevimento dato in onore del rientro del primo ministro, suo marito.
Ric ha un bar. Lei è una first lady. Non c'è stato, durante tutto il film, un solo momento in cui io mi sia illusa, come invece vorrebbero far credere, che abbiano entrambi mai pensato alla possibilità di rinunciare ognuno alla propria vita. Questa è la realtà, triste, di chi non conosce un altro modo di essere, perchè non gli è mai capitato di pensare a un "noi", piuttosto che a un "io".
Ma mettiamo che uno dei due non sia tale e che mostri all'altro la possibilità alternativa. Mettiamo che l'egoista sia solo Ric.
Mettiamo che io sia Ric.
Quante possibilità ci sono per me di cambiare? Quante possibilità non di correggere un difetto, non di smussare una caratteristica della mia personalità, ma di rivoluzionare completamente un modo di essere, che in effetti è completamente sbagliato? Sono cresciuta camminando sulla mia strada,aspettando in stazione il mio treno, scegliendo la mia direzione e mangiando il frutto di quello che seminavo. Ho creduto che l'amore vero lo si trovasse solo nel gioire della felicità dell'altro, pensando che non contasse camminare insieme, ma guardare, mentre si segue la propria via, l'altro che segue la sua. La verità è che io non sono capace di fare diversamente. Non so camminare insieme. Ecco, l'ho detto. Non l'ho mai fatto e per questo, nel mio egoismo becero, continuo a pensare a quell'"Io", dando per scontato che l'altro faccia lo stesso. Sono egoista anche nel dare, perchè ho scoperto il piacere che si ricava dal farlo. Dunque, quando mi dicono che sono buona, in realtà sono solo egoista una volta di più. Egoista ed egocentrica. Non è un difetto, è peggio, è un modo di essere in tutto. L'unico modo per essere davvero liberi è essere soli, e in quella solitudine mi sono crogiolata per così tanto tempo che adesso non so pensare ad altro se non a quello che devo fare io. Mi sono nascosta dietro ad amici che vedevo andar via e che mi vedevano andar via, perchè tra amici è giusto così: si fa un pezzetto insieme, ci si mischia il sangue, ma ci si augura l'un l'altro fortuna e vittorie. Mi sono nascosta perchè avere un compagno di viaggio è un altra cosa, una cosa che io non so fare.
Ad imparare, fino ad ora non ci avevo mai neanche pensato, perchè se tu non sai nemmeno che esiste la Cina, come puoi pensare di dover imparare il cinese? Il problema ora è che un bambino di tre anni il cinese lo impara facilmente se va a vivere in Cina, ma a trentadue anni la cosa è ben più ardua. Non dico impossibile, ma, per tornare a noi, ditemi, quante possibilità ci sono?
Datemi speranza