Un caffè con bellatrix74 alle ore 13:31
sabato, settembre 29

Il giorno in cui si va via è un giorno strano.



Accade ogni volta quel piccolo miracolo da supereroi che ha a che fare col tempo. E' come quell’istante in cui Willy  Coyote sta immobile sospeso  nel vuoto, un attimo dopo la corsa forsennata e un attimo prima di cadere. Nel giorno in cui si via si sta zitti perchè c'è troppo rumore intorno. C'è chi va via ogni giorno un po' per non lasciarsi  sorprendere e chi invece se lo gode come una porta in faccia iniziando ad andare via dopo una dormita, mettendo giù il piede dal letto e sapendo che il prossimo letto sarà già un'altra vita. Nel giorno in cui si va via i pensieri si parlano tra loro e non hanno tempo di stare a dar ordini alle mani e alle gambe che nel frattempo fanno il lavoro sporco. Finire qualcosa è sempre faticoso ma molto di più lo è quel giorno in cui si ha già finito e non si è ancora iniziato, quel giorno in cui semplicemente... si va via. Ci vuole talento per andare via come si deve ma lo si può far bene solo quando si ha finito davvero, quando quel che c’è stato non lascia neanche l’odore, non si ricorda nemmeno già più. Meglio ancora se si va via senza avere ben chiaro dove si va. Il talento di chi va via è nel far durare un solo giorno quante più ore possibile, per farci star dentro tutto, dall’imballaggio ai saluti, alla chiusura di tutti gli accordi presi, dalla consegna delle chiavi a “Annaffio il giardino e poi chiudo pure l’acqua”. Pur sapendo che quel giardino domani non ci sarà mai stato. Nel giorno in cui si va via si chiude la porta senza doppia mandata, si sale in macchina, ci si lascia cogliere da pensieri che distraggono come il prezzo della benzina, poi ci si ferma al semaforo sbirciando i cartelli al bivio prima dell’autostrada per cercare un indizio su “domani”. E lì, si resta fermi, con la bocca un poco socchiusa e le pupille dilatate davanti all’unica insegna che nel giorno in cui si va via ha davvero un senso:

directions
E per rispetto, nessuno suona il clacson mai, in coda dietro a chi va via.


"All possibilities
Are landing at my feet
Theres nothing I can see
But possibilities!

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categoria : tempesta, traslocando, maktub


Un caffè con bellatrix74 alle ore 02:57
mercoledì, settembre 26

 Cento colpi di spazzola alla mia Barbie  e a ninna. Ma...



<<Vede signorina lei è un bel personaggio. Sì, un personaggio, mi capisce no? Non siamo banali suvvia, il fatto che lei sia anche una bella persona non è interessante al momento. Almeno non lo è per noi, essendo l'universo "persona" meno manipolabile commercialmente parlando dell'universo "personaggio". Sa, il problema con le "persone" è che ci si mette sempre di mezzo una lunga lista di caratteristiche che non sono dipendenti dalla nostra volontà e spesso neanche dalla sua. S'intende che i sentimenti, i valori, i gusti sono merce preziosa per un "buon personaggio" purchè non interferiscano con l'idea generale che di lei vogliamo rimandare. Il problema delle personalità ben commercializzabili come le sue sta proprio nel tenere alto il profilo da lei già ben delineato, plasmandolo però ad un motivo un pochino più "in fashion". Lei è di base un buon personaggio: scrive bene, il che non guasta, è abbastanza visionaria, utilizza termini "trendy" e ha anche un buon background culturale, fondamentale per attrarre un pubblico radical-chic, che sebbene interessi una fetta di mercato piuttosto limitata, resta un buon termometro dell'opinione pubblica. E' per questo che noi vorremo proprio lei in scuderia, esattamente per come si presenta, con un unica piccola differenza, che contribuirà in modo significativo a renderla più "attuale", più "attraente", insomma più proficua. Lei deve diventare un personaggio shock. Cannibale, pulp, affascinato da pratiche di coprofilia. Sì, sì, non sarà difficile, ci shockki, ci parli di violenza dopo e durante l'amore, di sentimenti torbidi repressi per mostrare un viso da brava ragazza. Ci parli del sesso con quante più S può. Di uomini, donne, donne, uomini, fruste, feste nelle dark room, inserzioni di dominatrix, apprendistati negli harem, banchieri con mascherine fetish e di un guardaroba per metà di tailleurs castigati e per metà di abiti in lattice rosa da castigatrice. Sa, è questo che la gente vuole leggere adesso. Letteratura erotica, da erotomani erotizzati di eros. Perversi e piscialletto. Bridjet Jones ha nuova vita da quando ha sostituito i mutandoni della nonna con un filo borchiato di cilicio e fa le marchette per comprarsi la cocaina prima di andare in ufficio.Scriva di questo dunque, ma lo faccia con la sua consueta leggerezza, ironia, semplicità, che tanto piace a tutti. Solo così non si rischierà a parlar bene di lei. Oramai, mi creda l'unico modo per essere popolari è essere impopolarmente sudici. Sia sudicia, ma con dignità. E allora sì che arriverà il suo contratto. Ci pensi, noi confidiamo in lei>>



Bene. Lo faccio. Eh sì, mi pare giusto, i tempi cambiano. Anche io col sesso ci ho dimestichezza, ci ho. Me lo diceva sempre la maestra a scuola: <<Barbara, insomma! Cosa è questo chiacchierare continuo! Stai attenta alla lavagna! Non vedi che sto spiegando biologia erotica? Piuttosto vieni a ripetermi la lezione di ieri e vediamo se sai fare qualcosa. Puoi usare Pietro se vuoi e non mi dire che ti sei dimenticata la frusta pure oggi che ti metto una bella nota sul diario!!!>> Avrei dovuto farlo molto tempo fa, invece di perdere tempo con i blog, i mixati, le radio, i romanzi sui trentenni del 2000 che combattono contro il concetto di precarietà da un lato e contro la gabbia dell'oscurantismo delle passioni dall'altro. E quindi, eccolo, il mio primo racconto erotico, fetish, zozzone, porno in una parola shock. L'ho intitolato...


Le api e Li fiori




Non si sorprese quando lo vide da lontano. Non le avevano dunque mentito su quanto il luogo fosse segreto e tuttavia alla portata dei passanti. Le piaceva giocare col tempo ogni volta che il tempo stesso le si negava. Lucidarsi il viso di rugiada durante un volo, fermarsi un attimo dopo l'atterraggio prima di continuare la marcia verso l'appuntamento. Bagnarsi tra le gambe, ogni volta. Restare immobile per eliminare il ronzio dei pensieri che in quel momento rincorrevano la lista dei segreti migliori che ricordasse in vita sua. Dei tanti loschi antri bui della mente nessuno era mai paragonabile al segreto, nascosto proprio dalla troppa esposizione. Il suo segreto era lì che l'aspettava, chiaro, scritto ovunque eppure illegibile perchè inosservato. Così segreto eppure alla luce del sole, era lui, nell'attenderla, tra gli uomini malvestiti della domenica mattina, terrorizzato solo dall'incedere morboso dei cani, che sembravano spiare con occhi che i padroni non hanno mai avuto. All'offuscata vista di quella figura che ondeggiava verso di lui, non si lasciò ingannare da un soffio di vento leggero, che quasi lo chiamava a dimenticarsi del patto. Il patto. Tacito, accordato in un istante, siglato da uno sguardo in lontanaza. Il patto: solo lei saprà fare. Solo lei arriverà. Solo lei andrà. Solo lei potrà. Sapeva che il muoversi della corolla tumida intorno al suo busto, messa lì ad attirare l'attenzione, non l'avrebbe difeso dall'immobilità da lui sottoscritta. E la parola, non consentita, sarebbe stata solo un accenno di sbatter d'ali, fragoroso a svegliar d'un tratto l'universo dormiente. Un piccolo mondo racchiuso in un talamo già sporco di seme, davanti ad un universo incurante del piacere consumato sotto il suo cielo. Un sussurro ovattato. Poi di nuovo distante, lei, giocosa fece un inchino al suo principe odierno, che tutti potessero ammirare senza capire a cosa giovasse quella buffa genuflessione.  Il sorriso beffardo di lei si spense. D'un tratto. Seria. Lenta. A scatti. Lui non tenne il petalo di seta a coprirgli il centro del calice ormai gonfio di rincrescimento per aver subito mostrato la via alle sacche di polline sotto il pistillo. Turgido, imponente, mamormoreo indisponente verso l'alto. Lei si accomodò matrona, cercando, cercando, dapprima con le estremità per poi,  cospargendosi del di lui umore fino alle spalle,  giungere a catturare avida il seme con la bocca, impedendo al vento di rubarne anche solo un po'. L' interminabile  guerra tra lo stilo piumoso e la piccola operosa ammaliatrice non vide tregua fino al crollo dello stigma sotto le sue zampate, che lo punirono strappando con forza un piccolo residuo apicale, che ancora rivelò la punta zuccherina. Un sibilo tra i fili della corolla, increspati, per il freddo e a lei sembrò di sentir un sussulto. <<Taci. Non ti è concesso rivolgermi parola. Legato e immobile, mi vedrai andar via. Di nuovo sorriderò allontanandomi pensando alle tue lacrime sull'immagine di me che mischio il tuo seme a quello di altri.>> . Quel taglio fu un godere incessante, umiliato nel ronzio e nel frusciare festoso di una partenza. Un uomo correndo lo urtò, ma non lo distrusse. Non più di quanto aveva potuto fare quell'insipida ape, rimasta nei ricordi inutili di un inutile fiore rosso. Nel giorno apparentemente inutile in cui una scrittrice passata lì per caso, guardò la scena masturbandosi. Mentalmente s'intende.



(censored)




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Un caffè con bellatrix74 alle ore 01:37
martedì, settembre 25

MisS...trumentalizzi o MisS..fotti?



Punto uno: di sicuro l'effetto che vuoi ottenere lo ottieni solo con chi non soffre di questa malattia, perchè chi ne soffre in questo momento, fa a gara per essere esattamente così! E per una ragazza (o un ragazzo) anoressica/o  la vista delle ossa ispira  competizione e non spavento.

Punto due: non ci crede nessuno che gli stilisti ci vogliono rotonde, perchè a quelle magre i vestiti cadono meglio. Ecco tutto. Questo è un fatto, non siamo mica cretine.

Punto tre: Credi che sia prevenzione questa? Guarda che una quando inizia la discesa non vuole mica diventare così. Quando è così già è tardi per fare "prevenzione!!".

Punto quattro: i pubblici opinionisti populisti e politically correct stanno peggiorando la situazione perchè fanno passare per "rotondi" dei modelli che in realtà sono magrissimi.

Pure a Miss Italia ci fanno la sceneggiata. E s'azzardano pure a dire che loro promuovono la campagna contro la magrezza perchè prendono in gara una che ha i fianchi 94 (dicendo che è rotondaaaaaaa)!!!! Possibile che non capiscono che  dire di una "davvero" magra che è rotonda equivale a dire a tutte quelle  "davvero" rotonde che sono "grasse"? Stanno lì a litigare sul fatto che si sia giudicata "larga" una che tra due giorni sta sulle riviste col suo sorriso stampato e sotto scritto Sasch. Quella porta si e no la 42 e infatti è magra. Per questo fa l'indossatrice, sennò faceva un'altra cosa. E ora basta insomma. Siamo onesti una buona volta e chiediamoci per quale motivo i negozi che vendono taglie oversize in vetrina hanno i manichini taglia 44. E' proprio così, non scherzo. A Via Merulana c'è uno dei negozi
per taglie forti  più conosciuti a Roma e presenta i suoi vestiti su manichini taglia 44.  Cosa significa questo? Spiegaglielo a una che crede che la 44 sia la cosa peggiore che le possa capitare nella vita. Vallo a spiegare alla mia Aurora.
Aurora ha una vita sua, Aurora è perfetta. Aurora crede nella disciplina. Aurora è leggera e corre in costume da bagno. Aurora è piccola piccola, sottile, tanto che è quasi invisibile. Ma forse è proprio questo che vuole: essere invisibile. Io adesso la conosco la mia Aurora, quindi sto un pezzo  avanti e anche se me la sono cavata per un pelo in passato, Aurora non è morta e resta accanto a me a ripetermi quanto era bello infilarmi quei jeansetti piccoli. Adesso mangio però, perchè, sfortunatamente per Aurora ho fame. Tutto questo è molto più complicato che dire "Ehi ragazze mangiate che sennò diventate brutte così".
Qualche volta l'attento occhio di Toscani dovrebbe curarsi anche di quanto un fenomeno possa essere complesso e dunque magari non semplificabile con un'immagine. Da quelli di Miss Italia invece non ce lo aspettiamo, dunque buona vita a tutte le taglia 38, 40 e un paio di (a detta loro formose) 42 che sfilavano stasera mentre i bravi presentatori inneggiavano al coronamento del sogno di tutte le ragazze italiane (bleah!).
Oggi niente musica e niente cinema. Oggi sono incazzata perchè qui ci prendono per il culo pure quando si parla di culi, appunto.

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categoria : rispetto, problemi di comunicazione


Un caffè con bellatrix74 alle ore 15:25
giovedì, settembre 20

Attenzione:c’è un video, il post è lungo,  la vita è breve. Fai te...


E' iniziato tutto due sere fa, curisando sul Blog di SteveMcQueen.




Tra le tante citazioni cinematografiche lì puntualmente annotate ne avevo scelta una che mi aveva riportato alla mente un film del 1994, "Reality Bites", tradotto in italiano (come al solito in modo ridicolo) con "Giovani, carini e disoccupati". E così eccomi lì, la mattina dopo, stesa sul tappeto con un cuscino stretto al petto, persa negli occhi di Ethan Hawke che dice a Winona Rider "Tutti ti amano, io ti amo. Mi fai soffrire come un disperato, ma ti amo" e naturalmente piango. Ma perchè? Cosa è che mi commuove tanto nei dialoghi banali di tutte queste commediole da due soldi? Cosa? La camicia da taglialegna di lui che mi ricorda di quando mio fratello suonava la batteria nei centri sociali? I dischi grunge degli anni '90? Le conversazioni notturne con un coinquilino disoccupato? La filosofia dei vent'anni? La voglia di gustarsi l'attimo esatto in cui una storia d'amore inizia senza rovinarsela col pensiero che potrebbe finire? La possibilità stessa che una storia finisca, tanto si ha ancora tempo? Ho una trentina di problemi da risolvere, the world goes round, la testa piena di problemi e me ne sto qui a pensare come sarebbe bello se Ethan Hawke scrivesse una canzone per me? No no, no, c'è obiettivamente da capire cosa non va in me. Questo mi sono detta. E siccome sono onesta, mi sono risposta.
Io, semplicemente, non voglio crescere.
E "Reality Bites" segna esattamente il punto dove sono rimasta: io sto ancora al 1994. Non uno più nè uno meno. Esattamente lì. E' proprio la sensazione di quell'anno lì che non è mai passata. Non lo so, non lo so...Lorenzo dice che è colpa della morte di Kurt Cobain, o dei Tortoise, che consacrarono definitivame la sconfitta del Rock,  ma secondo me è altro. E, ora vi sembrerò folle, ma vi dirò cosa secondo me cosa mi trattiene ancora nel 1994.
Charlie e Fiona.



Sì, lo so che è un altro film, ma seguimi un attimo. Alzi la mano chi, nel 1994,  ancora oggi da allora, non grida al tradimento, guardando "Quattro Matrimoni e un Funerale", perchè pensa che Charlie e Fiona debbano finire insieme. L'americana non c'ha mai convinto, a noi romantici del grunge. Doveva finire come Reality Bites, come Singles. Insomma, quel film col 1994 non c'entra niente! (E neanche i Wet Wet Wet)
E qui arrivo al punto: per diventare grandi bisogni che la realtà ti si palesi davanti cruda e insensibile e ti sveli che se Charlie e Fiona si fossero messi insieme la loro storia sarebbe stata un fallimento perchè avrebbero vissuto nel ricordo di quel che avevano come amici. In Singles, Harry e Sally e Reality Bites , c'è l'inganno, ci dicono che tra gli amici novelli innamorati andrà tutto bene. In Quattro Matrimoni e un Funerale,avrebbero avuto l'occasione di metterci davanti alla realtà, ma non lo fanno succedere e così noi, come muli, lì, anni interi a dirci che tra loro sarebbe stato perfetto. E l'illusione è come un fardello, si sa ti tiene a fondo, giù, intorno ai vent'anni, appunto.
Ho deciso che voglio crescere, e per questo, mi sono fatta il finale alternativo. Lo regalo ai ventenni di trentatrè anni fuori di testa come me. Eccolo.



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categoria : movies, love love love, grunge, hollywood in my mind


Un caffè con bellatrix74 alle ore 01:02
lunedì, settembre 17

Sbirciare da un buco fatto nella seta...



Il mondo visto con gli occhi del mondo che guarda sè stesso mentre David Lynch mi spiava da dietro la macchina da presa. Insomma, per farla breve. Ho visto INLAND EMPIRE. Pure la storia del buco nella seta lì, è una citazione da quel film. O forse e il mondo intero ad essere una citazione continua di un film di Lynch. Di quel film. Mi ha molto spaventato perchè l'ho vissuto come una minaccia di sfiga imminente. Il 25% dei critici l'ha definito un virtuosismo stilistico. Il 5% lo ama in modo assiomatico. il 15%l'ha considerato un capolavoro di sberleffo alla critica stessa e al suo pubblico sempre curioso. Il 55% ha detto solo <<Niente da fare. Non si capisce nulla>>. Io faccio parte del 5% assiomatico, ma sono piuttosto d'accordo con Cri sulla frase: <<Ma se questo sa qualcosa di importante perchè non ce la dice e basta?>>. E infatti la nostra comune e definitiva conclusione dopo INLAND EMPIRE, a seguito della visione di tutti gli altri è : sì, questo tizio sa qualcosa. Il fatto è che non ce lo vuole dire e allora non ci resta che capire qual è stato il suo metodo per scoprire la cosa misteriosa che sa. Metodo metodo metodo... interviste..mumble mumble... Ci sono!
La meditazione trascendentale del Maharashi!
La stessa che scoprirono i Beatles nel loro famoso viaggio pochi mesi prima dell'uscita di Sergent Pepper. Lo dice lui stesso nelle tante conferenze che sta tenendo per finanziare la sua fondazione che sponsorizza la divulgazione della pratica MT nelle scuole. Insomma la storia è questa: la meditazione ci rende più intelligenti, più belli, meno stressati, più simpatici, tolleranti, creativi, fa girare i film in cui non ci sono schemi spazio-temporali, libera dagli attacchi di panico, rende immuni dalle tempeste elettromagnetiche, guarisce dalla sciatica, dalla tosse secca e dal colon irritabile. Tutto questo fa sì che se solo il 10% della popolazione mondiale praticasse meditazione trascendentale saremmo liberi dalle guerre, ci cureremmo del nostro pianeta e il mondo vivrebbe finalmente in pace. Da un intervista al Maestro David:

<<Quando la tua creatività aumenta ti senti bene. Libero di dar sfogo al tuo talento. E così fai quel che vuoi. A quel punto alla gente inizi a piacere e finisce che qualcuno ti si siede accanto e ti da un sacco di soldi>>.



Mi pare facile, ho pensato. Mi iscrivo. La creatività, il vile denaro che farà pure schifo ma aiuta e poi la pace. Nel mio cervello e nel mondo. Che posso volere di più?

<<Pronto? salve signorina, vorrei delle informazioni sul corso di meditazione trascendentale?. sì...sì..lo so... sì... il Maharashi..sì...la pace nel mondo...sì. Ah ecco. Sette lezioni. Ah. E poi meditare a casa da soli. Benissimo. Prima conferenza gratuita. Simpatico... sì..sì. Ah, ecco. Duemila euro. .
..........
Certo, certo, mi rendo conto. Grazie eh. Saluti il Maharashi, eh? A presto.>>

A quel punto ho acceso radio Subasio. C'era "Per un'ora d'amore con Subasio". Sulla frase <<Quando quel giorno vidi le tue lacrime rigare il volto correndomi incontro sulle rotaie del tram>> ho pensato che abbiamo davvero bisogno di questo strumento per rendere più vivi i nostri cervelli ma che evidentemente pure quella è una possibilità ad appannaggio di pochi ricchi. La pace nel mondo è in mano loro.
Ricchi, curatevi con la meditazione che il mondo ne ha bisogno.
Mentre pensavo a tutto ciò una sorpresa inaspettata.
E' tornato il topetto.
Lo cacciai pietosa di lui nella mia prima settimana di soggiorno in questa casa e oggi, a due settimane dal trasloco mi sbuca dispettoso in una passeggiata tranquilla tra il comò e l'armadio. Credevo volesse parlare un po' di come organizzarci per il trasloco, ma lui m'ha fatto chiaramente capire che quella sfrattata sono io non lui e che lui è dunque venuto qui proprio  prendere possesso della casa. Mi ha fatto incazzare davvero. L'ho atteso per ore immobile con la scopa in mano. Inutilmente.
Mi spiace, l'hai voluto tu. Domani t'ammazzo. Giuro. Tutto questo perchè i ricchi ancora non si sono curati per risolvere i problemi delle guerre nel mondo. Bene, prima che si curino caro Topetto, a noi due!
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categoria : movies, david lynch, zen , promesse


Un caffè con bellatrix74 alle ore 03:20
venerdì, settembre 14

Tic - tic...tic. Poi fermo. Poi di nuovo... tic.  E ora aspetto.



Aspetto che ricominci, mentre bevo un tè alla vaniglia che non fa rumore. Il tè alla pesca fa rumore perchè pizzica sul palato e resta un pochetto lì prima di scendere, mentre quello alla vaniglia scivola morbido e allora è silenzio. Guardo la tv spenta e ci vedo dentro lo spettacolo delle mie gambe scomodamente incrociate alla maniera degli indiani. Non che sia un granchè come immagine ma rieso ad apprezzarne la metafora: l'imitazione dell'attesa pacata dell'indiano nel tentativo mal riuscito di chi piuttosto che aspettare l'autobus andava a scuola a piedi. La goccia! Tic -tiiii... no, torna indietro. M'ha illusa.  Ho i capelli bagnati. Lavarmi in capelli mi fa sentire bene. Sto sotto la doccia un'ora mentre li massaggio e ripeto ad alta voce le mie parole preferite perchè  mi piace sentirle risuonare con l'eco. Luccicante-ante-ante. Liscio-o-o. Wishful-l-l-. Belle. Ci sono parole che sono belle da dire, non c'è niente da fare. Adesso però ho smesso, che voglio solo stare in silenzio. Forse funziona. Shhh! Fate tacere la mia testa. Ripetesse almeno un unico allegro motivetto, lo canticchierei lavando i piatti. E invece no. Ho smesso di fumare, perchè mi sembrava uno spreco di tempo. Una canzone di Guccini lo spiega meglio: <<Ma il tempo il tempo chi me lo rende? Chi mi da indietro quelle stagioni di vetro e sabbia... chi mi riprende la rabbia il gesto, donne e canzoni?>>. L'assenza dei suoni m'illude dell'immobilità. Passa. Ero qui il primo giorno col grano verde, appena spuntato. Ho visto le messi in giugno ma non fu una gioia. Guardo ora le zolle dissodate pronte per la semina. Rifiuterò quell'offerta importante a Milano, tornerò a Roma perchè c'è chi m'ha atteso per mesi ed è giusto che stavolta non pensi solo a me. Ma c'è quella voce, che è come la goccia. Tic-tic... Dice che quel campo non va lasciato a maggese proprio adesso. Tic-tic.  Nella testa. Milano. No. Respiro l'odore della terra stanotte e vorrei che mi parlasse lei. Vorrei che mi dicesse che non mi tradirà ancora, che se sceglierò di seminare domani il raccolto sarà anche migliore. Vorrei che fosse una terra buona. Che mi insegnasse ad aspettare senza curarmi del gracchiare dei corvi.



 Il mio obiettivo è il colore del grano, non di zittire i corvi. Quelli non c'entrano niente con me. Li ignorerò.



La bellissima immagine è di Nicoletta Ceccoli - www.nicolettaceccoli.com -
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categoria : progetti, paura, tempesta, maktub


Un caffè con bellatrix74 alle ore 16:18
mercoledì, settembre 12

Stasera alla tele danno il mio film horror preferito.



E' parecchio che non lo guardo, anche perchè se da bambina mi spaventava a morte, adesso, che vivo sulla mia pelle i pericolosi risvolti dell'impossibilità di essere come Mary Poppins, me ne  sono autointerdetta la visione. La singolare e presunta argomentazione su cui ruota l'intera trama del film è che di Mary Poppins ce n'è una sola e tu, purtroppo non sei lei. Inoltre bada bene a non incontrarla, perchè a trovarsi sul suo cammino  la tua già triste vita, può solo peggiorare.
E se dovesse succedere? Non t'azzardare a lamentarti sai, che quella c'ha i poteri magici e finisce cha dalla borsa capiente da emigrante australiano (pardon! l'immagine lo richiedeva...), ci tira fuori un centrino da ricamo gigante e ti costringe per il resto dei tuoi giorni a fare punto croce-punto foglia mentre lei canta con gli uccelli. Davanti a Mary Poppins bisogna ridere sempre, in modo da non farle credere di aver bisogno del suo aiuto. Guarda quel poveretto di Bert. Prima l'acompagnava a spasso coi pinguini e ora si ritrova a fare lo spazzacamino con la vena dell'artista di strada. Chissà cosa le aveva fatto. E quel poveretto che per farle credere di amare la vita ha riso così tanto che alla fine è morto? Ma soprattutto il mio triste pensiero va a quell'onesto padre di famiglia, serio lavoratore, banchiere con una normale aspirazione, cioè quella di passare dallo sportello all'ufficio finanziario. Perchè ridurlo così? Perchè quel suo ghigno soddisfatto prima di volare via nel vedere il poveretto completamente impazzito che oramai disoccupato tenta di convincere i bambini che lui sa far volare gli aquiloni? Te lo immagini? Io già me li vedo i bambini che gli sussurranno all'orecchio: <<dài papà, non fare così, fingi di essere sereno che se ne sta andando. Al mutuo ci pensiamo domani>>.
Per notti intere ho cercato invano il sonno su quella ninna nanna che pare tanto innocua, ma l'immagine riflessa nella sua palla di cristallo da iattura nera, rimandava ancora a quella vecchina seduta sulle scale della cattedrale, che chiede un penny in cambio di mangime per i piccioni. Le parole come un'eco nella testa <<Donaaaaa un penny anche tuuuuuu, aiuta la povera vecchinaaaaa>> Poi l'immagine tornava al suo volto sorridente e sereno, poi di nuovo alla palla di cristallo, ci guardavo dentro e... Ahhhhhhhhhh!!! La triste morale: le scale della cattedrale attendono ognuno di noi! E a nulla servirà risparmiare "un triste umile piccolo penny da portare in banca", perche Mary, al prossimo cambio di vento, potrebbe volare nella nostra direzione e occuparsi di noi. Sì, stasera mi farò coraggio e lo guarderò, e stanotte, nel caso in cui non dovessi dormire cercherò rifugio nei post dei miei blogger preferiti. A stanotte dunque.

Il trailer geniale di Scary Mary è di Chris Rule.



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categoria : movies, paura, recessione economica


Un caffè con bellatrix74 alle ore 16:40
lunedì, settembre 10

Un anziano signore siede a schiena curva sulla panchina accanto al ciglio del viale alberato.

vecchiettoIl mondo guarda e lecca il gelato

Un golf leggero gli copre dall'autunno quelle spalle pesanti,  così cariche di esperienze e sapere da far sì che, per sopportarne il peso,  debba reggersi ad un bastone persino da seduto. Ha visto e capito molto ed è per questo che per ogni ruga del suo volto ha un'opinione. Tutte quelle opinioni gli spettano di diritto, sono una specie di premio di consolazione per la vecchiaia che deve sopportare. Ed anche oggi, che il suo sguardo inciampa per caso nella lite tra un ramo e una foglia, ha ben chiaro da che parte schierarsi. Sembra che il ramo sia infastidito da quella foglia tanto da volersene liberare. L'anziano signore non è un ingenuo, capisce quale arricchimento quella piccola foglia verde arrechi al ramo rugoso e monotono, eppure, tendendo l'orecchio,  gli sembra di percepire chiaro le parole <<Cosa che credi che varrai senza di me, piccola idiota?>>. La piccola idiota, la foglia, è lì che combatte, sebbene non sia chiaro se combatta per restare a guardare il mondo da lassù o se invece, incurante della protezione che può offrirle un ramo proteso verso il cielo, combatta per separarsi da lui. L'anziano signore abbassa  lo sguardo scuotendo la testa, preoccupandosi dell'ingenuità della piccola foglia e non s'accorge di quel che accade. Un soffio di vento, lo scuotersi improvviso, il ramo grida <<vendetta!>>, la foglia grida solo <<libertà>>. Quando i suoi occhi tornano sul ramo, lo vedono nudo, tronfio della sua possenza, sicuro nel suo essere saldamente ancorato a qualcosa di sicuro, che ha radici. Cerca la foglia e la vede spinta in avanti. La segue. La foglia fa un triplo carpiato, gioca con i capelli di una bambina che saltella tra i ciottoli, finisce tra le grinfie d'un gattino che poi la libera concentrandosi su altro. E la foglia va avanti. Finisce in una pozzanghera e un uomo d'affari, in ritardo come sempre, la calpesta fando sì che si attacchi al suolo delle sue scarpe. Fa qualche metro e riesce ad aggrapparsi a un filo d'erba. Arriva il vento e di nuovo la porta via con sè.
Il ramo dice all'anziano signore: <<Sapevo che quella stupida senza di me sarebbe stata inutile spazzatura>>
L'anziano signore fa cenno di sì con la testa in un pensiero che gli arriva a conferma di quanto sia stupido cercare altre vie se non si è in grado di far da sè, di come sia stato onesto il ramo, a offrir riparo  e protezione a una stupida, semplice, piccola foglia.
Ma.
Il ramo non vedrà mai quanta vita passerà sopra la piccola foglia, e poi dietro e accanto e tutt'intorno. Il vento è sempre dalla parte di chi  non ha paura d'andare. Il ramo un giorno, forse tra mille anni, sarà secco e avrà visto solo le spalle d'un vecchio seduto, che continua a dargli ragione. Della foglia, il ramo nudo e l'anziano mondo, sebbene tronfi nelle loro opinionii, non avranno altro che il ricordo lontano.
O peggio, la speranza che sia bruciata, pur di non essere invidiosi. Ancora una volta nella loro vita.
E la foglia non è ancora bruciata.

Sappilo.
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categoria : zen , rispetto, domatori di rinoceronti, maktub


Un caffè con bellatrix74 alle ore 03:08
mercoledì, settembre 05

Ferragosto è passato da poco e fa freddo.



Di già.
Domani tiro fuori l'albero e il presepe e mi compro un pudding al cioccolato che mi fa tanto Natale. In tutto questo da stamattina ho un pensiero fisso sul Carnevale. L'ho sempre sottovalutato come  evento, non mi è mai piaciuto quell'odore di fritto in casa per giorni per poi accorgerti che le frappe le sa fare solo il pasticcere e che anche quest'anno hai miseramente fallito. Insomma oggi riflettendoci bene, ho capito che l'indizio più grande in questo misterioso adventure game è proprio nei miei carnevali infantili.
Il destino di una persona è segnato da sempre, c'è chi lo legge nelle carte, chi nelle conchiglie, chi nelle linee della mano, ma nessuno ha mai pensato a guadagnarsi da vivere leggendo i costumi di carnevale indossati dall'infanzia all'adolescenza. La cronologia è fondamentale tuttavia e questo è l'unico particolare che la mia memoria s'è persa: mi confondo nel ricordo delle due maschere, fondamentali che , allora per la prima volta, mi fecero indossare: un vestito da Clown o e uno da Fata Turchina.
 Ma era prima l'uno o l'altro? 
Ricordo l'immagine precisa di me con i capelli colorati e sparati, un cappello col fiore, un fiocco enorme che caminavo tra damine imbellettate e supereroi anni '80 chiedendomi perchè dovesse toccare proprio a me di fare il pagliaccio, di avere sulla faccia il rossetto non per essere più carina ma per disegnarmi un sorriso gigante.
 Risposta: <<Ma i Clown fanno ridere la gente! Danno qualcosa d'importante : l'allegria!>> 
Destino segnato.
L'opposto della medaglia mi toccò un anno prima o forse uno dopo. La Fata dai Capelli Turchini. Che sogno di vestito! Me lo ricordo ancora adesso. Avevo le trecce azzurre lunghe lunghe e le stelle d'argento sul viso e sul velo del cappello a punta. Mia madre mi diceva che sotto il vestito dovevo indossare la maglia di lana ma io non sentivo ragioni: <<La Fata Turchina non se la mette di certo la maglia di lana. Non sente mica freddo lei. Guaddaaaaa... c'ho pure la bacchetta magica per non sentire freddo!>>
L'immaginazione non arriva a pensare quanto può essere  triste a sei anni scoprire, mentre cammini nella parata del martedì grasso, e ti senti la fatina più bella e buona del mondo, che quella bacchetta magica lì è tragicamente finta.
<<Ma come finta? L'ha fatta Zia Mena...quetta punziona peffozzaaaa>>. A quel punto secondo me deve essersi irrimediabilmente inceppato qualcosa nelle mia testa.
Trick-track... Clown,  sorriso..sorriso sì..bacchetta magica, velo azzurro co' tante stelline... il ragazzino vestito da peter pan sul carro alla parata..trick-track...clown, domatore al circo, casca e bum!... Insomma tipo RainMan che continua a ripetere <<Tutto bene johnny babbit>>. E ancora oggi non riesco a dare le dimissioni da quelle maschere che forse non lo erano poi tanto, al punto che non va via quel sorriso da giullare che ride davvero divertito per una sua stessa caduta, e non va via, allo stesso modo neanche l'illusione di quel velo azzurro di stelline. Sebbene, da Fata Turchina,  mi sia sempre più chiaro quanto invece sono reali il Gatto, la Volpe e pure quel bugiardo di Pinocchio.



Solo una cosa: è un po' che non chiedo a mio fratello come procede la sua vita. Sono preoccupata. A lui mamma lo mascherava da Uomo Ragno.

p.s. Buon Natale Peter Pan!
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Un caffè con bellatrix74 alle ore 11:47
sabato, settembre 01

Conversazione in macchina,
 sull'autostrada



«Ehi, sai che pensavo?»

«Dimmi...»

«Guarda quelle pecore laggiù che brucano l'erba. Stanno nella stessa identica posizione in cui te le vendono finte per farci il presepe. Cioè col muso basso, una gamba più indietro allineata a una più avanti. Mi dico da sempre: ma perchè le vendono in quella posizione se è scientificamente dimostrato che non stanno mai in piedi e va sempre a finire che, dopo averle rialzate settanta volte, t'arrendi e le incolli coll'attack sul muschio? E quelle lì così grosse secondo te come ce le incollano sul prato?»

«Ohssignore! Posso dire che sono stanco dei tuoi pensieri da teatro dell'assurdo? Accendi la radio che ci sono le news»

...bzz..bzzz...Il ministro Marini replica alle accuse dell'Espresso e sottolinea che non ha un appartamento di due piani ai Parioli ma solo un due livelli sfalsati di cinque stanze e uno scantinato...

«Che dicevamo?»

«Che sei stanco del teatro dell'assurdo»

«E la cantatrice calva?»

«Si sta pettinando»

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categoria : fun fun fun, terzo millennio, problemi di comunicazione