TEA TIME IN ROME

IO: «Insomma, ti dicevo, ho fatto questo sogno terrificante in cui Roma era sotto assedio militare, non ricordo bene perchè e per come. Però c'erano questi caccia che sfrecciavano bassi e la polizia ovunque... latte o zucchero? »
LEI: «Zucchero grazie. Un po' come stamattina, quindi. Ma che sta succedendo? Roma è forse circondata? Ci sono sirene blu ovunque...»
IO: « E che ne so? la cosa bella di lavorare in centro è che puoi scendere a bere il tè tra i vicoli facendo finta che vada tutto bene.»
LEI: «Piuttosto, parliamo di cose serie. Che hai deciso per i capelli: sciolti o raccolti?
IO: «No, no, sciolti. Sei anni fa ho deciso di non tagliarli più giurando a me stessa che non mi sarei sposata prima che fossero diventati lunghi così. E' per questo che mi sposo: sono abbastanza lunghi adesso. »
LEI: «C'è Justin Timberlake»
IO: «Al mio matrimonio?»
LEI: «No, dietro di te»
IO: «Oddio mio è lui! Ma è matto che va a passeggio a Via delle Carrozze come fosse la sora Marisa?»
LEI: «Non sembra la sora Marisa. E non lo sembra neanche la tizia accanto a lui. Pare più Jessica Biel»
IO: «Ho un'idea! dammi il telefono»

IO: «Ecco fatto. E ora posso provare a venderla a Cioè. Ma esiste ancora Cioè?»
LEI: «Mi sa di no. »
IO: «E allora proverò a ricattarlo. Che dici può funzionare?»
LEI: «Se la tipa accanto a lui è Jessica Biel purtroppo no, perchè lo sanno già tutti.»
IO: «Magari però è la sora Marisa. Guarda un po'...»
LEI: «No, no. Questa è Jessica Biel»
IO: «Che sfiga. Ma dico io! Sei Justin Timberlake, vieni a Roma e ti porti la fidanzata. Potevi pure farti ricattare, no? uffa..Pazienza. Ma secondo te tutta sta polizia è per lui?»
LEI: «Credo proprio di no»
IO: «E allora speriamo che non ci abbiano sentito. Per la storia del ricatto,dico, sennò ci levano la patente.»
LEI: «E che c'entra la patente?»
IO: «E che ne so io? Pare che non si possa fare più niente che subito ti levano la patente. Senti, ma secondo te è famoso tanto tanto 'sto Justin?»
LEI: «Be' mi sa di sì. Ha fatto pure un disco con Madonna, quindi...»
IO: «Ma non è lui che ha avuto una storia con Michael Jackson?»
LEI: «Impossibile. Non è abbastanza giovane»
IO: «Gia, comunque... dicevamo... i capelli... Ah, sì. Sciolti. Sciolti.»
Pant... Pant.. uff... Sempre di corsa...

Tanto ormai ci sono abituata. Peggio per me che non mi godo mai il paesaggio. Peggio per me che ho davanti sempre l'obiettivo e mai il percorso. Peggio per me che non riesco più a trovarmi le dita dei piedi perchè sempre infilati nelle scarpe. Ogni tanto mi fermo e gioco al Sudoku. Ieri, in metro, un signore si è permesso di darmi un aiutino.
Ha detto così: «L'accetta un aiutino?.»
Io, che un tempo, avrei risposto «Perchè no, grazie!», affossata nello spirito leggiadro dalle ansie di parenti e amici, ho iniziato a temere di aver incontrato un serial killer. Magari uno di quelli che selezionano le vittime in base ad un complicato sistema logico. Che ne so, per le iniziali del nome non ripetute in uno schema alfanumerico da 1 a 9. Mi sono vista cadavere, nuda, con un taglio sulla gola, esangue e sdraiata su un pavimento a scacchi a rappresentare la lettera B e dunque il 2. Per fortuna, l'ansia degli altri dura poco su chi ama comunicare e così ho scoperto che il presunto serial killer, voleva solo dirmi dove andava messo il cinque.
«Mi scusi sa, ma sono un appassionato di Sudoku. Non riesco a resistere.»
Prima di tornare a prendere in considerazione l'ipotesi del serial killer ho pensato di concedere possibilità di redenzione al millennio dell'incomunicabilità e ho sorriso.
«Si figuri, la capisco. A volte resto incastrata per ore nel decidere tra due alternative e scelgo di rischiare anche se non sono certa di quel che scrivo. »
«Be', signorina, è un metodo diffuso, ma poco efficace. Il Sudoku è come la vita: la soluzione c'è sempre anche se l'occhio non la vede. Ed è sempre accompagnata da certezza, mai da probabilità. Bisogna darsi tempo e fare congetture. Tanto quando sarà il momento apparirà sotto gli occhi come per magia. E' la mia fermata. Buona giornata e buona fortuna per il suo Sudoku.»
Tengo tra le mani un Sudoku complesso. Confuso e pieno di cancellature, perchè troppe volte ho sbagliato. C'è un pezzetto di pagina tenuto insieme al resto col nastro adesivo. I numeri stampati sono stati distribuiti dal caso, come in ogni Sudoku, ma sembrano stati scelti in modo da somigliarmi: c'è un otto, rotondo e sorridente, qualche sei, che è un numero facile per pasare agli stadi successivi, un solo quattro, che detesto perchè noiso e ripetitivo. Ci sono un cinque e un nove messi al centro, che attestano che il Sudoku è il mio, ma non ho ancora capito bene cosa mi vogliono dire. Per il resto faccio una gran fatica con il due. E sono alla spasmodica di ricerca di quell'uno che non riesco ad incastrare bene. La situazione è di stallo da settimane e il rompicapo pare davvero irrisolvibile. Mi ripeto che se avessi più tempo avrei più possibilità di risolverlo, ma credo che non funzioni così. Forse davvero... all'improvviso... come per magia, puff! compare.
Abracadabra.


