Un caffè con bellatrix74 alle ore 22:05
sabato, maggio 24

IL GRANDE TRASLOCATORE

traslocatore
Come potete vedere, in quest'incredibile falso d'autore, l'artista riesce a trasmettere tutta l'angoscia che contraddistingue il momento topico dell'ingresso in una nuova casa. La scena rappresenta l'istante appena successivo alla consegna delle chiavi e lettura dei contatori, quando il locatario si allontana di spalle, con i soldi del primo affitto in tasca, celando l'espressione di soddisfazione e accelerando il passo, nel timore che la giovane coppia si accorga delle numerose falle distribuite equamente sulla superfcie calpestabile che si appresta ad abitare. Nell'abbraccio reciprocamente motivante, i due sembrano non notare il caos sopra e tutt'intorno le loro teste. Immaginano momenti di passione senza curarsi degli insetti che già da tempo hanno acquisito la residenza in loco [nota la cavalletta prolifica che campeggia al centro dell'opera]; dell'impianto elettrico pronto a far godere loro di attimi di indimenticabili spettacoli pirotecnici [rappresentati in alto a sinistra, poco sopra l'espressione dormiente del Grande Traslocatore]; della fatiscenza con cui sono stati installati gli infissi, tale da garantire a terzi un'estrema agibilità d'introduzione nella magione [evidenziata dal foro peloso sotto l'ascella della donna sognata]. I due, confidando in un futuro migliore, si concedono un ultimo respiro prima di iniziare a trasportare i pezzetti di tutte le loro vite precedeti, opportunamente congiunte onde risparmiare spazio, dal furgone noleggiato alle loro spalle, fino all’ultimo piano (senza ascensore) di quello che immaginano come un nido d’amore. Nell’attardarsi in questo gesto, ciascuno dei due è in realtà solo. L’uno pensando a quanti problemi dovrà risolvere sebbene non ne abbia voglia, l’altra sperando che lui non si accorga dei problemi in modo da risolverli lei senza dover sentire nessun borbottìo e imprecazione da mattina a sera per i prossimi dieci giorni. Lui teme l’Ikea, che incombe come una misteriosa presenza sull sua testa e ripete a se stesso, con rancore, che la soluzione da lui proposta, quella del camper,sarebbe  comunque stata la più agevole. Lei teme che all’Ikea il mobile Malm non sia più in offerta, cercando le parole con cui convincere lui a montare il divano Grandkulla. Lui sa che lei non vede l’ora di smontare l’arredo già presente e rimontarlo in posizione inversa in un’altra stanza, per questo l’abbraccia forte, sperando di lussarle una spalla, pur di farla desistere. I colori con cui la scena viene rappresentata sono vivaci e allo stesso tempo opprimenti. In alto a sinistra elementi singoli impilati sembrano vacillare, con l’intento di sottolineare quanto precario sia questo equilibrio in cui tentiamo di rifugiarci, nelle continue trasformazioni, di vita, di cielo, di panorama. Mai di cuore, che saldo, da solo,  tiene duro e non si arrende.

 Tra le lacrime e i sorrisi Il Grande Traslocatore vi saluta così, sapendo che passeranno molti giorni prima di poter disporre di una linea ADSL e quindi di poter postare. Ma tornerà a dilettarsi con parole e suoni appena il cielo sulla sua testa avrà un colore più fermo. Buona vita.

p.s. anche Wasabiradio attende nuova vita... ops!... nuova linea.
Wait for us we'll be back.
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categoria : traslocando


Un caffè con bellatrix74 alle ore 21:59
mercoledì, maggio 21

«E comunque il dubbio resta...»
«Cerca su Google no? Lì trovi di sicuro la risposta alla tua domanda»
«Ottima idea…vediamo che dice… "Cosa è..."»

tchubaruba
Io me lo sono immaginato così uno dei tanti che  hanno contribuito a far sì che questa domanda sia in testa alla  classifica delle frasi più digitate su Google. Talmente distrutto dal suo mal d'amore da voler a tutti i costi, come di solito si fa in questi casi, capire e spiegare l'origine della sua sindrome, nella speranza di trovarne l'antidoto. Anche io lo faccio spesso. Per esempio ieri ho digitato la domanda "Cosa sono queste bolle che mi sono venute in fronte? Sarà mica la torta al cioccolato di ieri sera?". Evidentemente la mia domanda  non ha  significativamente influito sulla Zietgeist 2008 di Google. Dicesi Zietgeist la classifica delle frasi che più spesso sono state scritte nella casellina del motore di ricerca. E quindi ci sono due possibilità: o c'è uno sventurato, distrutto dalla solitudine,  che dall'inizio dell'anno sta lì a chiedere al suo computer Cosaèl'AmoreCosaèl'AmoreCosaèl'Amore...etc etc.. oppure, tutti noi pur essendo sopravvissuti ai cataclismi, alle crociate, all'inquisizione e alla televisione spazzatura, non riusciamo ad uscire da un empasse di millenni, facendoci  ciascuno la stessa domanda in un autismo ormai cronico, almeno una volta al giorno.
Cosa è l'amore?
Confessa, l'hai scritta pure tu nella casellina di Google. Confessa. Io forse. Non mi ricordo. Di sicuro ho digitato la frase "Come evadere il fisco e diventare presidenti", e la frase "Dimostrare che Paul McCartney non è che un sosia". Ok, ok,forse sì...E per tutta risposta ho avuto: il testo di un paio di canzoni, un video su YouTube postato da un papà orgoglioso della sua bimba appena nata, le vignette degli innamoratini "Love Is", un centinaio di blog, poesie, l'invito ad un convegno per il Movimento del Libero Pensiero (???), la foto di Osho, un link ad un'asta su E-bay (il che chiarisce il dilemma sulla monetizzazione dell'amore), la nuova collezione di Miss Sixty, una foto di Emilio Fede che pettina il Cavaliere,  i dettagli del mutuo ContoArancio e un link di download porno. Posso dirmi soddisfatta, è molto più di quello che avevo sempre creduto io. Per una volta posso dire di essere stata superficiale e limitata. Ho sempre creduto che l’amore fosse una cosa sola. Una sola.
Tchubaruba.
L’amore è questa Tchubaruba qui che senti in sottofondo. Poteva andar bene anche Dubididu o Spiripicciù. Anche Lallalallè, ma solo fino ad una certa età. Poi cresci e allora diventa Tacchititacchiti. E solo quando ti senti davvero parte del mondo, tanto da non aver bisogno di possederlo,  capisci fino il fondo quel Tumbatumbatù. E magari ti svegli una mattina, come me oggi, e non hai tanta voglia di andare al lavoro,  sei demoralizzato da quello che vedi in giro e non riesci a scrivere da dieci giorni perchè senti che l’ingiustizia e l’immoralità hanno sporcato la speranza, ma poi ti fermi, respiri e ti dici che anche se nascosto, anche se s’è infilato tra le fughe dei san pietrini di Via della Croce, quel Tchubaruba lì, ancora semplicemente c’è.
Perciò rassegnati e sorridi.
 E spegni quel computer che stai diventando un'ameba.
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categoria : love love love, google, fun fun fun


Un caffè con bellatrix74 alle ore 19:01
domenica, maggio 11

Lost in the supermarket.


Era inevitabile credo. L'obiettivo in realtà era piuttosto presuntuoso: riuscire al primo colpo a fare la spesa perfetta nel nuovo "solito supermercato".
Il nuovo "solito supermercato" è sempre in dotazione con una nuova casa, così come sono in dotazione anche la nuova "solita tabaccheria" e il nuovo "solito bar". Ma il supermercato è di più. E' fondamentale, importante è la prima immagine che ti tornerà in mente di quella casa se un giorno la lascerai.
Cambiare "solito supermercato" è persino più impegnativo che cambiare casa e servono molte settimane di assidua frequentazione prima di riuscire a fare la spesa perfetta, cioè  quella che fai, senza lista, senza dimenticare nulla, seguendo il percorso giusto e soprattutto, come nei labirinti della settimana enigmistica, passando una sola volta nella stessa corsia, prima di scegliere la cassiera più veloce e di tirare fuori persino il portamonetine con dentro i due e i cinque centesimi.  Stamattina di buon'ora ho deciso di tentare una soluzione preventiva e dunque, senza uno straccio di lista, sono andata in missione esplorativa in quello che tra due settimane sarà il mio nuovo "solito supermercato". Così eccomi qui, alle soglie del mio ottavo trasloco, decisa a non dichiararmi del tutto sconfitta fino a quando non avrò trovato il sale grosso senza chiedere aiuto a qualche indigeno. E mentre vago tra gli scaffali mi lascio prendere dalla nostalgia per i miei sette vecchi "soliti supermercati". Il primo è  quello della spesa con la mamma, quello che non si scorda mai e ha l'odore del cioccolato kinder e dei profumini alla vaniglia che metti nel carrello quando lei non guarda. Ci torno almeno una volta a settimana a contrallare che non abbiano spostato nulla. Poi c'è quello in cui non ho mai più messo piede, quello al centro storico di un paesino in cui ho vissuto: è stato fondamentale per la mia crescita imparare a convivere con le vecchiette che ti speronano il carrello pur di capire da dove sei sbucata tu, che non sei figlia di nessuna persona di loro conoscenza. Andai via dopo un anno, poco prima di  Natale e la mia più grande soddisfazione fu quella di prendere l'ultimo pandoro in offerta, sottraendolo alla moglie del sindaco. Fu come guadagnarsi la cittadinanza onoraria. Dopo di quello ricordo il discount della prima convivenza. Ogni giorno nel camminare lenta dallo scatolame sottomarca ai biscotti imitazione del Mulino Bianco, mi chiedevo cosa ci stessi facendo lì. Non nel supermercato ma in quella vita. Da single felice frequentavo un supermercato per singles tristi. Uno di quelli che chiudono alle undici di sera, in cui tutto è venduto a monoporzione e con le cassiere che ti imbustano la spesa. La più alta concentrazione di persone che cercano di mascherare l'infelicità con la scusa di essere liberi. Era una grande occasione per studiare i trentenni del terzo millennio, ma soprattutto il direttore era un figo. Single troppo convinto però.  Finito l'esilio del cuore mi trovai a fare i conti con l'ipermercato nel centro commerciale più grande d'Europa. Dopo sei mesi finalmente trovai il tonno. Non ho mai capito perchè all'ingresso non distribuissero le mappe.   Invece mi abituai subito all'ipermercato di Pesaro. Facevo la spesa prima di tornare a Roma ogni venerdì. Era il momento più bello della settimana. Mi manca molto l'odore delle pesche che compravo per il viaggio. L'ultimo è stato il peggiore in assoluto. Ma non è colpa del supermercato è che le zucchine non possono costare due euro al kilo, cazzo.
Non so come sarà  questo nuovo "solito supermercato". L'unica certezza è che come sempre non farò la tessera, anche sele cassiere si stancheranno di chiedermi perchè. Dirò: no, non ce l'ho la tessera, non la voglio fare e non mi interessa il completo letto dei puffi.
La tessera del supermercato è il massimo esempio di appartenenza.
Ho cambiato otto case in nove anni: non appartengo neanche a me stessa io. Sono un gatto, ecco cosa.
Miao.
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categoria : i love shopping, certezze, traslocando, donne du du du


Un caffè con bellatrix74 alle ore 22:43
mercoledì, maggio 07

Emancipazione!



Ma quella vera, quella che ha sapore di libertà, quel concetto Nietzchiano di superamento di sè stessi tanto strumentalizzato. Emancipazione dalle catene che mi tengono ancora lì, ferma, a guardare l'orrizzonte nella speranza di poter cambiare ancora una volta, domani. Non si cambia mai davvero. L'unico modo per evolversi è dichiarare la propria indipendenza in modo definitivo da ciò che ci opprime.
E per questo oggi, durante le  consuete due ore di traffico per arrivare a lavoro, ho fatto la lista delle cose da cui mi emanciperò. Ho già vinto sulle sigarette, sul rum e cola e sulla "singletudine".

PROGRAMMA DI EMANCIPAZIONE

1. Emanciparsi da Robert Redford: Non facile. Fallito il tentativo di sostituzione con (nell'ordine) Brad e George. Sto lì, inchiodata con un espressione da ebete, a ripetere sottovoce tutte le battute del film, concentrata come fossi in sala di doppiaggio, mentre lo guardo e mi ripeto che dovrei andare a dormire. Tanto quel film è di vent'anni fa.  Robert, restituiscimi le mie ore di sonno. Tu non esisti Robert. Comunque non c'hai più trent'anni . Dunque, Robert, mi emanciperò da te. Neanche mi piaci, guarda.

2.Emanciparsi dalle Micra Nere: Ovvero liberarsi di un automatismo acquisito ormai troppo tempo fa. Un amore di quelli da farcisi male, mi costringeva al sobbalzo con conseguente tachicardia, ogni volta che vedevo passare una macchina che,secondo un principio statistico discutibile,  avrebbe potuto essere quella che guidava lui. Così mi lanciavo all'inseguimento per poter leggere la targa. Mi sono emancipata da lui, ma non da quella reazione idiota. Sono stanca di seguire macchine di gente che non conosco, senza nessun motivo. Inoltre il mio cuore invecchia e a ottant'anni questa strana abitudine potrebbe diventare persino pericolosa.

3. Emanciparsi dalle pulizie: la disoccupazione era un toccasana per la mia casa. Adesso no ho più tutto quel tempo libero. Non ne ho neanche per scrivere, dunque se fino ad oggi , dopo dieci ore di lavoro mi costringevo a lunghe maratone da Cenerentola , da domani non pulirò più, perchè voglio fare anche altre cose nella vita. Così mi emanciperò dagli acari ignorandoli, dallo sporco convivendoci, dall'annerimento delle fughe tra le mattonelle, colorandole una volta al mese con l'uniposca bianco. Voglio essere zozza e felice.

4. Emanciparsi da Paolo Fox,  Branko e Sirio: Sarà sufficiente ammettere che se le posizioni di stelle e  pianeti non sono opinabili, non può essere opinabile l'interpretazione di queste. In sintesi: tre capocce tre oroscopi. Mi emanciperò dalla necessità di leggerli tutti e tre per scegliere quello che mi conviene di più. Dunque, per risparmiare soldi e tempo, mi farò l'oroscopo da sola.  In una seconda fase mi emanciperò dall'oroscopo in generale.

5. Emanciparsi dal governo: Bossi alle Riforme, Maroni agli int, Bondi ...alla cultura: non mi interessa - inspirare - Bossi alle riforme, Maroni all'interno, Bondi...alla cultura: non mi interessa - espirare -
Bossi alle riforme, Maroni agli interni, Bondi...alla cultura: non mi interessa - inspirare - Bossi alle riforme, Maroni agli interni, Bondi...alla cultura: non mi interessa .... (ripetere fino al completo stordimento). BONDI ALLA CULTURAAAAAA!!! Non mi interessa. Non mi interessa. Non mi interessa....

La lista è ancora lunga ma al punto cinque mi sono fermata. Ho iniziato la respirazione Zen e ho messo su un disco.
Non ce la farò mai. Ammetto che il rum e cola esercita ancora un certo fascino su di me. Non ce la farò mai. Bossi, no!...Bondi alla cultura... Non ce la farò mai.


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categoria : progetti, zen , terzo millennio, donne du du du, rockpolitic