Un caffè con bellatrix74 alle ore 18:53
mercoledì, ottobre 31

The times they are changing. I tempi cambiano diceva Dylan. E infatti era americano. Sono loro che cambiano i tempi di tutti gli altri.



 L'anno scorso per la prima volta hanno suonato alla mia porta dei bambini vestiti da fantasmi che dicevano "Dolcetto o scherzetto?". Io li ho guardati e ho detto «Fico! Cosa è? Una puntata dei Robinson?» Loro sono rimasti un po' delusi perchè non conoscevano neanche Rudy. Io li avrei tenuti lì volentieri , ancora per molto a raccontare di quella puntata in cui per Halloween  Denise si mascherava da Cleopatra e Teo da Michael Jackson, ma a loro sembrava non interessare. Peccato. Sarebbe stato conveniente, se non altro per tutti i gatti neri che stanotte tenteranno di sfuggire dalle grinfie di quelli indaffarati in complicati riti di stregoneria,  spiegare in questo modo il significato di Halloween: "E' una festa che ha inventato Charlie Brown  e che Bill Cosby ci ha tramandato negli anni". Perchè gli americani sono forti. Loro con l'entertainment ci sanno fare meglio degli altri. Se fossimo stati noi i leader in quel settore oggi magari a Chicago avrebbero festeggiato il primo derby Roma-Lazio dell'anno, perchè l'avevano visto fare da Chicco  Lazzaretti e Bruno Sacchi ne "I ragazzi della terza C". E sarebbero andati per le strade di notte a fare risse con la maglietta della Lazio o della Roma.
E invece no. 
Però quest'anno  i bambini da me non sono passati. Ho cambiato casa apposta. Qui non mi troveranno mai. Inoltre per fortuna non ho gatti.
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 13:10
martedì, ottobre 30

«Ho camminato per ore. E lei lo immagina , questa strada buia non è il posto migliore del mondo per passeggiare di notte...



...non che non conosca le strade di Harlem, anzi. Ma sono stanca, e stanotte vorrei dormire sapendo che domani sera  avrò un lavoro che non mi faccia finire in prigione e che non mi costringa a passare ore su un marciapiede. Dunque, mi faccia provare la prego.»

«Ma non sei un po’ giovane per  fare la ballerina in un bar, ragazza? »

«Giovane? Ma se ho quasi sedici anni, io! Forse lo ero quando avevo sei anni, eppure allora non si lamentavano della mia età gli inquilini del palazzo di cui lavavo le scale. Mattina e sera. E qualche volta persino di notte. Ma sa, di notte lo facevo per piacer mio, non per soldi. A spazzolare bene i pianerottoli di certi bordelli di New York, la notte, si ascolta musica gratis, e quei dischi di Louis Armstrong mi facevano stare bene. Poi certo, ho dovuto cambiar mestiere. E’ il 1929, e la vita costa. Soprattutto sei sei una donna, sei sola al mondo e il colore della tua pelle non è certo quello delle signore di gran moda in questi tempi. Insomma, non mi piaceva di sicuro la strada, ma se possibile, la prigione è persino peggio, per questo ho deciso di entrare qui stasera. Mi creda, so ballare io. Guardi qua… prego signor pianista, mi dia il tempo… and one, and two, and one two, three! go…»

«Ferma ferma! Non te la prendere bambina, ma secondo me la danza non è il tuo forte. Mi spiace, io vorrei aiutarti ma in questo locale ci viene gente importante, musicisti pretenziosi, lo capisci, no? Uomini che di musica ne masticano... insomma, se ti vedono ballare così…»

«Ah, già, dimenticavo. Gli uomini. Il mio problema di sempre. Be’, grazie lo stesso, eh. Buonanotte»

«Aspetta un attimo, aspetta. Senti, ma sai cantare? »

«Cosa? Cantare? Io? Ahahaha! Be’, diciamo che ogni tanto quando ero bambina qualche nota mi usciva mentre strofinavo le scale e anche dopo, nei giorni in cui ero serena. Sì, qualche giorno sereno devo averlo avuto. Forse con mia madre. Ma le canzoni le conosco, ci può scommettere. »

«E quale canteresti per me? »

«Io, io..ecco sì. Ehi signor pianista, la conosce Travelin’ All Alone ? Ecco, suoni quella. Quella lì.
…I'm so weary and all alone
Feel tired like heavy stone
Trav'lin', trav'lin' all alone
Who will see and who will care
Bout this load that I must bear
Trav'lin', trav'lin' all alone
Prayers are said to heaven above
'Bout my burdens,woes and love
Head bowed down with misery
Nothing now appeals to me
Trav'lin', trav'lin' all alone

Give me just another day
There's one thing I want to say
Friends are well when all is gold
Leave you always when you're old
Trav'lin', trav'lin' all alone

Ecco. Mi scusi, non sono una cantante.
Be’? Mi dica qualcosa, almeno. Allora? »

«Aspetta un attimo, aspetta un attimo. Vuoi dire che tu non avevi mai cantato prima? Ahahah… Ehi Lester! Vieni qua, voglio presentarti una ragazza, vedrai quando la sentirà Benny. E’ in gamba eccome. Piuttosto, ragazza,  come ti chiami?»

«Eleonor, signore. »

«Be’ Eleonor, lui è Lester, Lester Young. »

«Sì, salve, ma vede…mio padre quando eravamo a Baltimora diceva sempre che somigliavo a un maschiaccio e così da allora mi piace farmi chiamare come un maschio, ma anche come la mia attrice preferita. Billie, mi chiami così. »

«D’accordo, Billie  di Baltimora. Dovrai chiedere le mance ai tavoli, lo sai questo?»

«Ma io sono timida. Non possono portarmeli qui loro, i soldi? In fondo sono io quella su un palco. »

«Ehi, ragazzina. Ma che dici? Chi ti credi di essere? Guarda tu che modi da signora! »

Silenzio.

«Già,  - disse Lester Young, nella sera in cui incontrò Billie Holiday- una signora. Lo si vede subito. E allora sarai la nostra signora. La nostra Lady. Mi piace, Lady… Lady Day! Buonanotte Lady Day, dormi bene che domani si inizia. »




Magari una di queste notti capita di aprire una porta per caso, in questa strada buia, che fino ad ora non ha avuto rispetto di te. E magari è una buona porta.

P.S. Certo, come la tua vita può andare dopo, è un altro discorso.
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categoria : dischi belli, telling stories, maktub


Un caffè con bellatrix74 alle ore 13:07
domenica, ottobre 28

E allora io dichiaro: è stato il professor Plum nella biblioteca, con il candelabro.



Che ci vuole in fondo? E' sempre il professor Plum, nella biblioteca, con il candelabro. Sempre. Come dire che giochi a tombola e vince Emanuela. O che devi indovinare chi viene a cena stasera e alla fine capisci che è molto meno importante di indovinare chi cucina stasera (cioè tu. E neanche t'avevano avvertito). Alcuni misteri non sono che banali passatempo, risposte già note, ovvietà.
E' per questo che non conviene mai mettersi ad indagare sulla vita segreta di chi ti vive accanto. Perchè non può in nessun modo essere segreta la vita di chi ogni giorno è sotto i tuoi occhi. Credi di no?  Nessuna donna tradita non sospetta di esserlo. Nessun uomo che sta per essere scaricato non immaginava che potesse succedere. Non c'è mai niente da scoprire per una moglie, un marito, un fidanzato, un amante.  Il gioco sta  nel far finta di non aver capito, solo in quello. Nel far intervenire gli altri, che si divertiranno a giocare a Cluedo, con inseguimenti, consigli, e ricarca di prove, che incastrino un colpevole, che già si conosceva come tale perchè il solo sospetto già è la prova. O viceversa, un innocente che però ha fatto passare una giornata divertente a un paio di comari che sono costrette a vivere la vita degli altri perchè una loro non ce l'hanno e che godranno nel sussurrare tra loro «Poveretta. Hai visto? Addirittura con la fornaia, chi l'avrebbe mai detto?». Insomma, la sorpresa di una menzogna, c'è solo per chi della storia non è il protagonista. Detto questo, posa quel cellulare, che se non è il tuo davvero non ha niente da farti sapere.
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categoria : love love love, rispetto, adventure games, hollywood in my mind, problemi di comunicazione


Un caffè con bellatrix74 alle ore 16:41
giovedì, ottobre 25

Crescendo, per fortuna ci si libera di alcune paure da bambini, di quelle su cui ci rassicuravano i grandi la notte. Crescendo, purtroppo, si sviluppano alcune paure da grandi, di quelle che i bambini ci riderebbero su.



 Io, crescendo, non  mi sono liberata delle mie paure di bambina, perchè penso che fosse più che motivato il timore di scoprire un mostro nel mio armadio, tanto che ancora adesso a ogni piccolo scricchiolìo mi alzo per vedere se l'anta è chiusa bene in modo da non farlo uscire mentre dormo. Tuttavia non mi sono negata quelle sacrosante paure da donna matura, senza le quali non ci si può dire completi, perchè un adulto che si rispetti deve  avere delle  paure insensate che giustifichino le sue nevrosi e facciano sopravvivere gli psicoterapeuti.  Ebbene, dottoressa, lasci che le illustri la top ten delle mie paure infantili, che le ricordo ancora ci sono, confrontata alla top ten delle mie paura da adulta. Dal confronto, naturalmente emergerà una diagnosi che mi consenta di affrontare con serenità un lungo periodo di analisi, dopo il quale probabilmente lascerò il mio fidanzato, i miei amici, dirò di essere cambiata di aver scoperto la maturità, di avere raggiunto la stabilità emotiva. Insomma tutti diranno che sono diventata una stronza. Una stronza con qualche migliaio di euro in meno oltretutto. Ma il prezzo per la psicoterapia non è mai abbastanza alto se questo ci consente finalmente di  dormire con la luce spenta. Ecco a lei le liste, in ordine sparso (ma non casuale):

Paure di bambina. Mai superate. Paure di donna matura. Diciamo solo donna. Forse.
Che ci siano i serpenti sotto al letto Che ci siano i serpenti ovunqe. Soprattutto che qualcuno ne porti uno in braccio mentre cammino per strada in situazioni affolllate tipo alle feste di paese.
Che i nodi legnosi delle ante dell'armadio nascondano i visi di alcuni esseri demoniaci che mi spiano. Che i nodi legnosi delle ante dell'armadio ma anche del comò e del soffitto nascondano i visi di alcune persone morte che mi guardano mentre dormo. ma anche mentre sono sveglia.
Calpestare con gli stivali di pelle nera le lumache nude. Non riuscire a trovare neanche quest'anno degli stivali di pelle nera  che mi entrino perchè c'ho le gambe da calciatore e gli stivali li fanno solo per quelle con le gambe magre.
I pagliacci al circo e per le strade Fare la figura del pagliaccio in situazioni in cui non mi sento a mio agio
Arrivare a scuola e scoprire di essere l'unica a non aver fatto i compiti e ad aver dimenticato i libri a casa. Perdere la voglia di fare le cose. Qualunque cosa. E quindi ingrassare, passare le giornate al mercato e a guardare "uomini e donne" sognando un giorno di incontrare Maria De Filippi,  mettermi una vestaglietta rosa, e aspettare coi bigodini in testa che torni mio marito. Poi apparecchiargli la tavola e fargli mangiare la carbonara la sera alle nove che gli causerà immediata sonnolenza e pure peggio. E fare un figlio che sia il mio unico orgoglio. Unico.
L'interrogazione di geografia. Mettere il piumino dentro al copripiumino dell'Ikea.
Dire le bugie e venire scoperta. Scoprire che qualcuno m'ha detto delle bugie.
Che i pianeti le stelle, ma soprattutto la luna,  diventino improvvisamente giganti nel cielo di notte. Che dopo aver visto i pianeti diventare giganti, io ancora non sia morta d'infarto e dunque abbia occasione di assistere da viva all'apocalisse.
Il rumore del trapano del dentista. Il rumore del trapano per bucare la parete su cui mettere le mensole, pensando che se becca un tubo dell'acqua o del gas o dell'elettricità sono cazzi.
La rivoluzione. Che la rivoluzione non arrivi mai.
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categoria : my family, paura


Un caffè con bellatrix74 alle ore 01:02
lunedì, ottobre 22

Teoria del Vuoto Quantomeccanico, in due parole spiegata come la direbbe Alice (chiedendo perdono a chi mastica di fisica) :


 
Gli atomi che compongono la materia sono fatti di particelle. Immagina che  le particelle diverse siano arance rosse e arance bionde, divise in due gruppi nella stessa cesta. Tra i due gruppi si è supposto che ci fosse un' altra particella, una particella creatrice, da cui le altre e dunque la materia avessero origine e invece c’è… UN BUCO! Il vuoto. Un "luogo" infinito. Quel vuoto è l’Universo, dove le leggi della fisica valide nel nostro mondo non hanno più senso. Dove non c’è spazio e la velocità è zero. Quell’Universo è la fonte dell’involucro stesso ed è il luogo dei nostri sogni. Questo significa che la materia di cui siamo fatti e che è intorno a noi, altro non è se non un contenitore di un Universo, infinito, che è permea ogni cosa e che è una specie di tessuto connettivo in cui la materia è immersa. Quel connettore è il vero “mondo”. Questo che a noi appare è solo un rivestimento, per altro già segnato. Non è possibile estrarre dunque la “particella” sconosciuta sinora ai fisici, che essi ritengono essere la particella creatrice,  perché quella “particella” è un VUOTO. L’infinito non è fuori da noi, ma dunque è dentro di noi, sopra, intorno. Se si riuscisse a entrare in uno di quegli spazi vuoti tra le particelle di un atomo (ipotesi plausibile secondo il fisico che ha elaborato la teoria) si viaggerebbe dunque in questa dimensione, che è la dimensione che qualcuno, tempo fa, avrebbe chiamato Paradiso. Questa teoria, che Alice direbbe così, è basata sull’effettiva dimostrazione, da parte del Professor Massimo Corbucci,  dell’esistenza di questi vuoti tra le particelle che compongono la materia.





Detto ciò passiamo al  post di oggi:
Mi dica Professore, ma lei come fa ad essere ancora leggero?





MI capisce no? La leggerezza. La stessa che ti fa scegliere i primi regali di Natale appena arriva un po' di freddo, che ti fa  chiacchierare con un'amica a proposito di quella storia d'amore che pare non sia finita, che ti fa accendere la televisione giusto in tempo per guardare "Un Posto al Sole". La leggerezza che ti fa camminare la mattina tra le bancarelle del mercato, salutando la fioraia e raccomandandosi al pescivendolo che le triglie siano fresche.

«Buongiorno signori', avete visto che bella giornata? Arriva il freddo che ci volete fare. Le spigole so' fresche fresche, me le so' andate a prende di persona stamattina a Fiumicino. Queste parlano pe' quanto so' fresche. Non ci credete? Chiedetelo a mi' moje che pur de parlà ce se fa certe chiacchere! »

Ecco vede Professore, per la leggerezza serve di viverla la vita, non di stare sempre a chiedersi di cosa è fatta.  Ma a me è capitata all'improvviso questa voglia di conoscenza e adesso sono pesante di pensieri e congetture sulla natura delle cose. Come fa la gente a vivere senza conoscere la teoria del Vuoto Quantomeccanico? Ma soprattutto come è andata  che mi ci sono ritrovata io a leggere e scrivere di queste cose? Io volevo solo rispondere a una domanda facile: quale è la verità sulla ragione dell'esistenza dell'Universo?
Niente da fare, Professo'... qui dicono che mi sono bevuta il cervello.
L'unica certezza a cui sono giunta sinora è che la conoscenza non rende l'uomo libero. La libertà è ignoranza.
Se non conosci il tuo film, credi  di poterlo cambiare.
Il libero arbitrio c'è solo nell'ignoranza.

P.s. E' una specie di trilogia, sorry. Dopo aver parlato di Twin Peaks e Inland Empire mi mancava Mulholland Drive. La coincidenza ha voluto che rivedessi il film in un periodo in cui mi sto appassionando ad alcune teorie di fisica e che scoprissi che Lynch ( e molti insieme a lui) facciano riferimento proprio a quelle teorie.
Tana pe' David. Comunque, le teorie sono anzichenò interessanti, anche fosse solo fantascienza, vale la pena di leggerne. Se non altro spiegano Lynch e questo non è poco.

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categoria : teorie, david lynch, hollywood in my mind


Un caffè con bellatrix74 alle ore 04:14
domenica, ottobre 14

«Ehi, ma c'è un cielo incredibile! L'ultima volta che ho visto una notte così lucente di stelle deve essere stato a Tropea nell'estate del '98! Guarda Sirio! E guarda anche il pianeta rosso che si stacca tra quelle due lassù in alto, lo vedi?»



«No che non vedo. Sto guidando, come posso guardare  il cielo? Adesso che scendiamo ci do' un occhio»

«Dovresti proprio farlo infatti. E' uno spettacolo da restare a bocca aperta. Sai, in questi giorni, forse perchè sto un po' giù,  vado dicendo a me stessa che non può esserci nessun Orologiaio, perchè se ci fosse non ci sarebbero errori nel sistema. Poi però capita che l'Orologiaio latitante ti dipinga un cielo così, e allora tutto diventa chiaro. Non ci sono errori nel sistema, solo incastri. Ogni cosa succede per un motivo. Hai tu le chiavi?»

«Sì eccole. Ehi... 'ccidenti. Hai ragione, sono bellissime. Cosa è quella?»

«Be', quella... mi pare Betelgeuse. Guarda, ti faccio vedere le Pleiadi. Lì.. vedi è facile. Ma come? Guarda lì...  seguendo a nord di Orione... Orione, sì, quella è la cintura. Dài, quelle tre...»

«Però che freddo che fa. Senti che ne dici se me le fai vedere su internet? E' anche più facile, no?»

«...»

Questo è tristemente il 2007. Quasi 2008. E le cose stanno precipitando.
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categoria : love love love, terzo millennio, problemi di comunicazione


Un caffè con bellatrix74 alle ore 13:57
mercoledì, ottobre 10

Attendendo l'arrivo degli ospiti in Villa. Con lo chignon, il panciotto, il papillon e la schiena dritta, accanto a Nino, in livrea. La stessa livrea in trent'anni d'onorata carriera, scucita appena appena su un fianco alla maniera di "Ma tanto non si vede".



«Che ci fai di nuovo qui, Barbare'?»
«Eh Nino, che ci faccio? Non mi viene un’idea. Sono giorni che ci rimurgino sopra e ancora niente di davvero geniale. Così mentre penso a cosa fare mi tengo occupata.»
« Ci vai a mettere i dischi?»
«Anche…sì. Tra un provino e l’altro e Intanto penso. Ma alla prossima vita non mi faccio fregare. Mi metto a fare il…il… mah? Che potrei fare per non farmi fregare? La principessa? L’ingegniere?»
« Be’, io alla prossima vita voglio fare il cameriere.»
« Eeeh? Ancora?»
« Certo, così quando rinasco non mi devo sforzare neanche un giorno perché mi metto subito a fare una cosa che ormai mi viene in automatico. Barbare’ io, a fare il cameriere, mi sono allenato per le prossime sei vite. Sai che vuol dire? Che mentre le mani lavorano e i piedi si muovono il mio cervello può pensare ad altro. E alla prossima vita, mentre faccio il cameriere, sai i romanzi che mi scrivo in testa! Così poi li pubblico e ci divento ricco. »
« Non fa una grinza. E una volta ricco?»
« Mi compro una Villa di ricevimenti come questa, così poi ci faccio il cameriere dentro, e ho lavoro assicurato pure per le prossime, di vite.»
« Arrivano. Chi c’è stasera a cena?»
« Stasera ospiti internazionali. Viene pure il primo ministro russo.»
« Davvero? Ecco, non sarebbe meglio fare il politico nella prossima vita?»
« Ma che sei matta? A essere politico si rischia di essere servo di qualcuno. Servitore sì, servo mai.»
«Questa l'ho già sentita.»
«Sì, ma io il servitore lo faccio davvero, mica per l'Oscar. Andiamo va', che stasera m'alleno un altro po'.»



Un bell’inchino a cotanta nobiltà e giù il sipario in onore alla miseria.
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categoria : progetti, fun fun fun, terzo millennio, domatori di rinoceronti, recessione economica


Un caffè con bellatrix74 alle ore 19:23
venerdì, ottobre 05

Massimiliano non lo cercate più, non si fa vedere da un po'.



Dicono sia nel suo periodo pacifista e che di tanto in tanto compaia con la fascetta arcobaleno intorno alla testa a dire che la guerra è finita. Fino a qualche tempo fa lo trovavi di guardia all'angolo di Via Cavour, dove aveva sistemato l'accampamento, con un telo militare preso a Porta Portese e si preparava all'attacco del nemico, sbirciando da dietro la visiera del cappello con le stellette appuntate. Il suo cane, camerata inseparabile,  aveva avuto da poco una promozione, si dice in giro che gli avesse riconosciuto il grado di capitano per aver difeso il forte dall'insediamento di Anna. Anna aveva bussato a tutte le porte del Rione Monti e aveva raccattato quanti più vestiti possibili da indossare direttamente sui pianerottoli dei benefattori, spogliandosi nuda ogni volta e lamentandosi di quanto certe donne fossero magre.  <<Neanche più l'elemosina se po’ chiede, che queste te rifilano du' straccetti da zampe de gallina>>. Alla fine s’era arresa ed era entrata nell’esercito. Dopo aver resistito all’attacco, Massimiliano e il suo cane avevano deciso di  accettare Anna come Luogotenente e da quel giorno lei stava lì ferma impalata col petto in fuori, e la bandiera dell’Italia, come aveva visto nei film.
Chissà che fine ha fatto Anna ora che la guerra è finita e Massimiliano s’è messo in testa che vuole fare il dj. Ci pensavo stamattina davanti a Castel Sant’Angelo, perché ho visto un cane che mi pareva proprio “il Capitano”, ma forse mi sbagliavo. Quando uno decide che va a fare il dj degli altri se ne frega all’improvviso, almeno così dicono. Molto meglio fare la Statua della Libertà, quello sì che adesso a Roma è un lavoro che va per la maggiore. Qualche turista più furbo degli altri, invece di scattare le foto se lo chiede che c’entrerà mai la Statua della Libertà sullo sfondo di Via della Conciliazione, per non parlare di quello che fa il sarcofago Egizio, ma a me piace. Resto lì ferma a sbirciarli da lontano per vedere che fanno quando è ora di smontare da lavoro. Oggi a Ramses gli prudeva un piede e alla fine non ce l’ha fatta più, così s’è contorto dentro al sarcofago dorato e s’è grattato. Uno spasso. Anche se la scena migliore è stato il pranzo della Statua della Libertà. In un’immagine sola la metafora del nostro tempo: la Statua della Libertà che mangia un Kebab, con alle spalle la Cupola di San Pietro. Volevo chiedere in prestito la macchina fotografica a un Cinese, e fare lo scatto che m’avrebbe arricchito, ma quello parlava una lingua strana così ho deciso che l’avrei scritta qui questa cosa dell’incontro tra il mondo Arabo, l’America e La Santa Sede. Ho  fatto una carezza al cane, che non era “Il Capitano” sennò m’avrebbe morso e sono andata via. Attraversando la strada ho pensato che forse la follia vera è starsene stipati dentro quel caos di macchine lì e a quel punto un signore di mezza età ha abbassato il finestrino, ha ciccato via la sigaretta e, con una faccia con su scritto <<Se questa è la vita figurate come è la morte>>, ha urlato con tutta la voce che aveva “Why-ai-ai-ai-ai” imitando John Travolta in una canzone che andava dalla sua autoradio. La sapeva tutta. Allora ne ho cantato un pezzetto con lui, ho attraversato il ponte e ho detto ad alta voce : <<Bene, una è fatta, sono tornata a casa.>>



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categoria : roma, terzo millennio, telling stories


Un caffè con bellatrix74 alle ore 23:21
martedì, ottobre 02

Se ci meravigliamo del fatto che la parola LIBERTA' sia macchiata di sangue, è solo perchè il sangue versato in passato per la nostra, di libertà, non era il nostro, di sangue.
Dovremmo ricordarcelo sempre  per capire quanto sia importante difenderla. E quanto lo sia aiutare chi la chiede.




Se vuoi credere ai sogni, leggi che l'uomo è nato libero. Se credi a questo mondo sai che l'uomo nasce schiavo del potere dei più forti.
Ma  coscienzioso di quanto sia grande l'impegno di alcuni per cambiare le cose.


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