Un caffè con bellatrix74 alle ore 23:56
mercoledì, ottobre 28

Ah be' si be'.... ah bè si bè



«Ho visto un re» mi diceva un pover'uomo. E continuava:
«il re, poveretto,  piangeva e si lamentava perchè non capiva come fosse possibile che un suo servo si fosse difeso dal paventato licenziamento ingiustificato. Diceva il re "io non ho fatto niente di male, sono buono io. Cosa c'è di sbagliato nel convocare a riunione avvocati e consulenti per capire come fare per sbarazzarsi di qualcuno? Non che il servo, tuo collega,  non servisse bene, anzi. Ma dopo un po' chi ha un reame ha davanti sempre delle stesse persone, magari gli vanno a noia. E magari è solo stanco di loro. E allora che significa, che solo perchè per anni hanno avuto un pezzo di carta che dice che lavorano per me a tempo indeterminato io me li devo tenere? E poi il servo mi chiedeva di continuo di pagargli i contributi per quello che guadagnava davvero e che non gli adava più bene ricevere un fuori busta. E secondo lui avrei dovuto pagare più tasse di così? E per cosa? No no, io gli facevo un favore. Uno magari quando viene licenziato è liberato da incombenze e fatiche.Io sono buono, io. Vogio solo servi felici. Se uno non è felice di spaccarsi la schiena nel mio reame io mi impegno per far sì che si riprenda la sua libertà. No? Sei fortunato tu, caro servo, che devi pensare solo a tirare avanti. Non sai che fatica combattere ogni giorno con la gente che vuole che la paghi per il lavoro che ti rende. Tu dici che questo mese sei stanco per tutti i campi che ti ho fatto arare. Ma quando tu hai finito di arare il campo i problemi li hai risolti. Io invece, con tutti questi soldi mi dispero perchè è sempre più difficile guadagnarne ancora e ancora e ancora.»
E mentre il pover'uomo mi raccontava di questa conversazione per lui così umiliante, io gli contavo le rughe non segno dell'età ma di quello strano sentimento di rancore misto allo stupore.
«Io gliel'ho detto al re che forse a qualcuno il lavoro serve, che mica tutti sono nati che già c'avevano un'azienda da gestire a trent'anni e il conto in banca per comprare la merenda. "Forse - dicevo al re - ci si può anche risentire di aver dato tanto in cambio di un calcio in culo" Non gli ho detto calcio in culo, perchè coi re devi parlar bene se non vuoi rischiare che il suddetto calcio lo diano anche a te. Però il significato era quello. Ma lui non l'ha mica capito, mi sa. Io però vorrei averceli i problemi della gente arrabbiata con me e quattro aziende di famiglia, perchè così non dovrei stare lì tutti i mesi a contare i giorni per poter fare la spesa. E pensare che noi servi dovrebbero chiamarci professori, perchè abbiamo impilato titoli su titoli per costruire un curriculum che come un castello di carte se ne viene giù ogni volta che il re ci chiede di andare a pulire il cesso. Ma sorridiamo e cantiamo così.
e uan e ciù e uan ciù tri
E sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere
fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam
»

Questa conversazione è realmente avvenuta. Esattamente in questi termini.
Ah be' si be'... ah be' si be'
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categoria : terzo millennio, domatori di rinoceronti, recessione economica


Un caffè con bellatrix74 alle ore 19:14
sabato, ottobre 17

«Ciao, mi chiamo Brusco, sono un ansioso e da 2 giorni e 3 ore non lecco il pavimento.

Brusco

All'inizio non è stato facile capire cosa mi stava succedendo. La voglia di correre in circolo, la disperazione, il leccare convulsamente ogni oggetto o superficie, l'incapacità a controllare gli istinti più semplici, la rabbia e quell'insostenibile senso di perdita e abbandono che mi prendeva ogni volta che restavo solo per più di cinque minuti. Ho toccato il fondo quando pur di dimostrare a me stesso che potevo distruggere completamente una casa intera, ho saltato un cancelletto messo lì appositamente ad ostacolare il mio cammino,  di ben un metro d'altezza. E considerando che sono alto solo 35 cm, dopol'incazzatura, quei due hanno persino pensato di farmi entrare in un circo. Poi per fortuna  il mio psicanalista ha pronunciato la parola magica: ansia. Sì, sono un cane stressato, nonostante la giovane età e le condizioni di vita apparentemente agiate. La soluzione inaspettata a questo mio malessere è arrivata dalla chimica. E' stato così che abbiamo scoperto il feromone custode. Una piccola, invisibile molecola diffusa nell'aria mi ha reso nuovamentefelice, rilassato e sicuro di me. E' un trucco, ma funziona e a me va bene così. Ora che sono tranquillo   consentitemi, sebbene io sia solo un cane, una riflessione  sull'accaduto. Ma voi, che invece siete umani e quindi intelligenti, avete un'idea precisa di cosa vi sta accadendo, oppure siete ignari come lo ero io di quanto male vi state facendo? Datemi retta: compratevi un feromone custode, che ne avete bisogno. Sempre arrabbiati, nervosi, tristi, affaccendati alla ricerca di soldi e cose. Cose e soldi. E allo stesso tempo così annoiati a morte  da detestare chiunque vi capiti a tiro che porti un sirriso stampato in volto. Pure io mi annoio quando sto da solo e io sto quasi sempre da solo.  Se fossi soltanto un po' più alto io lo muoverei quel culo e mi darei da fare per diventare felice, che le cose non piovono mica dal cielo. Ma sto qui, a guardarvi girare attorno, come faccio io quando tento di mordermi la coda, senza la minima passione, nè amore per voi stessi. Accattatevi sto feromone pure voi, così se non altro smettete di rompere le scatole al prossimo. Ed è anche utile per non farsi più la pipì addosso, che poi gli altri si incavolano che devono pulire e lo stress aumenta.
Feromone for president. Feromone vince. Feromone olè olè. Fe-ro-mo-ne! Fe-ro-mo-ne!
Sto male.»


A Brusco. Scusa.
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categoria : my family, domatori di rinoceronti


Un caffè con bellatrix74 alle ore 23:19
mercoledì, ottobre 07

Attendo con fiducia la danza delle sinapsi del mondo.



Le idee sono sospese nell'aria e attendono anch'esse. Galleggiano invisibili e non si lasciano sfiorare. Protette dall'indifferenza collettiva non temono più di essere abbattute dall'odio, perchè  dove dimora sovrana l'ignoranza non c'è possibilità di confronto alcuno. L'arte è al sicuro, protetta da una superficie oleosa e  impenetrabile che chiamano "mercato" in cui fanno vetrina emozioni programmate, vendute singole o a pacchetto,  ciascuna con un nome e una codifica. Con le mani sugli occhi un angelo resiste immobili alla perdita progressiva di ogni  forma d'amore. Le cose, le case, l'urgenza del superfluo, il sudicio, la droga dell'anima perchè sopisca, la mistificazione, la corruzione, il suicidio del corpo annichilito da sostanze sintetiche, l'accettazione passiva dei mezzi di controllo imposti e spacciati come mezzi di comunicazione.  Perduti, affranti e depredati del divino, perpetuiamo la visione del giorno in cui l'epilessia dell'universo libererà l'energia da troppo tempo repressa.  Allora sarà danza e suono. Vibrazione pura e bellezza di forme e parole. L'arte non più invidiosa della verità. Batter d'ali di farfalle e conoscenza. Fino ad allora ritaglio per me momenti di solitudine e meditazione, in cui meravigliarmi della forma musicale delle parole, tentando sempre meno spesso la condivisione per paura di una risposta che mi inviti alla semplificazione commercializzabile.
Per molto tempo ho cercato spiragli di luce. Nei giorni buoni, quelli in cui non ho acceso la tv nè il computer  e sono stata con la mia famiglia, ho sentito meno forte la pressione malsana di questa Babele. Erano quei giorni a tenermi lontana da questo luogo di intima confidenza, nel timore di banalizzare una cosa che era diventata importante per me. E così non ho più scritto. Ma qualche giorno fa ho ascoltato la voce di Antony, dopo molto tempo che non mettevo su quel disco e ho sentito nella vibrazione della sua voce il perenne vibrare del mondo. Questo mi ha rassicurato e mi ha spinto finalmente a respirare.
E le parole intorno a me hanno ricominciato a danzare.


Ringraziare desidero il divino,
per questa musica,
misteriosa forma del tempo.
J. Luis Borges
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 02:41
martedì, ottobre 06


Io non ce l'ho una soluzione che sia buona come questo Cannonau, Marce'.



Penso spesso a te e a tua moglie, perchè è un po' come pensare a tutte le cose che ho attraversato in questi anni. Quando guardi a quello che è stato, se lo fai con coscienza, sai che nulla sarebbe come è senza un passato. Voi ci siete da sempre. Anche da prima che scoprissi cosa davvero contava per me.
Siete una specie di  archetipo junghiano, come il primo bacio e lo shopping con le amiche il sabato pomeriggio.
Ma che ne sanno le ragazze del 2009, che non hanno mai fatto shopping sulla Tuscolana nel 1993?
 Nel 1993 c'erano le scarpe col tacco a rocchetto, i Pearl Jam e i vestini grunge. E l'idea che le cose sarebbero andate meglio di come erano andate fino a quel momento. Loro, le ragazze del 2009, hanno le loro di cose, i loro di tramonti e magari, lo spero,  tra qualche tempo avranno anche un vino ciliegioso come questo, interrogandosi sul senso della vita.  Le guardo a volte, sulla metropolitana, dal mio piccolo posticino ricavato a fatica tra la folla, grazie all'esperienza maturata  nel tempo,  che mi permette di riconscere a naso il vagone giusto nell'ora di punta. Escono da scuola e sembrano me e Alessia in quegli anni là. Tante buone intenzioni e molti capricci. Un talento innnato da non sprecare e la voglia di arrivare ad un punto non ben precisato, che si trova a metà strada tra quel che indica il cuore e quel che vuole la mente. Con la speranza di  tanti soldi e del nome scritto in rilievo sulla targhetta di una porta qualunque, che sia un camerino o un ufficio.
 Dei miei anni buoni, cioè tutti, io ricordo i tramonti, e mi dispiaccio di quanto questo sia banale. Quasi che ogni tramonto sia riconducibile ad un'idea generale di libertà, mentre dentro di me qualcosa grida : «No! Il mio tramonto è diverso! Io ho goduto di quell'ultimo centimetro di rosso come nessuno ha potuto mai!». Che convinzione malsana quella di credere di essere gli unici ad aver capito la vita. Eppure oggi, dopo tanto cercare, ancora mi emoziono quando penso che tutto quel che dovevo avere  l'ho avuto nei giorni in cui davvero nulla era mio. Mio padre è anziano ed ha visto la terra e i cieli tra i palazzi di Via Veneto. Non è stato lui a scegliere la terra, ma la terra lo ha scelto. Quando la terra ti sceglie non  ti chiede se hai altri programmi. E' come la sabbia fredda davanti al sole che scende solo per te, dopo che tutti sono già tornati al loro mondo, di domenica in agosto. Qualche volta ho riso del loro affannarsi, nel cercare una via che fosse esente dal traffico del rientro, e mi son detta che mai avrei ceduto  a tale schiavitù. Poi però mi è capitato di perdermi nelle ore , dei giorni,  in mesi di anni,  lunghi. Lunghi. Per me, quel sole è ancora a pochi centimetri dall'acqua e non smetto di aspettare il momento in cui sentirlo friggere, entrando nel mare.  Nulla di più potrei chiedere, se non di avere amici veri a condividerne la bellezza.
Non ho una soluzione oggi, è vero, ma ho grandi speranze per noi tutti e la terra lo sa. Il sole lo dice.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 02:38
martedì, ottobre 06


Facebook ha una funzione sociale: ricordare a noi gggiovani che stiamo diventando vvvvecchi.



Sai che culo. Ho sempre sognato di diventare vecchia. Avevo solo sei anni e già chiedevo a mia mamma: «Mamma Mamma, ma quando è che divento vecchia? Dài ti prego, non vedo l'ora. Pensa mamma, esisterà Facebook e potremo sapere sempre tutto di tutti, e i compagni delle scuole medie avranno volti nuovi e nuove espressioni. E saremo tutti molto intelligenti e molto impegnati. Avremo una famiglia di cui mostrare le foto e il lavoro che ci dà tante soddisfazioni. E poi da vvvecchi avremo tanti soldi perchè avremo risparmiato tanto tanto e nessuno ci dirà più cosa dobbiamo fare. E poi, mammi', se esisterà Facebook di sicuro esisterà pure la cura per tutti gli acciacchi e, da vecchi, allora sì che saremo davvero gggiovani dentro e pieni di risorse».
Grazie a Facebook, la scorsa settimana ho cenato con i compagni di classe delle medie. Dopo 22 anni. Mio Dio. Nonostante le mie previsioni non sembravamo un gruppo di vvvecchi, anzi, ci sono rimasta pure male. Eravamo tutti molto molto uguali a come ci ritrae la foto di gruppo sotto la targa "3a A". Questo mi ha spiazzato. E' stato molto bello incontrarci tutti, dico sul serio, ma questa somiglianza tra le vecchie e le nuove facce è diventata un punto interrogativo gigante nella mia testa. La domanda è: perchè nei film, in tutti, nessuno escluso, nel passaggio dall'età scolastica a quella della perdita della ragione lo stesso personaggio è interpretato da attori diversi? Dopo 22 anni Elio ha ancora la faccia di Elio, Romina la faccia di Romina e persino io, uscita incolume dalla moda "stucco e parrucco" anni '80, ho ancora la mia faccia. Non poteva succedere che dopo essere stata Jennifer Connely diventavo Elizabeth Mc Govern, come in "C'era una volta in America"? E avrei detto a Noodles, con enorme soddisfazione: «Siamo due vecchi Noodles... ma poteva andarci peggio. Siamo pur sempre Elizabeth Mcgovern e Robert de Niro. Pensa che sfiga se fossimo diventati La Sora Lella e Danny de Vito (con tutto il rispetto)!»
 La cena della terza A 1986 non è stata altro che l'ennesima conferma alla teoria fondamentale di tutta la mia vita: nessuno cambia mai.
 
Questo è Silvio decisamente più di 22 anni fa.

I suoi compagni di classe delle medie, lo riconoscerebbero subito se lo cercassero adesso su Facebook. Anche lui ha sempre la solita faccia.
E purtroppo, nonostante l'impegno,  non è diventato Fonzie.
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categoria : memories, terzo millennio


Un caffè con bellatrix74 alle ore 02:34
martedì, ottobre 06


Attento al lupo, fuori è buio e la tempesta avanza.
La crisi! La crisi! Ovunque violenza.
E tu non hai ancora paura abbastanza.
Paura.
Non parlare! Non pensare! Arriva il tuono...
Spaventato. Resta fermo zitto e buono.
Attento a te! Attento a loro!
Guarda in basso e segui il coro.



Una sera io e mio fratello giocavamo a spaventarci l'un l'altro, raccontandoci a vicenda storie dell'orrore. Era un curioso passatempo, mi rendo conto, ma chi non ha mai goduto nel guardare un fratello che corre a nascondersi piangendo di paura?
Quella sera però il piccoletto s'era difeso bene e se n'era uscito con una storia che parlava di mostruose trasformazioni.
Il racconto  era stato talmente spaventoso, che più tardi,non riuscendo nessuno dei due a prendere sonno ci eravamo incontrati sulle scale che scendevano in cucina, e , ad un mio sguardo, totalmente casuale, lui aveva iniziato ad urlare con le mani sulla faccia, credendo di essere vittima di una trasformazione. Urlava e mi guardava, senza però spiegarne il perchè, così, io, scema più di lui, avevo iniziato a credere che fosse la mia, di faccia, a subire una mutazione schifosa.
«Aaaaahhhhhhh!!!!»
«Oddio! Aiutooo! Aiutooooo!»
Cique minuti di terrore, sulle scale, tutti e due con le mani sul volto, ad urlare come pazzi, convinti ciascuno di essere diventato un mostro.
  Per fortuna esiste una cosa chiamata "mamma". Abbandonando per necessità il suo consueto charme, la nostra sapeva riportarci alla realtà in un attimo, solo dicendo: «Ahoooooooo! Che state a faaaaa????»
 Ridemmo della nostra paura,qualche minuto più tardi,  davanti ad una tazza di tè con i biscotti.

Immagino adesso, per gioco, cosa sarebbe successo se nostra madre, invece di scrollarci dall'isterismo, avesse perso il controllo lei stessa. Magari urlando anche lei, o arrabbiandosi, o punendoci. O se, per assurdo, avesse preferito che continuassimo a vivere quel momento di terrore per poter facilmente esercitare il controllo su di noi.
 I nostri genitori ci hanno insegnato una gran verità: se avessimo avuto paura di vivere, per loro sarebbe stato tutto più facile. E’ più facile gestire una situazione che puoi controllare completamente perchè le persone che vi partecipano sentono di avere bisogno della tua protezione per muovere anche un solo passo.
I nostri genitori sono stati uno Stato Onesto, e per questo io e mio fratello abbiamo contribuito a creare un Buon Paese. Un Paese piccolo come una famiglia può essere, ma Buono.
Se il Paese grande in cui viviamo non è Buono, è anche perchè lo Stato non è onesto e preferisce insegnare la paura piuttosto che  lo spirito d'iniziativa.
Adesso fa' qualcosa che serva.
Non so se la Crisi lo è, ma di sicuro...
Il Paese è Reale (accattatevi il disco, non rubatelo).

Dici sempre le preghiere
Conti sempre fino a dieci e
Preghi ancora che
Non tocchi a te
Decidere
Piangi fermo in tangenziale
Inseguivi una cazzata
Era splendida e dorata
Fresca e avvelenata
Ma il paese da affondare
Tutto intorno a te a ballare
Bestemmiando disprezzare
E riderci un po’ su
E tu vuoi far qualcosa che serva
E farlo prima che il tuo amore si perda
Non ti accorgi che se lo vuoi tu
Quel che valeva poi non vale più
Se ti han detto resta a casa
Vola basso non scocciare
Se disprezzi puoi comprare
Se vale tutto niente vale
Se non sai più se sei un uomo
Se hai paura di sbagliare
Se hai voglia di pensare
Che fra poco è primavera
Adesso fa qualcosa che serve
Che è anche per te se il tuo paese è una merda
C’è una strada in mezzo al niente
Piena e vuota della gente
E non porta fino a casa
Se non ci vai tu
Io voglio fa qualcosa che serva
Fammi far solo una cosa che serva
Dir la verità è un atto d’amore
Fatto per la nostra rabbia che muore
 
Afterhours: “Il Paese È Reale"



Cantando questa canzone nella mia testa da giorni e giorni, mi sono detta che ci sono "cose che servono" che posso fare anche io, che in questo Paese sono piccola piccola. Così ho stilato un piccolo decalogo, che è diventato il mio obiettivo di vita. Non ho la presunzione di dire che è il modo giusto di vedere le cose, è solo un modo, uno dei tanti:

1- Devo curarmi del dono che mi è stato dato: la vita. Mangiare  bene, stare in forma, fare attività fisica. Correre per migliorare il cuore e le gambe. La droga e l'alcol mi rendono inutile e lasciano che io dorma mentre gli altri combinano i guai. Per questo non mi sono mai drogata e mai lo farò. Voglio essere vigile e padrona di me. Allenarmi per rafforzare il corpo e le difese immunitarie, non lasciare che lo stress mi mangi perchè voglio essere in forma per costruire e aiutare chi ne ha bisogno.
2- Creare. Non far morire il cervello, ma nutrirlo con la conoscenza e la curiosità. Leggere, cercare, capire, informarmi, fare confronti, studiare, persino fare il sudoku. Il cervello mi serve. I cervelli costruiscono. I cervelli allenati cercano sempre la verità e quando non la trovano, la intuiscono.
3- Capire cosa davvero  serve e cosa no. L'i-phone non telefona bene neanche la metà di un vecchio nokia, lo sanno tutti. E la mia macchina andrà benissimo come è per altri dieci anni, sti cazzi se non è rossa e non ha il tettuccio apribile. Tanto la userò solo quando sarà davvero necessario.
4- Dire no ai ricatti. Tu mi vuoi fregare perchè speri che io sia in fin di vita? Fanculo a te e a quelli come te. Meglio morta che schiava. Meglio morta io che schiavi in cento. La schiavitù, il ricatto morale è una cosa che funziona solo se tutti cedono.
5- Tenderò la mano quando potrò farlo. Non per sciacquarmi la coscienza nell'acqua Santa, ma per aiutare davvero. Se ancora non nè avrò modo, lavorerò ancora su di me per arrivare un giorno ad aiutare chi ancora non è in grado di aiutare sè stesso. La vera solidarietà ha radici nell’equilibrio. Se non ho equilibrio io, faccio cadere pure l’altro.
6- La paura non è una cosa che serve, e quindi non starò chiusa in casa ad aspettare che marcino su Roma. Marceranno su di me, che mi vado a prendere un gelato in centro.
7- La crisi economica mi riguarda, come riguarda tutti, è per questo che mi sveglierò presto la mattina per trovare una soluzione. Anche piantare le patate è una soluzione possibile. Rimpiangere i tempi delle vacche grasse non è una soluzione.
8- Essere umile, perchè sono solo una donna e una zanzara è ugualmente utile nell'ecosistema. Ma essere consapevole della mia grandezza perchè sono una donna, e, come una zanzara, sono importante nell'ecosistema. Se mi impegno, posso migliorare il mio mondo, non distruggerlo.
9- Non lasciare che il cuore diventi duro, ma conservarlo com'è. Un cuore onesto, buono e coraggioso: è questo che ci vuole, per mandare avanti un corpo forte e un cervello preparato. Un cuore sano conserva la passione e la passione fa fare cose buone. Un cuore sano è allegro e se guarda alla vita come ad un luna park è solo perchè sa riconoscere la bellezza.
10- Pensare alle altre persone come a risorse, da cui imparare e con cui creare qualcosa. Ma discernere tra quelle che mi rendono migliore e quelle che mi vogliono affondare. Chi affonda me affonda quelli come me e se ci porta tutti a fondo, per stare a galla lui, certo non merita di essere eletto a leader. Una volta capito questo, non sarà difficile scegliere come costruire un paese migliore e soprattutto con chi.
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categoria : paura, problemi di comunicazione


Un caffè con bellatrix74 alle ore 02:29
martedì, ottobre 06


V Vigorsol = D...due euro*
click...crick... trunk... tru..uuuuuuuuuu...ckkkk



«Hei, senta, mi scusi! Scusi, so che forse lei è l'addetto alla biglietteria e quindi non potrà aiutarmi, ma vede, il distributore di chewing gum s'è rubato due euro senza darmi le gomme. Che faccio?»

«Eh sì, succede sempre. Io non posso fare nulla ma lei può chiamare il numero che è sul distributore»

«Vede l'ho già fatto. Sono uscita da questa stazione, ho salito le scale e ho telefonato. Non per i due euro ma perchè sono stanca di farmi sempre fregare. Mi hanno lasciato mezz'ora in attesa e poi è caduta la linea. Così ho speso un euro di telefono. E ora siamo a tre**.»

«Deve uscire dai tornelli e aspettare vicino al distributore che arrivi il ragazzo a svuotarlo»

«Ma se esco dai tornelli e aspetto magari un'ora e lei poi non c'è più devo ripagare il biglietto per riprendere la metro?»

«Be' ...sì»


«Così siamo a quattro***. Ma perchè non ci mettete un cartello su quella dannata macchina così non succede ad altri di buttare soldi e tempo?»


«Perchè il cartello non lo posso mettere io, lo deve mettere il ragazzo dei chewing gum.»


«E perchè non lo mette?»


«Perchè lui è contento se la gente ci mette i soldi a buffo!»


«Ah già. E' vero... (silenzio).... Ora ce lo metto io. Lo scrivo dietro a questo bigiletto della metro, così poi devo ricomprarlo e arrivo a cinque****. Tanto poi mi acquatto dietro a quell'angoletto e scippo una vecchietta. Così mi rifaccio dei soldi persi e scarico pure un po' d'aggressività »


«Ma che dice, signora?»


«Scusi, ma che gliene frega a lei se scippo la vecchia? Io non avevo ancora capito bene come funzionavano le cose. Cioè ne avevo il sospetto già da qualche tempo, ma non avevo ancora acquistato dimestichezza con le nuove regole. Basta dirlo. Piuttosto...

ma lei lo sa che nel 2012 finalmente arriva l'Apocalisse? Non è una notizia meravigliosa?»

Non è magnifico che questo mondo venga spazzato via?

note:
*quasi duemila lire
** quasi seimila lire
*** quasi ottomila lire
**** e sono qusi una bella diezimilaaa
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 02:17
martedì, ottobre 06


... e subito trovare il posto per Brigitte! Op-là!

brigitte
Da anni porto con me questa vecchia cartolina, appuntandola su pareti nuove ancor prima di sistemare il mobilio.  Brigitte è la mia Julie Newmar, rubata da Vida Boheme al ristorante di Wong Fu, per aver sempre chiara l'immagine di un'aspirazione. Si inizia così: ripetendo un mantra. Lei balla come se il mondo non ci fosse, lasciando che lui le sbirci le fantasie. E forse mentre la immagina protagonista di storie fantastiche nella sua testa, lei, pensa a come fare per non bruciare l'arrosto. O alla teoria del vuoto quantomeccanico. Brigitte. Conoscere il gioco e giocarlo bene  è un buon modo per vivere in onestà: sapere che dove tutto è finzione l'unica cosa da fare è godersi la scena e non guardare mai in camera. Godersi la scena e non guardare in camera.
Bentrovati.
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categoria : ripartenze


Un caffè con bellatrix74 alle ore 23:53
domenica, ottobre 04

Per tornare devo scrivere un post. Eccolo.
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