Un caffè con bellatrix74 alle ore 22:11
martedì, aprile 29

Non hai ancora diciotto anni, e ti senti un gran figo al volante della tua macchinina nera da guidare senza patente? Hai quattro ruotine tutte tue, dalla carrozzeria metallizzata con i particolari cromati e l'adesivo Pinko indispensabile per fare quattrocento metri fino al baretto di Ponte Milvio, e incastrare il tuo lucchettino sul ponte? Lascia che ti sveli una cosa importante a proposito di quest'uomo...



Spero tanto che tu sappia chi è.
 Non mi soffermerò sul genio, sulla sensibilità, sul talento,  sulla maestosità della sua persona e sul carisma ( parola abusata sempre più spesso citando artisti emergenti che di lui non hanno neanche l'unghia dell'ultimo dito del piede sinistro), piuttosto ti rivelerò un particolare sconcertante della sua vita, che a mio avviso, spiega in parte la sua grandezza. Lui, quest'uomo, Freddie, non prese mai la patente. Non che non ci avesse più volte provato, semplicemente di guidare proprio non gli riusciva. E così, convinto del suo estro, dell'impossibilità di limitare il suo spirito artistico con segnali, direzioni e cartelli, si convinse di quanto fosse importante non tentare la strada se non con i suoi piedi. Per la sicurezza altrui soprattutto ma anche per il proprio piacere. Sì, perchè ci sono dei lati positivi nel non avere ancora la patente. Guardati intorno. Respira. Goditi il tuo tempo. Cammina fino alla fermata del tram. Fatti venire a prendere da tuo padre, chiedendogli di aspettare cinquecento metri più giù per non farti vedere con lui dagli amici. Cogli tutte le occasioni che ti si presentano per fare l'amore con la tua ragazza. Le feste in casa degli amici si organizzano per questo motivo, che diamine! Oppure conta i giorni fino a quando partirete per andare in campeggio. Anche perchè non mi dire che dentro quei trabiccoli ci si fa l'amore. Va be' che le ragazze del 2008 pesano sì e no 16 chili, ma non mi risulta che siano snodabili come le Bratz. Aspetta le giornate di sole per andare in due sul motorino fino al mare. Oppure vai al "Muretto" vicino casa tua. Esisteranno ancora i "Muretti" no? Esisteranno ancora gli amici no?Anche chi ha i genitori con quindicimila euro da buttare per un monopattino con gli sportelli, ce li avrà gli amici no?  Insomma goditi la vita. Potrebbe essere la mia prima paternale da vecchietta, ma non è così: te lo dico solo perchè tra te che guidi la macchinina, Freddie, e me che guido la macchinona non c'è differenza. Siamo incapaci tutti e tre, intrepidi e allo stesso tempo davvero pericolosi per noi stessi e per gli altri. E' forse la prima volta che lo ammetto: darmi la patente è stata un'imprudenza che la prefettura doveva risparmiarsi. Non ho testa, sto sempre persa tra le mie canzoni, le poesie, le fantasie i film. Insomma,  io ho deciso di smettere. Se smetti pure tu gli altri possono circolare tranquilli. Detto ciò, ti firmo il CID.(fanculo).
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categoria : patente, freddy mercury, terzo millennio


Un caffè con bellatrix74 alle ore 20:59
martedì, aprile 22

Quel che vedo da qui non è nuovo: contemplo la perfezione.



Il segreto di questo mondo così perfetto sta nella convivenza pacifica delle differenze. Nel contrasto degli stati d'animo e dei colori. A pranzo siedo sempre qui, davanti al teatro dei burattini, su al Pincio, aspettando che da un momento all'altro l'orologio ad acqua, ricominci a funzionare dopo anni. Venivamo sempre a guardarlo, anni fa, io Cinzia e Vale. Ho appena chiuso la chiamata su Skype con Valentina. Qui oggi la primavera si ribella a tratti. Forse si ribella anche a pochi kilometri da Kabul, dove si trova lei adesso, che poco fa mi sorrideva dallo schermo del computer, su cui potevo sbirìciare il suo camice verde, uguale in tutto il mondo. Anche dove c'è la guerra ci sono donne e uomini col camice verde che fanno nascere i bambini. Anche quello, per fortuna. Convive in me la stima verso di lei e l'odio per averci lasciati qui ad aspettare che torni. Leggevo chiaro, in quel gesto così affettuoso e allo stesso tempo così  tecnologico del rispondere al segnale verde di chiamata,   la perfezione della convivenza tra il mio computer e l'orologio ad acqua fermo. Non si escludono l'un l'altro. Come quelle nuvole laggiù, che s'avvivicinano a dirmi che è ora di rientrare, non escludono le note di questa canzone di Tom Waits, che passa tra i rami delle acacie, a conciliare i baci di due ragazzi che resteranno così fermi, anche tra poco, sotto il temporale. Ce ne erano altri poco fa, seduti dietro al busto di Petrarca. Hanno scritto su una panchina qualcosa, tentando di non farsi vedere. Mi piace pensare che un giorno torneranno a leggere quella frase, anche se non insieme. Sul viale degli ippocastani c'è una scritta che lasciai io sedici anni fa. Si legge ancora. Appena appena, ma si legge. E se ne sta ancora lì accanto alle frasi d'amore per il cantante dei Tokio Hotel. Più giù però, ho notato due ragazze. Stavano abbracciate e tranquille ad aspettare la pioggia, ma lontane dal resto, come se non potessero entrare nel quadro, come se pensassero di stonare. Una signora faceva jogging, nel tentativo di risolvere un grave problema di cellulite e bruttezza. Cambiando direzione, dopo aver girato più e più volte intorno all'orologio per assicurarsi che davvero fossero (OH Mio DDio!) due donne, ha ignorato le lingue dei due innamorati ,ha fatto finta di non vedere l'UniPosca delle adolescenti neo-vandale per colpa del cantante dei Tokio Hotel, ha superato con un balzo poco atletico la rete dietro quale iniziano i lavori di restauro, è andata dritta in faccia alle due ragazze unite solo dall'abbraccio,  e muovendo la bocca, ha parlato per distruggere la perfezione del mondo che guardavo:
«Ma non vi vergognate? Che Schifo! Questo è un luogo pubblico!»
Io ho pensato a Kabul, alla disoccupazione, alla tristezza delle favelas in Brasile, alle nuvole grigie sempre più vicine, all'adolescenza e alle note di Tom Waits che canta della primavera che arriva. Ho pensato che ad essere così idioti, cattivi e inutili, si fa un torto all'orologiaio. E che forse è per questo motivo che l'orologio è ancora fermo.
E poi ho pensato che la cellulite della bruttona col tempo peggiorerà persino. Ma il dispiacere per le lacrime di una delle due ragazze che ho notato mentre si allontanavano umiliate, mi ha soprattutto fatto pensare che è ora che la primavera arrivi davvero. Ma solo per chi la merita.
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categoria : roma, rispetto, terzo millennio, donne du du du


Un caffè con bellatrix74 alle ore 00:56
venerdì, aprile 18

Onestamente? Gli uomini sono pieni di problemi, perchè il mondo è pieno di donne. E sopportano. Per questo li stimo tanto.



A volte riesco ad uscire dal quadro, come in quelle scene da film in cui si sente il vociare confuso in sottofondo e nella testa del protagonista risuona una voce fuoricampo. In quei momenti guardo me stessa e le altre donne mentre la voce dice: "E basta, insomma!".
Ragazze, abbiamo fatto appena in tempo a prendere in mano la siuazione che stiamo mandando il mondo a rotoli. Non serviva di dirlo a tutti che siamo più veloci. Andare, fare, concretizzare, costruire, capire, imparare, vedere, tutto d'un fiato, sempre rispettando il principio della contemporaneità dei pensieri. Ma se fosse un mondo solo di uomini? Te lo immagini? Se ne starebbero tranquilli. Berrebbero birra e parlerebbero di sentimenti. Magari scriverebbero poesie, tra una partita e l'altra. Avrebbero giorni senza ore e mangerebbero sempre tutti insieme, nei piatti di plastica. Se qualcuno li avesse inventati. Di sicuro avrebbero inventato il telefono la radio la tv, e forse sarebbero arrivati a definire l'antimateria perchè non avrebbero avuto nessuno a mettere loro fretta, o a dare ordini o con cui competere per dimostrare. I piatti di plastica invece  non li avrebbero inventati perchè che se ne fa un mondo di uomini di una cosa pratica, quando ha tutto il tempo che vuole per fare qualunque cosa? Avrebbero fatto musica e non l'avrebbero venduta mai. Avrebbero un fegato da buttare dopo trent'anni, ma forse in un mondo di soli uomini, il fegato non avrebbe avuto così tanto peso in termine di salute fisica. Ammesso che avessero trovato, per un incidente, il modo di riprodursi, le generazioni successive, non sarebbero state così tanto diverse col passare del tempo. Non sarebbero combiati, lasciando al caso il compito dell'evoluzione, e garantendo ai nipoti le stesse cose belle che avevao i nonni. Sarebbero molto brutti, ma sarebbero felici.
Adesso invece, visto che ci siamo sempre noi a ricordare loro che bisogna inseguire la felicità, sono infelici e depressi. Insoddisfatti e affetti da nevrosi per puro spirito d'imitazione. No, non credo che ci sia stato vantaggio nel convincerli che dovevano curarsi le mani mettendo lo smalto trasparente. Che dovevano essere all'altezza di ogni situazione. Non c'è vantaggio per nessuno nello spingere così, ogni giorno, come facciamo noi.
Io faccio il tifo per Bill Clinton, che secondo me di notte prega perchè vinca Obama.  Io tifo per loro... però scusate, non resisto, è più forte di me, ora vado, che c'ho un milione di cose da fa' e non ho tempo, perchè devo smontare e rimontare casa... e poi finire un lavoro... e poi costruire un igloo per l'estate... e poi comporre una sonata per pianoforte... e poi andare da mamma... e cucinare per tutta la settimana.. e bla... bla... bla... bla...
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categoria : autocritica, donne du du du, domatori di rinoceronti


Un caffè con bellatrix74 alle ore 20:42
lunedì, aprile 14

Effettivamente in Brasile ci sono i culi brasiliani.

culobrazil
Non tutti i culi in Brasile sono culi brasiliani, ma alcuni lo sono indiscutibilmente. E' sempre un peccato testimoniare quanto un luogo comune sia giustificato, sarebbe molto piu' bello, al ritorno da un viaggio, raccontare di scoperte e nuove riflessioni. Tuttavia, nei miei giorni di lavoro e San Paolo, mantenendo sempre altissimo il livello di concentrazione pur di comunicare (in qualunque lingua che non fosse il portoghese), mi scontravo sempre con questo pensiero becero. Il culo brasiliano attira la tua attenzione che tu sia uomo o donna, in qualunque posto si trovi e qualunque sia la cosa che stai facendo. La perfetta rotondità lo inserisce nel paesaggio tropicale quasi fosse un frutto colorato. La caratteristica principale del culo brasiliano è la capacità indiscussa di resistere all forza di gravita', di essere pesante perchè di massa non contenuta e di riuscire tuttavia ad ondeggiare leggiadro. A cosa serve il culo brasiliano? A rendere la permanenza più piacevole a chi si rende conto di quanto quel paese sia un posto da cui fuggire e non verso cui fuggire. A me del Brasile non piaceva l'aria. E intendo aria, aria: N2, O2, Ar… insomma, l’aria. Ti sta addosso, è dura, umida, odora di discriminazione, di dislivello, di smog come non si immagina, di indifferenza nei confronti della povertà, di voglia di sorridere a tutti i costi pur di dimenticare o, per qualcun altro di dimostrare la propria ricchezza per un complesso di inferiorità verso altre parti del mondo. Un’aria che ha dato origine al concetto di Saudade. La Saudade non è nostalgia del passato, la Saudade è nostalgia di qualcosa che non si ha e forse non si avrà mai. L’aria in Brasile non è un aria felice, insomma. Me ne sono definitivamente convinta tornando in Europa, e amando ancora una volta di più gli odori dei nostri paesi, delle nostre città. E l’Italia, con tutti i suoi difetti, appare a chi l’abbandona, anche per pochi giorni, il posto davvero più bello del mondo. Cultura, storia, arte, letteratura, parole, colori. C’è nella nostra aria tutta quella bellezza che il resto del mondo ci invidia.
Però…
Però…
Come i culi brasialini distolgono l’attenzione dall’aria di tristezza, così in Italia, la tanta bellezza è compensata all’opposto dall’esistenza degli idioti italiani. L’idiota italiano è un fatto. Non tutti gli italiani sono idioti, ma alcuni idioti in italia, sono tipicamente idioti italiani. Così tutta la bellezza, tutte le nostre possibilità di aria felice, se ne vanno nel cesso con gli odori stagnanti dell’idiozia. Che purtroppo trascinano nel cesso anche tutti gli altri. Derisi, umiliati, idioti appunto, saremo zimbello di un’Europa che ancora una volta ci additerà come il bel paese, ingovernabile, ingovernato, senza leggi, superficiale, che parla con leggerezza di separatismo e razzismo, senza pudore, rappresentato da chi pur di non essere processato per i suoi reati, ci ha fatto credere che l’aria che respiriamo sarà bella solo quando acquisteremo tutti l’additivo profumato che ci consiglia lui. E naturalmente è un additivo che produce una sua azienda.
W l’Italia.

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categoria : brasile, rockpolitic


Un caffè con bellatrix74 alle ore 23:23
sabato, aprile 05

Te lo do' io il Brasile... in tazza grande, naturalmente!



Dunque, ricapitoliamo: domani parto e vado in Brasile. Facile. Sto lì una settimana, vado a conoscere la direzione artistica della mia radio, e in sei giorni a imparare quello che fanno lì per capire cosa fare qui. Insomma, domani prendo un'aereo,  scendo a Zurigo dopo un paio d'ore, salgo su un altro aereo e dopo solo altre dieci ore scendo a San Paolo. Facile.
 Conosco ben tre parole in portoghese: radio, musica e cafè.
Direi che sono sufficienti.
La cosa più bella in tutto ciò sta nell'esperienza di essere ricevuti all'aereoporto da un autista con in mano un cartello con su scritto il mio nome. Qualche volta mi sarei fermata volentieri ai gate d'uscita per godermi la dinamica di quegli incontri così strani. Gli occhi strizzati di chi cerca il suo nome scritto su un cartello, l'espressione sperduta di chi il cartello lo tiene in mano e poi l'incedere lento l'uno verso l'altro. Mi sono sempre chiesta: ma come fa quello che tiene il cartello ad essere sicuro che la persona che arriva sia quella giusta? E se invece è solo uno che vuole scroccare un passaggio e magari pure il soggiorno? Tante volte avrei voluto provare: « Ca-te-ri-na! Sì, salve sono io Caterina. Andiamo. » L'emozione dell'ignoto.
Più o meno la stessa che avrò arrivando a San Paolo  lunedì mattina.
Ma-che-ne-so-chi-me-lo-fa-fare-a-me-
di-andare-in-Brasile-così-su-due-piedi?
Millanto sicurezza da due giorni, per entrare nei panni della donna in carriera che  tiene con classe il palton appena appena posato sulle spalle, come se persino il palton avesse timore di lei e alla fine della riunione col capo, prende la ventiquattr'ore e dice:« Benissimo, parto domani mattina. Mi faccia fissare un appuntamento con il direttore generale a San Paolo per lunedì alle 13, ora locale. Per i dettagli può contattare la mia segretaria personale.» Quanto vorrei aver imparato da Melanie Griffith in quel film che so a memoria...
E invece sembro più l'imitazione comica di  Monica Bellucci:
«Pronto ma'...sta tutto a posto. Vado a San Paolo ma'... si, domani. No ma', no San Paolo a Garbatella, San Paolo in Brasile. Sì ma', m'aspettano col cartello. Speriamo bene ma', che sta vita me mette n'ansia. Ciao ma'.»
Ciao ma'.



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