Ho dovuto guardarlo in faccia per capire.

Foto del 1938. Solomon è il primo da sinistra. E' lui il mio eroe. Fermo, sicuro di sè, quasi il premio che come gli altri regge nella mano, non gli cambi la vita. Espressione consapevole. Cosa dice Solomon con quella faccia? Dice: <<Tanto, male che andrà tornerò tra le mandrie. Se andrà bene invece, ci chiameranno a cantare in tutta la città e vinceremo gare di canto a mani basse. Ci pagheranno bene e potrò comprarmi una mucca>>. Erano ragazzi temerari, questi gioavani zulu. Se ne erano andati a Johannesburg in cerca di fortuna e facevano quel che sapevano fare, cioè cantare accappella. Da quelle parti funzionava così: ci si metteva agli angoli della strada e si usavano le voci d'usignolo attendendo l'arrivo un altro gruppo. Poi ci si sfidava. Fino a che qualcuno non si fermasse offrendo qualche spicciolo non prima di aver deciso chi aveva vinto. Nei campi accompagnavano il suono delle voci solo col batter i piedi. Imparavano batterli così forte che le città tremavano al ritmo dei loro canti. Un tizio dall'altra parte della strada, un certo Eric Gallo, lì apostrofò <<Hei ragazzi! Andateci piano coi piedi! A proposito non è che verreste a farvi un giro dalle parti del mio ufficio? Ho un paio di microfoni e se ci cantate dentro magari mettiamo tutto su un disco>>. In studio cantarono forte. Batterono forte i piedi. Ma non succedeva granchè. Finchè lui, Solomon, compì un miracolo, proprio quando stavano per uscire dalla saletta dove stavano stipati da ore, tirò un respiro e intonò quindici note. Shhh...silenzio. <<La chiamo Mbube. Mbube è leone. Ci spavento il leone che caccia le mie mandrie>>
Mbube.
e suonava così: "in the jungle the mighty jungle the lion sleeps tonite"
Bello. Presero due spiccioli, vendettero qualche copia e in città divennero famosi. Durò qualche tempo. Ma chissà dove era Solomon quando Pete tirò fuori Mbube dal pacchetto di dischi arrivati dall'africa, nello studio del suo amico Alain. Pete aveva un banjo con su scritto "Questo arnese distrugge l'odio ma mi rende povero". Il suo amico era più squattrinato di lui ma suo padre reclutava artisti e ci faceva qualche spicciolo. Pete misu su il disco e disse: <<Questa la canto anche io>>>. E la cantò con certi suoi amici. I Weavers. La cantarono per mesi riempendoci un localino di New York. La chiamavano Wimbahoe. E la chiamarono così per un anno, sempre nello stesso locale. Duecento dollari la settimana e hamburger gratis. Gratis come quando registrarono il disco. Poi, dopo il successo delle prime settimane, qualcuno iniziò a dire che quei bianchi che si fingevano negri erano l'immagine del comunismo. Mah! Quindi i Weavers tornarono in povertà e il Leone tornò nella polvere. Dov'era Solomon? Bho! Dov'era nel 1952, qundo Jimmy Dorsey ne fece un successo Jazz? Dov'era quando i Kingstone Trio ci mangiarono per 178 settimane? Dov'era quando nel 1961 i Tokens schioccavano le dita inneggiando al Leone, che pareva essere stato definito "Un canto popolare storico che arriva da qualche parte, chissà da dove"? Registrandola, George Weiss, pensò che non fosse niente di che. Valeva un lato b. Ecco. Non di più. E per sbaglio un giorno Dick Smith, un dj del Massachusetts, mise del nuovo singolo dei Tokens proprio il lato b. Per sbaglio. Fu allora che Brian Wilson, inchiodò con la macchina, mentre ascoltava la radio e disse <<Oh Mio Dioooo!!!>>. E dopo di lui lo disse Carol King. E poi tanti, tanti, tanti altri. Che mangiarono e risero negli anni, mai chiedendosi che ne era stato di Solomon. Centosessanta versioni. Tre film. settimo posto nella classifica dei brani più amati di sempre. Quinidici milioni di dollari in diritti d'autore. E pensare che Pete, il tizio del banjo che l'aveva portata in America, aveva detto che non voleva una lira e che avrebbe fatto del tutto perchè i diritti andassero a Mr Solomon Linda. Magari non ce la fece, però, visto che Solomon era morto così povero che sua moglie non aveva neppure potuto permettersi una lapide per la sua tomba. E nel 1991 sua figlia non se la passava tanto bene, quando ricevette una telefonata dalla sua banca.
<<Miss Linda... Salve, la informiamo che il suo conto è appena stato incrementato di diecimila dollari per un saldo proveninete dall'America>>
<<Oh Cielo! E per cosa?>>
<<Diritti d'autore signora! Gli stessi che ha ricevuto in tutti questi anni, naturalmente>>
Controllare un conto in banca dimenticato può essere una buona idea di tanto in tanto. Miss Linda pianse a nome di suo padre.
Detto ciò fra tutti i personaggi di questa storia chi avresti voluto esser tu? Pensaci ma sii onesto. E non vale rispondere cose tipo il proprietario della Ferrero.
lista dei candidati (in ordine sparso):
Eric Gallo, scopritore di talenti zulu
Solomon il genio (e quindi povero, morto e inappagato. Ma sempre genio)
Uno dei fratelli canterini di Solomon che qualche spicciolo pur lo fece
Pete Seegers, il cantante col banjo benefattore (l'aggettivo è riferito a lui, non al banjo)
Alan Lomax, l'amico di Pete col padre discografico (il che gli consentiva di avere casa
piena di 78 giri polverosi e potenzialmente vincenti)
I Weavers, gruppo di Pete che mangiarono a scrocco Hamburger per due anni.
Jimmy Dorsey il jazzista, che non c'entra molto con la storia ma sapeva fare il jazz. Pure co' un canto zulu ci sapeva fare il jazz.
I Tokens ( che beneficiarono della crezione di Solomon, arrivando al vero grande obiettivo dello showbiz: il successo.)
Il dj che mise per sbaglio il lato b del singolo Tina dei Tokens. ( O per intuito, secondo me)
George Weiss, discografico e produttore dei Tokens.
La moglie di Solomon
La figlia di Solomon (che si ritrovò qualche dollaro in diritti d'autore proprio quando non l'avrebbe creduto mai)
Walt Disney
Il re leone
Il leone
Brian Wilson dei Beach Boys (indipendentemente da questa storia)
Michael Stipe dei R.E.M
Il bagnino del Mecs Village che con un balletto improvvisato su questa canzone qui ha fatto ridere tutta la spiaggia e tanti tanti bambini per un'estate intera (P.S. cercasi disperatamente filmati su Christian che balla questa sul bancone degli aperitivi. So che ne sono stati fatti parecchi.Grazie)
No longer available

Io sono una che tende a preoccuparsi. E in questo sono democratica, cioè mi preoccupo un po' per ogni cosa. Non ho bisogno di ascoltare le previsioni catastrofiste sul futuro del nostro pianeta per disperarmi, così come non temevo i commenti dei colleghi d'università sulla difficoltà enorme dell'esame che stavo per sostenere. Tanto mi sarei preoccupata comunque.
Per esempio stanotte ho fatto un brutto sogno, una cosa tipo fine del mondo, disgelo dei ghiacciai e impatto fragoroso di un'asteroide grande come la luna sul suolo terrestre. Ero quindi già abbastanza preoccupata di per me prima di accendere la tv e assistere al triste reality show che ogni giorno, oggi nel momento clou, ci offrono dal Parlamento. Mi sa che cade il governo, cosa che a dirla così pare una di quelle filastrocche che ci insegnavano a scuola. E dunque, per l'ennesima volta trova conferma la mia teoria: una situazione stabile, la presenza di qualcosa,la possibilità che qualcosa sia in un certo modo, trova ragione di sè solo nella precarietà. Destino amaro. Proprio per questo, a fronte della crisi d'ansia per la rinnovata scoperta dell'inutilità dell'esistenza, dove nulla è per sempre, m'è venuta una grandissima voglia di Big Babol. Quasi ricercassi la prova che non è vero, che non tutto a un certo punto smette di esistere. E lì è arrivata la mazzata. le Big Babol ora esistono solo in tre miseri e inutili gusti, però se vuoi, le trovi anche nel pacchetto cartonato con tanto di xilitolo aggiunto.
Questo il mio "j'accuse" in due punti.
Punto 1. Le Big Babol non pssono essere allo Xilitolo, perchè non può esistere nulla che faccia bene dentro una Big Babol. La Big Babol deve fare male ai denti, alla pancia e alla cellulite.
Punto2. Capisco togliere i gusti tipo limone , che tanto non piaceva a nessuno, ma non mi puoi eliminare per sempre quelle storiche, alla pesca, col pacchetto verde! Se poi hai deciso di togliere quelle all'uva allora è perchè non hai capito che erano quelle che piacevano di più in assoluto.
Consapevole del fatto che nessuno avrebbe mai ascoltato questo mio accorato appello, ho concetrato l'attenzione su altro e afferrato la busta di Pan di Stelle. Mi sono sentita subito meglio, pensando che mai nessuno al mondo penserà che i Pan di Stelle non debbano esistere più, anche se oggi li fanno "con ancora più stelle" e questo cambiamento non m'ha sconfinferato.
Pe reagire sono andata su e-bay e mi sono iscritta ad un'asta per comprare un mangiadischi Penny. Eccolo:
Speriamo che vinco. Costa 40 euro, perchè è una cosa che non si trova più. Forse le cose smettono di esistere perchè così poi le paghi tre volte tanto.
La situazione è precipitata quando ho avuto l'idea brillante di aprire il giornale e leggere un'intervista a David Lynch, in cui lo stesso, afferma una volta per tutte che "Twin Peaks" è morto. Dimenticatelo, fate finta che non sia mai esitito. Non ci metterà mai più le mani. Mai scopriremo il senso dell'uomo col braccio solo, della signora col ciocco...mai. Mi ha tolto persino la speranza. Io Twin Peaks l'avrei fatto durare per sempre. Avrei messo sempre più segreti, poi risposte, poi segreti poi risposte. Pecchè?Pecchèè no? Pecchèèèèè...
Io lo so che l'eternità è un concetto che non ci appartiene, mica sono scema, dico solo che alcune cose non dovrebbero smettere di esistere prima che non sia stata completamente assorbita la loro necessità di essere. Per decisione democratica, certo, ma liberandoci da quelli che si astengono perchè so' furbi, politically correct e non c'hanno manco le palle per dire se una cosa deve durare o no. Però poi si pemettono di gioire se gli altri si sono esposti pure per loro. Io se si votasse per le Big Babol mi sentirei in dovere di far sapere che quelle alla pesca col pacchetto verde erano un'istituzione.
E delle istituzioni bisogna avere rispetto.
"E' stupido non sperare. E credo che sia peccato."
(E. Hemingway - Il vecchio e il mare)
Però... non sono un buon pescatore, io.

Lo so, è inutile. Da bambina papà mi portava a pesca con lui, e finiva sempre che combinavo qualche guaio pur di far succedere qualcosa. La volta in cui mi divertii di più fu quella in cui lui e nonno caddero in acqua dopo che l'amo gli si era impigliato nei pantaloni mentre lanciava. A vent'anni avevo un fidanzato che mi insegnava come pescare. La prima volta che mi portò a pesca con lui mi fece vedere come mettere l'esca all'amo e io vomitai. Superato l'empasse della foratura del verme, gli chiesi: <<E ora che si fa?>> Lui lanciò, posò la canna in terra e poi disse <<E ora aspettiamo>>. Aspettiamo? E che significa? Sarebbe questo quello che fanno i pescatori? << E pure in silenzio, sennò spaventi i pesci>>. Tutta questa storia della pesca non mi piace per niente. Non capisco perchè sottoporsi a una tale tortura. Io passerei le ore a chiedermi se mai il pesce abboccherà. Se sarà bello grosso. Se riuscirò a tirarlo su. E se non abboccasse? Se tornassi a casa a mani vuote? Se addiritttura non ci fosse qui neanche l'ombra di un aringa per cui sperare? Magari sto perdendo tempo. Magari mi sto iludendo. Magari sto qui, aspetto aspetto e poi, proprio quando sta per succedere mi addormento e addio pesce! E poi se non è un pesce gigante , io non lo voglio. Che per due triglie me ne stavo a casa mia e facevo qualcosa invece di sprecare tempo qui ferma immobile, in balia del destino. Ho pensato a tutto questa stamattina, aprendo uno dei miei vecchi diari. A diciotto anni, oltre a idiozie giustificabili, scrissi: le cose importanti cambiano lentamente. Come dire: se vuoi pescare un pesce grosso devi saper aspettare. Incredibile. A diciotto anni ero più intelligente di ora. Sono in piena fase regressiva. Adesso mi pare una cretinata quell'affermazione. Perchè nel frattempo, durante la metamorfosi della crisalide, muoio d'angoscia. Dunque credo negli sconvolgimenti subitanei. Nella mattanza dei tonni. Nella pesca al salmone dell'orso che s'affanna tra le correnti del fiume. Nel movimento. Oggi è la giornata mondiale della lentezza. Se dormo venti ore magari passa prima. Ecco. Il letargo. Quello sì che potrebbe essere un'ottima soluzione.
Accetto consigli da pescatori di comprovata abilità.
O da orsi cazzuti che non sbagliano una zampata.
Vorrei imparare dal vento a respirare,
dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire.
Un aereo passa veloce e io mi fermo a pensare
a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi
per giorni, mesi, anni
in cui ti senti come uno che si è perso
tra obbiettivi ogni volta più grandi.
Succede perché, in un instante tutto il resto diventa invisibile,
privo di senso e irraggiungibile per me,
succede perché fingo che va sempre tutto bene
ma non lo penso in fondo.
Torneremo ad avere più tempo,
e a camminare per le strade che abbiamo scelto,
che a volte fanno male,
per avere la pazienza delle onde di andare e venire,
e non riesci a capire .
Succede perché,
in un instante tutto il resto diventa invisibile,
privo di senso e irraggiungibile per me,
succede anche se il vento porta tutto via con se, vivendo e
ricominciare a fluire
ricominciare a fluire
ricominciare a fluire
ricominciare a fluire
Mi controlli che non passi la prof. per favore?

Eddài, su, che poi te lo passo. Ma a chi parlo? Ohssignore, sarà che è un po' di tempo che non mi capita di fare un esame... che mi invento pure il compagno di sventure! Certo però potevano pure avvertire prima. E quando mai! M'hanno chiamato qualche settimana fa dall';Ufficio Destini" dicendomi che la mia pratica, marca da bollo a parte, poteva essere approvata solo a fronte del superamento di un test. Io non gli avevo dato peso lì per lì. Credevo fosse una scusa per giustificare l'inefficienza burocratica. E quando è arrivato "L'uomo del Destino" in questione, non avrei mai pensato che davvero fosse stato mandato dall'Ufficio Destini in risposta alla mia richiesta. Figuriamoci se potevo pensare che dopo un mesetto mi toccava sostenere un'esame per verificare se meritavo l'assegnazione definitiva. Non mi arriva l'altro ieri una convocazione?C'era scritto: Signorina Venditti, pregasi presentare mercoledì 14 febbraio per sostenere la prima prova scritta per il conseguimento dell'A.D.T.A. (Asseganzione Destino Tanto Atteso). Non m'hanno detto neanche su quali testi mi dovevo preparare, sapevo solo che la prima prova aveva come argomento "L'uomo del destino" e che sarebbero state domande a risposta chiusa e aperta. Io un po' di fogliettini da mettere nel reggiseno, me li so' preparati. Ho preso appunti da films, canzoni, libri... Pensa che ho scopiazzato persino da testi come "Impara a farti una famiglia" e "Scegli il nome del tuo bambino". Però queste domande qui secondo me sono a trabochetto. Senti qua, eh?
Il tuo uomo del destino è molto geloso e non ha piacere che tu dorma con i tuoi amici maschi nè che ti vada a ubriacare con loro come hai fatto fino a ieri. Che gli rispondi?
a- hai ragione, devo avere rispetto di te.
b - ma quelli sono solo i miei amici. Io per loro sono come un maschio.
c- che significa la parola "gelosia"?
d - Ahahaha! Che ridere...
Io ho messo d. Ma andava bene pure c e pure b. Ecco vedi? C'è la trappola so' sicura. Senti questa:
Il tuo uomo del destino va a dormire con le sue amiche femmine. Che gli dici tu?
a- ok. hai ragione. Come io ho amici maschi è giusto che anche tu ti comporti allo stesso modo con le tue amiche
b- mi sa che mi incazzo
c- ok vengo pure io
d- Ah. Forse ho capito che significa la parola "gelosia"
Ho messo a. Ma so' bugiarda. Quindi ora cancello e metto b. A parte queste prime però, che come nel quiz con Jerry Scotti, sono le più facili, adesso sto intrippata con domande spinose del tipo:
Come avrai potuto tu stessa constatare, l'Ufficio Destini si avvale della legge del Contrappasso, per questo l'Uomo del Destino assegnatoti, avendolo tu richiesto esplicitamente con una capigliatura a mo' di angelo boccoluto tipo Riccardo Scamarcio, non ha neanche un capello, uno. Nemmeno l'ombra. Quali sono i tuoi propositi in merito a questo argomento.
a- penso di ovviare al problema con un tupè.
b- inizierò a sperare che Riccardo Scamarcio decida di diventare calvo o sia colpito da alopecia repentina
c - Brad, Brad... dov'è il mio Brad?
d - Amo il mio uomo e mi piace lui, capelli o non capelli... Sigh... Sob... sniff, sniff... Buaaaaaaaa
Ho paura a rispondere chè qua se perdo punti finisce male. Vado avanti...
L'uomo del destino è calvo, alto un metro e novanta per novanta e più chili, c'ha le braccia completamente tatuate dalla spalla al gomito (entrambe) e fa il dj di musica Techno. Presentalo a tuo padre...
a - Ma stai scherzando vero?
b - Eviterò di farli incontrare nei mesi tra maggio e ottobre, quando la temperatura non richiede la mostra di parti del corpo quali ad esempio le braccia.
c - Ciao papà lui è il mio fidanzato, non il mio bodyguard. Ma avrà lo stesso cura di me.
d - Amore non ti arrabbiare... che sto a scherzà, e se mi scrivi un commento sotto 'sto post abbi pietà di me.
Secondo me io st'esame non lo passo. E non mi servono a niente neanche i fogliettti faticosamente compilati sulla base di tutti i romanzi di Paulo Coelho, che si sa, sull'amore karmico di anime destinate all'incontro e trovatesi seguendo i segnali lungo la propria leggenda personale, sa tutto. Proviamo con questa:
Tu e l'Uomo del destino decidete di iniziare una vita insieme e siete entrambi motivati a non rinunciare mai alla felicità di entrambi. Quindi:
a - Vi organizzate per una vita serena. Trovate un lavoro stabile entrambi e iniziate a progettare come metter su famiglia. Tu soprattutto. E levati dalla testa tutte le storie tipo scrittrice, attrice, barista, dj e domatrice di rinoceronti.
b - Vi organizzate per una vita felice. Per questo tu accetti il lavoro dei tuoi sogni in un'altra città, mentre lui forse va in tournèè in Europa, sempre che riesca a prendere le ferie da un lavoro "normale" che però non è il "suo". Sapendo che forse tra qualche mese, dopo aver raggiunto ognuno i suoi obiettivi, venderete ciò che avete (cioè niente) e andrete ad aprire un locale a Playa del Carmen. Dimostrando in tutto questo grande maturità.
c - Andate a fare l'aperitivo con gli amici stasera.
d - Hai deciso di rinchiuderti in un baule per evitare ogni problema.
E vabbè, mi bocceranno, ma io metto b, chè è l'unica cosa di cui sono certa tra tutte queste. L'ultima e poi consegno:
Scrivi una piccola frase per dimostrare quante, di tutte le cose che avevi asserito finora sui rapporti tra giovane donna (tu) e giovane uomo del destino plausibile, sono state confermate.
la tua frase..................................................................
Signor Presidente, la posso dire ad alta voce? Mica per altro, è una frase importante, che oltre a rispondere a questa domanda, chiarisce anche il motivo per cui lei mi dovrebbe far promuovere. Posso? Bene, la mia frase è:

<<Mi appello alla clemenza di questa commissione>>.
p.s. e pure a quella del mio futuro marito che secondo me stasera, se legge prima qui, col cavolo che mi viene a prendere alle dieci.
Apri gli occhi Ba'

Non che adesso sia difficile capire, visto che la realtà percepita prima dello schianto è una cosa, la conta delle ossa rotte dopo l'impatto è un'altra. Cioè, meno utile, ma certamente non interpretabile. Per anni abbiamo lavorato. Non solo io, ma tanti come me. Tutti quelli che stavano dall'altra parte della linea che divide chi chiede lavoro da chi lo da. Vicini, parenti, amici, tutti macinati da un sistema di cui io testardamente, da sempre non ammettevo l'esistenza.Parlerò per me, però so che questo post è per tanti. Davvero tanti. Quando ero ragazzina mio papà mi insegnava cose era la lotta di classe e io gli ridevo in faccia dicendogli che per noi, la generazione della parificazione dei diritti e dei doveri, sarebbe stato diverso. Quando ero ragazza i miei diversi e sempre saltuari (mai in regola) datori di lavoro mi sorridevano e mi allargavano le "braccia del loro cuore", facendomi entrare, quasi sempre all'interno di grandi "famiglie di lavoro", dove ognuno dei dipendenti (Macchè dipendenti! Non si usa quella parola! Piuttosto amici! No?) ricopriva un ruolo importante, mai indispensabile, ma importante. Dove fosse importante la serenità durante lo svolgimento delle mansioni più diverse. Per molti anni. Da donna, dopo le "mansioni più diverse", vorrei dire:
<<Ehi, grazie per avermi data la possibilità di imparare tutte queste cose. Grazie, grazie, grazie. Ehmm... sono trentamila euro. Sì, c'è lo sconto perchè eravamo tutti una grande famiglia di lavoro.Grazie.>>
Ma dei soldi che m'importa? Di tutti quelli che ho fatto guadagnare e che nelle mie tasche non ci sono mai stati? Mi chiedo solo da tempo se tutti quelli che mi avevano "allargato le braccia del loro cuore", se lo sono mai chiesti che fine avevo fatto io. Se lo sanno che da casa mia me ne sono dovuta andare perchè alla fine ho dovuto scegliere tra pagare l'affitto e inseguire i miei sogni. E i soldi per quei sogni lì non ce li avevo più. Neanche quelli che avrei dovuto avere. Neanche la metà di quelli. Gli stessi sogni, di cui per tutti questi anni, tutti i miei datori di lavoro hanno beneficiato. La passione è merce buona, soprattutto se rendo il triplo di quello che vien pagata. Alla fine, in fondo, quei soldi non sono importanti.. mah! li avrei spesi e non li avrei comunque più. Avrei invece tanto voluto tenermi la stima, 'chè quella non si compra al mercato. La stima nei confronti di molte persone che oggi, a volte, mi fungono da esempio e da specchio. E mi fanno chiedere: ma io nella loro condizione di "responsabili del proprio patrimonio e del prorpio investimento" mi sarei comportata allo stesso modo? Io dico di no, ma le prove non ce le ho.
A seguito di queste riflessioni, la mia preghiera a Santa Barbara diventa:
<<Quando e se potrò mai farlo,aiutami ad aiutare chi ha talento. Ma senza sfruttarne i sogni. Fa che mai perdano la stima di me. Che se siano amici restino tali. Che io sia giusta. Perchè solo giustezza merita giustezza. E se non sarà così che io possa pentirmene >>.
Comunque, alla fine di tutto, mio padre c'aveva ragione.
Libero spazio, naturalmente, alle repliche di chi sta dall'altra parte: imprenditori, direttori, dirigenti, "padroni" e quant'altro.
Dalla sindrome da sceneggiatori non si guarisce mai.

Anzi, solitamente con gli anni peggiora. Forse potrà salvarmi soltanto la senilità avanzata o magari qualcosa di apocalittico che mi tenga occupata la mente 24 ore al giorno, tipo tre o quattro figli gemelli. Non è poi così dannosa. Certo l'effetto sorpresa non è una cosa che mi ha mai riguardato, dal momento che nell'organizzarmi per tempo per tutti i momenti importanti che riesco a prevedere, mi godo sempre una seconda o terza visione del film da me scritto diretto e interpretato. Per gli altri sono sempre prime ed esclusive, invece, e finisce sempre che mi chedono "Ma quando l'hai pensata questa cosa?". Così io fingo di aver avuto l'idea illuminante dell'ultimo momento, mentre già da anni magari avevo studiato ogni cosa con estrema precisione. Non lo faccio mica apposta. I film mi vengono così...sotto la doccia, prima di dormire, mentre faccio spinning, mentre mangio, in bagno...ovunque. Non mi interessa la sostanza, quella viene come viene al momento, è il particolare che conta. Per esempio so che il giorno del mio matrimonio mi sveglierò ad una certa ora, in una certa casa, con una certa canzone e fino a qui tutto normale. MI soffermo invece sulla scena madre: entro al braccio di mio papà, chiesa gremita di amici e parenti (che ridono di sicuro), marcia nuziale, mio papà mi guida fino allo sventurato, lui mi alza il velo fa per salutarmi e io invece mi avvicino, con la manina coperta dal guanto bianco, per dirgli all'orecchio: "Lo sai che sotto il vestito da sposa non porto le mutandine?". Vivo per vedere la sua faccia da quel momento alla fine della giornata. Per esempio mi sono organizzata nel caso in cui mi capiti di vincere un Oscar scrivendo un discorso molto commovente, in cui parlo di come era difficile la vita quando facevo la barista per trenta euro a sera e di quando mettevo i dischi in spiaggia, anche se di anno in anno lo aggiorno perchè magari arriva qualche persona nuova da ringraziare. Quella del funerale (che porta sfiga dirlo?) è problematica, si sa , perchè si rischia di essere nelle mani di qualcuno che ha gusti diversi in fatto di scelte scenografiche. Io mi metterei la canzone di Bijork "It's oh so quiet", che è un po' isterica e mi somiglia e poi farei fare un discorso da qualcuno che farebbe ridere tutti, tipo da Pippo .Ora che ci penso potrei pure chiedergli di scriverlo subito così almeno lo sento pure io. No no, meglio di no. Del mio romanzo ho scritto la dedica da prima di iniziarlo... ehm...sei mesi prima di iniziarlo. MI piaceva l'idea di fare a qualcuno questo regalo, però non avevo un libro in testa. Così, visto che mi serviva di scriverlo per poterlo dedicare a qualcuno, l'ho scritto. Spero tanto che esca, perchè sennò mi si rovina la sorpresa. Il meglio di mè lo dò nelle scene in cui mi figuro i ritorni e gli incontri dopo anni di lontananza. Me ne sono vista uno in testa giovedì sera, mentre Fossati cantava "C'è Tempo", pensando che non avrei mai potuto rendere con le immagini l'emozione che riusciva a dare lui con quelle poche parole. Ma, conscia di essere irrispettosa nei confronti di quella meraviglia, la scena me la immaginavo più o meno così:
Partita in cerca di fortuna verso un posto lontano, in Messico.
Dopo qualche tempo avrei trovato un piccolo bar sulla spiaggia da prendere in gestione.
Una sera, al tramonto, mentre starò passando lo straccio sul banco vedrò un ombra sulla macchina del ghiaccio e senza alzare lo sguardo riconoscerò una figura.
Lui dirà:
<<Ehi dj, metti un disco, ‘chè come barista non convinci nessuno>>
e io dirò:
<<Ci dovrebbe essere un grembiule di là, è il tuo>>.
Lui entrerà, verserà due rum, me ne passerà uno e alzerà il bicchiere brindando al sole che scende.
Allora io dirò:
<<Ehi Ric, come sta Sam?>>
e lui:
<<Gli hanno sparato tempo fa. Casablanca non è più un posto tranquillo per me>> .
Gli tirerò lo straccio e lui inizierà a dare una pulita, mentre io andrò a mettere un disco. E sulle note di As time goes by lui mi chiederà:
<<Ma in Messico secondo te ci sono più zanzare o più coccodrilli?>>
e io risponderò:
<<Zanzare, purtroppo. Zanzare>>
Anzi, già che ci sto la canzone in questione la metto qua, che se non l'hai sentita mai capisci cosa intendo con "emozione". Ora per tornare al post precedente, la top five delle proposte da matrimonio, ispiratami da Rearwindow, che sto ancora preparando, pare attiri non solo la mia di attenzione. Eppure, nonostante sia una cosa davvero da pensare ben bene come la scena di un film, non me la sono immaginata mai. Strano. Forse perchè non mi riguarda, lì non devo fare mica niente io. Spero solo di beccare uno sceneggiatore e regista da film comico.
Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.
C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.
C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.
C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.
È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
per questo mare infinito di gente.
Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz'ora sono qui arruffato
dentro una sala d'aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.
C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.
C'è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l'istante in cui scocca l'unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.
Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.
Premessa al post di oggi

Henri Rousseau - Il sogno
Di norma sono molto più intelligente di quanto lo sia stanotte, ma, abbiate pazienza, ho avuto un paio di giorni difficili, e per questo ora mi concederò di essere meno "signora" e un po' più cretina del solito. Quindi stavolta non volerò alto, come faccio d'abitudine e (haimè!) darò soddisfazione a chi non aspettava altro. Cito testualmente dai commenti al mio ultimo:
"qualche anno fa ero cliente del Rosen quando ancora ci lavoravi tu...ti ho rivista qualche volta e non ho cambiato opinione...basta sognare basta far credere alla gente che tu sei l'amica degli uomini quando in realtà desideri solo cose e persone che non potrai mai avere...forse non ti sei resa conto che nel mondo di oggi bisogna anche accontentarsi di ciò che si ha...non ti inventar chimere non inseguire sogni inutili...torna coi piedi per terra."MISTER REAL
Preceduto da una domanda che immagino arrivasse dallo stesso autore del suddetto, in cui mi si chiedeva se avessi mai raggiunto qualche risultato.
Bene prima di tutto la risposta, poi una precisazione. Eccoti la risposta:
Sì molti. Grazie per l'interessamento
Questa invece la precisazione: non avrei mai risposto al tuo commento, che comunque fa anche tenerezza, visto che sottolinea persino un'ammirazione nei confronti di una natura votata al coraggio e alla ricerca, non avrei risposto se non avessi passato gli ultimi giorni con il morale un po' a terra dicendo a me stessa (e credimi capita spesso) le stesse cose che hai scritto tu. Dopo giorni in cui mi chiedo per quale motivo non m'arrendo, arriva il tuo commento e io, finalmente torno a sorridere, perchè a volte serve di sentirsi dire le cose dall'esterno per capire che sono sbagliate. La resa non mi avrà perchè testardamente continuo a credere in una cosa, che spetta solo a chi ne ha la stoffa: la felicità. Non biasimo la "serenità" altrui, nè il "possibilismo" di cui molti blaterano, neanche la mediocrità dell'accontento. Non biasimo nessuno io. Ma biasimerei me stessa se accanto alle parole "la mia vita" ci fosse qualunque altro aggettivo che non sia "FELICE". E se sogno "cose e persone impossibili" (sei una donna, evve'? E' per questo che ho molti amici maschi io.) forse è solo perchè magari non sono tanto impossibili, visto che le posso sognare.
Un saluto affettuoso da chi magari t'ha strappato un sorriso mentre lavorava.
E ora il post di oggi
E' nata Elena!

Cara Elena,
intanto lascia che ti dica che ho compreso benissimo il tuo disappunto per la poca sensibilità dimostrata da tutti nello sbandierare ai quattro venti il tuo peso, dicendo, oltretutto che è piuttosto elevato. D'altra parte forse era giusto che tu sapessi subito che co' sta storia del peso bisogna farci i conti un po' tutta la vita. La prima volta che ho visto la tua mamma era piccola come te ma non me la ricordo, perchè ero piccola pure io, però posso dirti che oggi, nonostante lei sia bella da trent'anni, era la donna più bella del mondo. Non ti offendere sai... che tu eri la seconda. E il tuo papà con te in braccio, che ti guardava in quel modo, mi ha fatto emozionare come niente ha potuto mai. Mi sono emozionata anche più di quella volta che... ehm, va be' magari te lo dico tra qualche anno. Comunque, è bene che tu sappia subito che io sono la zia da non frequentare dopo i quindici anni. Almeno diranno così. Ma hanno ragione perchè quando farai sega a scuola io non lo dirò a nessuno. E per questo ti do' adesso qualche consiglio da brava zia, che quelli da zia scapestrata te li darò per tutta la vita:
1- Non chiedere mai a me opinioni sul tuo futuro professionale. Anche perchè quando dovrai scegliere la tua strada io starò ancora "facendo il whiskey distillando fiori" ( citazione musicale ,attenta!)
2- Non chiedere mai a me opinioni sui tuoi fidanzati. Anche perchè quando sarà l'ora per te di un fidanzato io avrò bisogno dei tuoi consigli per il mio.
3- Non chiedere mai a me che disco mandare su in una certa situazione. O almeno non farlo davanti a tutti, che sennò poi scoprono che è tutta colpa mia.
Detto questo passiamo a due tre cose basilari, che mi aiutano sempre quando mi chiedo se la vita mi piace. Arrivo sempre alla conclusione che la vita mi piace un sacco e so che pure tu l'amerai. Ma se capiterà qualche giorno in cui ti sembrerà un po' meno bella puoi utilizzare i miei trucchetti:
1- Fischietta una canzoncina divertente tipo la colonna sonora di Robin Hood di Disney
2- Cerca su You Tube la pubblicità del Cornetto Algida che fa "se quello che cerchi è un cuore d'amare, un piccolo cuore per farti sognare..."
3- Chiedi a tua mamma se ancora ha la videocassetta di "Un ragazzo e una ragazza" con Jerry Calà e Marina Suma. E guardalo.
4- Chiedi al tuo papà come faceva quando cantava "Eva ballava sul fuocooooo" coi pantaloni stretti e i capelli lunghi. (Però chiamami che vengo pure io a vedere lo show!!!)
5- Vieni a casa mia che ci facciamo un tè ai mirtilli e pure una fetta di torta (dietetica) al limone.
6- Dì una cosa incomprensibile a tuo zio Marco e quando lui ti risponde "Ehhhh?" tu digli... (cz) ... e va be', aho, scusa. Poi ridi e piglialo in giro.
7- Cerca sto blog, se ancora esisterà e poi vieni a prendere in giro me.
Ah una cosa importante... Se tra vent'anni stiamo a fare l'aperitivo insieme al Friends e passa il figlio di Riccardo Scamarcio, cerca di attaccare subito bottone, che non si sa mai entrasse poi pure il padre!!!
A Cinzia, Marco e Elena
Ehi tu ragazzo! Vieni qui...

Vai di fretta? No... lo vedo, sei come me tu. Come me, che vado di fretta solo quando già ho capito. Adesso, mentre aspetto il tram, seduta sul ciglio di questo viale, non ho mica fretta che passi. Ne' il tram nè il tempo. Perchè ancora non so bene dove voglio andare. Mi dai da fumare? ...Anche tu, eh? Avevo smesso pure io. Ricomincio adesso se ne giri una per me, che quelle nel pacchetto ormai se le possono permettere solo quelli col lavoro scritto in maiuscoletto in basso a sinistra della centesima busta paga. Sempre lo stesso. Sempre la stessa. Il lavoro e la paga dico. Le tue mani le sanno queste cose. Me lo dicono mentre mi ci fai una cicca. Quelle, le mani, non le scegli, lo sai? Puoi scegliere se sorridermi o no, se avere occhi tristi stasera e che espressione metterti in viso, che t-shirt indossare, quale donna ferire o salvare per come cammini, puoi scegliere il tuo passo e il colore della tua pelle, puoi cambiare quella bocca in una smorfia se vuoi che smetta di fissarti così, se farti coprire le rughe da un truccatore di dive del cinema, o svuotarti le guance non mangiando più biscotti alla nutella. Puoi scegliere come parlarmi e quanto dosare fascino e simpatia. Puoi battere i pugni sul petto come King Kong reclamando spazio e pretendendo attenzione. Tu puoi scegliere di te. Dei tuoi movimenti. Non delle tue mani. Loro, le mani, quel che sei , non quel che vuoi essere, lo dicono. E quel che ci tieni dentro ce lo tieni sempre allo stesso modo, qualunque cosa sia. Se hai mani che sanno tenere, terranno anche ciò che vuole fuggire via. Non ho detto tratterranno, ho detto terranno. Le mani che sanno tenere meritano l'invidia degli dèi. Sanno cosa è la pazienza, conoscono la forza e il coraggio. Anche quelle che hanno stretto forte la terra, scavando e chiudendosi a pugno, per far scivolare il dolore via. L'hai mai stretto tu il pavimento fra le mani? Quelle che l'hanno fatto hanno imparato la leggerezza dopo il dolore. E ora per questo sanno che se chiudi forte il pugno non resterà neanche un grammo di tutta la sabbia che hai riparato dal vento con fatica. Sanno che a muoversi così, fiere di tutto ciò che hanno conosciuto, ma umili nella consapevolezza di quanto ancora c'è da toccare, si può parlare ai cuori. E sanno che se giri un disco è un po' per te, un po' per loro e un po' per chi ascolta, ma che se non piacerà a loro, se il disco non piacerà alle tue mani, allora non sarà il disco di nessuno. Fammi accendere, va'.
On air: Snow Patrol