

Ecco due cose che ricordo di quando ero bambina, una piacevole una no.

Prima quella che detestavo: il gioco dell'anello. A scuola, qualche volta, la maestra ci faceva sedere in circolo, sceglieva uno di noi e gli consegnava tra le mani giunte il suo anello d'argento. Quello faceva il giro passando le mani tra le mani di ciascuno di noi e sceglieva, senza farsene accorgere, a chi lasciare l'anello. Un altro, che non sedeva in cerchio doveva poi indovinare a chi era stato consegnato. Io vivevo quello scambio come un segno dell'ineluttabilità del destino. Mi faceva star male l'idea di non potermi ribellare alla consegna, se l'anello fosse toccato a me. Avrei dovuto restare lì, ferma, in silenzio e far finta di niente con quello che che spiava le nostre espressioni sperando che una smorfia avrebbe tradito il segreto! Terribile. Preferivo palla avvelenata, perchè lì si potevano schivare i colpi, correre via e fare le smorfie a chi ti tentava di tirarti addosso la palla.
Adesso il ricordo bello. Nei pomeriggi d'estate, prima del tramonto, mamma e zia annaffiavano il giardino e strappavano le erbacce, lasciando sempre l'acqua del tubo un po' aperta, così si formava un fiumiciattolo in discesa al bordo del viale fino al cancello. Era luccicante per il sole e caldo per il contatto con i mattoni in porfido. Mi piaceva togliermi le scarpe e metterci i piedi dentro, attaccandoli uno dietro l'altro, camminando in equilibrio verso la fine le viale. Col sole appoggiato sulle spalle e l'aria che odorava di bagnato come quando piove in estate. Mi sentivo al riparo e in armonia con tutto quello che c'era intorno.
Non so bene perchè ti ho raccontato queste due cose, in questi giorni in cui per noi tutto è mischiato: il dolore del lutto, l'attesa per le nostre nozze, le notizie di nuovi nati, qualcuno che parte e qualcuno che torna. In questa vita le cose diverse possono stare tutte nella stessa storia. E' difficile adesso mettere insieme i pezzi del cuore. Poi, quando sarà ricomposto avrà di nuovo spazio per ogni cosa. Poi.
