«Ho camminato per ore. E lei lo immagina , questa strada buia non è il posto migliore del mondo per passeggiare di notte...
...non che non conosca le strade di Harlem, anzi. Ma sono stanca, e stanotte vorrei dormire sapendo che domani sera avrò un lavoro che non mi faccia finire in prigione e che non mi costringa a passare ore su un marciapiede. Dunque, mi faccia provare la prego.»
«Ma non sei un po’ giovane per fare la ballerina in un bar, ragazza? »
«Giovane? Ma se ho quasi sedici anni, io! Forse lo ero quando avevo sei anni, eppure allora non si lamentavano della mia età gli inquilini del palazzo di cui lavavo le scale. Mattina e sera. E qualche volta persino di notte. Ma sa, di notte lo facevo per piacer mio, non per soldi. A spazzolare bene i pianerottoli di certi bordelli di New York, la notte, si ascolta musica gratis, e quei dischi di Louis Armstrong mi facevano stare bene. Poi certo, ho dovuto cambiar mestiere. E’ il 1929, e la vita costa. Soprattutto sei sei una donna, sei sola al mondo e il colore della tua pelle non è certo quello delle signore di gran moda in questi tempi. Insomma, non mi piaceva di sicuro la strada, ma se possibile, la prigione è persino peggio, per questo ho deciso di entrare qui stasera. Mi creda, so ballare io. Guardi qua… prego signor pianista, mi dia il tempo… and one, and two, and one two, three! go…»
«Ferma ferma! Non te la prendere bambina, ma secondo me la danza non è il tuo forte. Mi spiace, io vorrei aiutarti ma in questo locale ci viene gente importante, musicisti pretenziosi, lo capisci, no? Uomini che di musica ne masticano... insomma, se ti vedono ballare così…»
«Ah, già, dimenticavo. Gli uomini. Il mio problema di sempre. Be’, grazie lo stesso, eh. Buonanotte»
«Aspetta un attimo, aspetta. Senti, ma sai cantare? »
«Cosa? Cantare? Io? Ahahaha! Be’, diciamo che ogni tanto quando ero bambina qualche nota mi usciva mentre strofinavo le scale e anche dopo, nei giorni in cui ero serena. Sì, qualche giorno sereno devo averlo avuto. Forse con mia madre. Ma le canzoni le conosco, ci può scommettere. »
«E quale canteresti per me? »
«Io, io..ecco sì. Ehi signor pianista, la conosce Travelin’ All Alone ? Ecco, suoni quella. Quella lì.
…I'm so weary and all alone
Feel tired like heavy stone
Trav'lin', trav'lin' all alone
Who will see and who will care
Bout this load that I must bear
Trav'lin', trav'lin' all alone
Prayers are said to heaven above
'Bout my burdens,woes and love
Head bowed down with misery
Nothing now appeals to me
Trav'lin', trav'lin' all alone
Give me just another day
There's one thing I want to say
Friends are well when all is gold
Leave you always when you're old
Trav'lin', trav'lin' all alone
Ecco. Mi scusi, non sono una cantante.
Be’? Mi dica qualcosa, almeno. Allora? »
«Aspetta un attimo, aspetta un attimo. Vuoi dire che tu non avevi mai cantato prima? Ahahah… Ehi Lester! Vieni qua, voglio presentarti una ragazza, vedrai quando la sentirà Benny. E’ in gamba eccome. Piuttosto, ragazza, come ti chiami?»
«Eleonor, signore. »
«Be’ Eleonor, lui è Lester, Lester Young. »
«Sì, salve, ma vede…mio padre quando eravamo a Baltimora diceva sempre che somigliavo a un maschiaccio e così da allora mi piace farmi chiamare come un maschio, ma anche come la mia attrice preferita. Billie, mi chiami così. »
«D’accordo, Billie di Baltimora. Dovrai chiedere le mance ai tavoli, lo sai questo?»
«Ma io sono timida. Non possono portarmeli qui loro, i soldi? In fondo sono io quella su un palco. »
«Ehi, ragazzina. Ma che dici? Chi ti credi di essere? Guarda tu che modi da signora! »
Silenzio.
«Già, - disse Lester Young, nella sera in cui incontrò Billie Holiday- una signora. Lo si vede subito. E allora sarai la nostra signora. La nostra Lady. Mi piace, Lady… Lady Day! Buonanotte Lady Day, dormi bene che domani si inizia. »